Quando i nobili per divertirsi creavano palazzi pieni di cibo (e ostacoli) per i poveri

Lo spettacolo del villano che scivola lungo gli alberi (unti) per tentare di prendere della frutta, o che fa a pugni per un po’ di formaggio era impagabile. Per questo venivano costruiti veri e propri palazzi da riempire di cibo da mettere a disposizione degli ultimi

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30 Ottobre Ott 2017 1055 30 ottobre 2017 30 Ottobre 2017 - 10:55

Un palazzo regale, finto e di dimensioni ridotte, riempito di tutte le delizie possibili: carni, pesci, dolci, paste e frutta a disposizione di tutti. Un sogno che si faceva realtà in ogni occasione importante. Ad esempio nel 1768, quando la principessa austriaca Maria Carolina sposò Ferdinando IV, re di Napoli. Nella festa – magnifica – che celebrò le nozze, non mancò lo spettacolo principale: una finta fortezza, di fronte al palazzo reale di Napoli, riempita e decorata di cibo, frutta e dolci. I poveri della città, a un cenno del re, entravano nel recinto e accaparravano tutto.

Non era facile: per prendere i pesci (vivi) dovevano inoltrarsi nei fossati, tuffarsi e bagnarsi. Per afferrare gli uccellini, legati ai rami per le loro zampette, si dovevano arrampicare lungo i tronchi, che però erano stati oliati ed erano scivolosissimi. Solo i più agili ci riuscivano: gli altri cascavano battendo il sedere a terra e suscitando le risate degli aristocratici, che li guardavano divertiti. Può esserci spettacolo più divertente del vedere dei poveri affannarsi in cerca di cibo in mezzo a trappole e ostacoli? Certo che no. E proprio per questo, come racconta Atlas Obscura in un articolo molto ben fatto, la simpatica tradizione della cuccagna era diffusa in tutte le corti italiane.

Tra piramidi da scalare e templi su cui arrampicarsi, il povero si faceva male e rischiava di morire, mentre il nobile lo derideva. Uno spasso. A Bologna, nel 1716, si tenne la festa del Maiale arrosto, in cui i contadini dovevano inseguire e uccidere con la lancia dei maiali, lasciati liberi per la città. Nei giardini c’erano gli alberi della cuccagna, unti e scivolosissimi. In tanti si sono feriti. Molti, in realtà, morivano anche. Carlo III di Napoli si vide costretto a istituire un fondo per le vedove della Cuccagna, i cui mariti erano morti per gli scontri proprio per accaparrarsi il cibo. Secondo il Marchese De Sade, che assisté a uno di questi spettacoli, si trattava di un evento barbaro e caotico. La vista degli animali uccisi e squartati, in particolare, turbava le nobildonne della corte (quella degli uomini, a quanto pare, meno).

Ma non mancava mai di far sognare. Nel 1747, per celebrare la nascita del figlio, Carlo VII di Napoli creò un edificio le cui balaustre e i passaggi erano fatti di formaggio. Intorno, c’erano mucche e capre a volontà e fontane da cui sgorgava il vino. Non mancavano gli alberi della cuccagna, stavolta in cima sventolavano abiti di altissima fattura. Era uno spettacolo, anche se crudele. E permetteva, in mezzo alle violenze, di nutrire i più poveri della città.

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