Ecco come Berlusconi e Salvini possono vincere le elezioni (sì, è possibile)

Lorenzo Pregliasco (YouTrend) spiega perché la vittoria del centrodestra alle prossime elezioni è il secondo scenario più probabile: «Occhio al Sud: è lì che Berlusconi ha realizzato le sue rimonte del 2006 e del 2013. Con questa legge, per vincere, basta meno del 40% dei consensi»

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Dettaglio della mappa in cui si simula il risultato elettorale più favorevole per il centrodestra: la vittoria di quasi tutti i collegi in bilico in Sicilia

Elaborazione grafica YouTrend

3 Novembre Nov 2017 1145 03 novembre 2017 3 Novembre 2017 - 11:45

«Mettiamola così: a oggi l’esito più probabile è che non ci sia una maggioranza in Parlamento e che si debba ricorrere a una qualche forma di grande coalizione. Il secondo esito più probabile, invece, è una vittoria del centrodestra». Difficile far sbilanciare Lorenzo Pregliasco, direttore e co-fondatore di You Trend, una delle realtà emergenti nel panorama delle analisi politiche e demoscopiche in Italia: perché c’è una campagna elettorale davanti, perché molta gente decide cosa votare (e se votare) a pochi giorni dalle elezioni, perché «siamo in una fase di transizione simile a quella del 1994, in cui l’elettorato è molto mobile e non si capisce davvero dove possa andare», e anche perché sul tema sta preparando un dossier ad hoc che sarà disponibile (a pagamento) tra qualche giorno, un dossier in aggiornamento in cui è spiegato nel dettaglio il funzionamento della legge, gli effetti sul sistema partitico e sulla composizione del prossimo Parlamento, evidenziando le zone di forza e di debolezza di ciascuna forza politica collegio per collegio. E poi, complicazione nella complicazione, bisogna ancora disegnare i 232 collegi uninominali della Camera dei Deputati e i 109 del Senato.

Perché è così importante il disegno dei collegi, Pregliasco?
Perché in astratto, in ogni legge elettorale a collegi uninominali, esiste la possibilità del gerrymandering. Ossia che l’inserimento di un comune in un collegio o in un altro possa favorire l’elezione di un candidato o di un altro.

Esiste in astratto o anche in concreto?
Anche in concreto. Intendiamoci: lo scenario è molto fluido e ad oggi non sappiamo come si distribuirà il consenso. Però siamo in possesso di proiezioni e sondaggi su base comunale, e abbiamo provato a testare il ridisegno di collegi in qualche realtà campione. In molte di queste realtà, lo spostamento di pochi comuni, anche di uno solo in alcuni caso, cambia l’esito dell’elezione.

Qualche esempio?
Partiamo dai collegi del Mattarellum, tanto per cominciare: a provincia di Torino, che ha nove collegi uninominali, quattro urbani e cinque nel resto della provincia. I Cinque Stelle, stando alle nostre proiezioni, finirebbero a guadagnare un collegio, o perderlo, se il comune di Villafranca Piemontese farà parte o meno del collegio di Pinerolo. Con Villafranca Piemonte, quel collegio oggi andrebbe ai Cinque Stelle. Senza, sarebbe favorito il centrodestra. Anche in Puglia, peraltro, accadono situazioni simili. Se scambiamo di collegio i comuni di Trani e Corato, i Cinque Stelle guadagnano un collegio. Esercizi sulla carta, certo, che ti dicono che però c’è una questione effettiva.

Domanda secca: quanto è permeabile dalla politica la commissione che dovrà disegnare i collegi?
Molto poco, crediamo. La commissione è indipendente per legge. È presieduta dal presidente dell’Istat e composta da dieci professori che insegnano demografia, geografia. Che a loro volta si basano sul lavoro di tecnici. È una commissione tecnica, come nel Regno Unito, e questa è una buona garanzia di terzietà. Negli Usa il processo invece è prettamente politico. In ogni caso, esattamente com’era accaduto col Mattarellum, arriviamo alle elezioni in una situazione di transizione tale che davvero non si capisce cosa potrebbe accadere.

«Con questa legge elettorale ciascuna delle forze politiche, anche prendendo meno del 40% dei voti, può ambire ad avere la maggioranza assoluta. E se dobbiamo dirla tutta, oggi il Movimento Cinque Stelle e il Pd sono attorno al 27%, mentre il centrodestra è attorno al 33%»

Lorenzo Pregliasco, YouTrend

Però voi delle idee ve le state facendo, o no? Come sono le tendenze, ora che sappiamo qual è la legge elettorale?
La macro-tendenza la conosciamo: l’Italia è spaccata in tre poli più o meno di pari valore, ognuno dei quali è forte in un pezzo d’Italia. Il centrodestra al Nord, il Partito Democratico al Centro, il Movimento Cinque Stelle al Sud.

Empasse, quindi…
Diciamo che le probabilità che si arrivi al giorno dello scrutinio senza nessuna maggioranza che esce dalle urne è molto alta, ma non è detto.

In che senso?
Che con questa legge elettorale ciascuna delle forze politiche, anche prendendo meno del 40% dei voti, può ambire ad avere la maggioranza assoluta. E se dobbiamo dirla tutta, oggi il Movimento Cinque Stelle e il Pd sono attorno al 27%, mentre il centrodestra è attorno al 33%. Diciamo che il secondo scenario più probabile, allo stato attuale, è la vittoria del centrodestra.

E come potrebbe accadere?
Abbiamo un dato nazionale che ci dice che in moltissimi collegi la differenza tra la prima e la seconda forza è inferiore ai cinque punti percentuali. Non ho il dato sottomano, ma, nostre simulazioni alla mano, il Sud è evidentemente la parte di Paese più volatile di tutte: nel Mezzogiorno ci risulta contendibile, cioè con meno di 5 punti fra uno schieramento e l'altro, circa la metà del collegi.

Tra chi?
Tra tutti, più o meno. Ma soprattutto tra Movimento Cinque Stelle e centrodestra. Non a caso, da qualche tempo, il Cinque Stelle attacca prevalentemente centrodestra, e Berlusconi attacca prevalentemente i Cinque Stelle. La partita al Sud, allo stato attuale, è questa. Ma il Mezzogiorno è variabile e volubile per definizione: anche il centro sinistra potrebbe tornare competitivo al Sud, se riuscisse a invertire l’inerzia.

Una exploit di Berlusconi al sud potrebbe essere un buon viatico pure per le larghe intese?
Sì, se il centrodestra non conquisterà la maggioranza, ma Berlusconi riuscirà comunque a far crescere il consenso di Forza Italia nel Mezzogiorno. In fondo è lì che Berlusconi ha realizzato le sue rimonte del 2006 e del 2013, quando è riuscito a vincere al Senato in Campania, Calabria e Puglia. È lì che lui è forte: sul voto mobile del Sud, soprattutto alle politiche. Bisognerà vedere se avrà la forza di ripetersi, anche questa volta.

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