Fuoco e botte contro gli immigrati, il pogrom silenzioso che va avanti da mesi (e la politica dorme)

Torino e Roma non sono episodi isolati: gli atti di violenza contro i richiedenti asilo e le strutture che li ospitano va avanti da mesi. Ma l’unica voce che lo denuncia è quella del Pontefice. Tutto il resto è indifferenza.

Migranti Linkiesta
30 Ottobre Ott 2017 0750 30 ottobre 2017 30 Ottobre 2017 - 07:50

La differenza tra idea e azione è molto più sottile di quel che pensiamo. Lo diciamo caso mai siete tra quelli che sono inorriditi di fronte ai fotomontaggi di Anna Frank con la maglia della Roma. O a quelli che quest’estate si sono improvvisamente accorti che in Italia, oggi, se hai la pelle un po’ più scura può essere più difficile trovare lavoro come cameriere o vincere un concorso canoro.

Sorpresa: è molto peggio di quel che pensate. A raccontarcelo, solo un paio di notti fa, un clochard rumeno cui è stato dato fuoco a Torino e ai due migranti, un bengalese e un egiziano, pestati a sangue da una gang di under 20, in pieno centro a Roma. E se volete tornare indietro di qualche giorno, il centro di accoglienza per migranti di Bagnoli di Sopra, Padova andato a fuoco il 27 ottobre scorso, la notte prima della doppia aggressione.

E scorrendo a ritroso il calendario si scopre che non è il solo. Che a Guardamiglio, Lodi, c’è stato un doppio rogo tra il 30 settembre e il 9 ottobre che ha dato alle fiamme un’ex carrozzeria in cui la prefettura ha deciso saranno ospitati dodici ragazzi africani. Che lo scorso 8 ottobre, a Portogruaro, otto ragazzi hanno pestato tre ragazzi richiedenti asilo, di cui uno minorenne. Che lo stesso giorno a Bari una donna nigeriana di 27 anni sarebbe stata spinta giù dall’autobus, faccia sull’asfalto, da un sessantenne italiano, che le avrebbe urlato “tu non puoi stare qui”. Che lo scorso 30 luglio, a Sassari, è stata devastata una villa che doveva ospitare dei migranti. Che il 28 luglio, sempre in Sardegna, a Nuoro, è stato incendiato il furgone di un venditore ambulante senegalese. Che lo scorso 27 aprile, a Santo Stefano Belbo, Asti, un ragazzo del Gambia, richiedente asilo, è stato aggredito da tre persone e costretto a subire un’operazione all’occhio.

Silenzio da Renzi, in piena conferenza programmatica. Silenzio da Berlusconi, con la testa alle elezioni in Sicilia. Silenzio da Luigi Di Maio, evidentemente distratto dalla multa da 25 euro che ha fatto dimettere il braccio destro della sindaca di Torino Chiara Appendino. Silenzio da Matteo Salvini, e non poteva essere altrimenti. L‘unico che parla, che denuncia è Papa Francesco. Tutto il resto è indifferenza

Lasciamo voi giudicare se sia solo una raccolta di episodi di cronaca slegati tra loro. O se, invece, c’è una sottile linea rossa che li lega. Se siano figli del medesimo clima di palese e violenta ostilità verso gli stranieri in Italia, se la ricerca di Pew Research di un paio d’anni fa che raccontava l’Italia come il Paese più razzista d’Europa, il più intollerante coi rom e i musulmani, secondo solo ai polacchi per antisemitismo, stia in qualche modo trovando conferma dalle pagine alle strade.

Non ce ne vogliano i riduzionisti, se propendiamo per la seconda ipotesi. Se osserviamo increduli, ma fino a un certo punto, il silenzio della politica di fronte alle due aggressioni dello scorso weekend. Silenzio da Matteo Renzi, in piena conferenza programmatica. Silenzio da Silvio Berlusconi, con la testa alle elezioni in Sicilia. Silenzio da Luigi Di Maio, evidentemente distratto dalla multa da 25 euro che ha fatto dimettere il braccio destro della sindaca di Torino Chiara Appendino. Silenzio da Matteo Salvini, e non poteva essere altrimenti. L‘unico che parla, che denuncia è Papa Francesco.

Tutto il resto è indifferenza. Indifferenza distratta - e per questo complice - di chi non vede alcun interesse nel prendere le difese di un clochard o di un paio di straniere. È il silenzio di chi, probabilmente, preferisce discettare di persecuzioni razziali passate che dai piccoli pogrom di casa nostra. È il silenzio di chi - speriamo non troppi - è convinto che in qualche modo questi episodi di violenza siano l’altra faccia del buonismo di chi ha accolto senza limiti, e quindi in qualche modo giustificabili. Se questo è l’antipasto della campagna elettorale, a sua volta antipasto dell’agenda politica che verrà, si prospettano giorni cupi per chi sogna una società aperta, fondata sul rispetto, sull’empatia e sulla non violenza. Cupi cupi.

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