Evitate Dan Brown e il suo stile Wikipedia, scoprite il tormentato Morgenstern

Il bastone e la carota: due libri alla settimana, uno raccomandato e uno sconsigliato. "Origin" di Dan Brown è un prontuario di qualunquismo da dare in pasto a lettori inesperti. Meglio riscoprire il poeta Christian Morgenstern con Luca Renzi.

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3 Novembre Nov 2017 0745 03 novembre 2017 3 Novembre 2017 - 07:45

Il bastone. Le divinità a cui è votato Dan Brown, noto strozzapapi, si chiamano Ignoranza e Frustrazione. Solo i frustrati leggono i romanzi di Dan Brown. Perché? Perché quando uno arriva a casa la sera, frollato nella frustrazione – non faccio la vita che vorrei, mi pagano troppo poco, non riesco neanche a chiavare, è sotto chiave pure l’arnese, sfrattato dall’erezione per colpa della frustrazione – non hai voglia del Doctor Faustus di Thomas Mann né del Faust di Goethe – due libri, appuntate, che vi spiegano molto, quasi tutto, sull’uomo, il mondo, il capitale, il demonio, dio, l’altra vita, l’oltre vita etc. Fieramente frustrato, il nostro eroe ha voglia di svagarsi. Che tradotto in letteratura significa: ha voglia di cazzate. La Frustrazione, d’altronde, è il genio del capitalismo. Sei frustrato e compri ciò che non sei, che non sarai, che non sai. Dan Brown, però, è devoto pure all’Ignoranza. Ha bisogno di lettori ignoranti. Anche quelli che consultano Wikipedia distrattamente, per lui sono eresiarchi, troppo colti, dei Voltaire. Per questo, se sfogliate Origin – leggerlo è francamente troppo, è un libro fatto per essere sfogliato, anzi, ‘guardato’ – vi accorgete di un vile giochetto. A capitoli ‘d’azione’ – macchinosi e logorroici, ma su questo dico dopo – si alternano capitoli con notizie da Touring per idioti, una guida per filologi del qualunquismo. Esempio. Il Palazzo Reale di Madrid “è la più grande residenza reale d’Europa e uno dei più sorprendenti esempi di fusione architettonica di classico e barocco, costruito sul sito di una fortezza moresca del IX secolo”, mentre il Ponte delle Catene, “uno dei ponti di Budapest, si estende per quasi quattrocento metri attraverso il Danubio. Simbolo del legame tra Oriente e Occidente, il ponte è considerato uno dei più belli del mondo”. Caso mai non lo ricordiate, Guernica, “un Picasso lungo quasi otto metri” racconta “l’orribile bombardamento di una piccola città basca durante la Guerra civile spagnola”. Dan Brown, con pacchiana ansia enciclopedica, vi spiega cos’è il test di Turing – “era una sfida proposta dal crittografo Alan Turing per verificare l’abilità di una macchina a comportarsi in maniera non distinguibile da quella di un essere umano” – cos’è il dark web – “resta un mistero per la stragrande maggioranza degli utenti della rete” – e chi è Copernico, “il padre del modello eliocentrico, la teoria secondo la quale i pianeti ruotano intorno al Sole”. Vedete? Dan Brown non vuole lettori, ma idioti. Se poi mettete insieme i teomaniaci della Chiesa palmariana, la Sagrada Família di Gaudí, l’ultimo versetto del più prepotente poema di William Blake, Vala o I Quattro Zoa, un pizzico di Gauguin e Nietzsche, “filosofo ateista tedesco dell’Ottocento” (mai letta didascalia più scema e sintetica), poi aggiungete il solito Robert Langdon, accompagnato questa volta dalla fiammante Ambra Vidal (ma il nome sembra quello di una marca di shampoo), “celebre bellezza spagnola” perfino intelligente e amata dal futuro re di Spagna (’azzo, neppure Cenerentola è così kitsch), il romanzo ad uso ed abuso di ignoranti e frustrati è fatto. La trama, di per sé, è stinta. Edmund Kirsch, già allievo di Langdon, ha una grande rivelazione da fare al mondo, che spazzerà via d’un botto le religioni. Ma viene ucciso. La rivelazione è che presto gli umani saranno sostituiti dalle macchine. Tranquilli, però, macchine e umani vivranno d’amore e d’accordo, perché il futuro ha l’oro in bocca. La bambineria di Dan Brown è più nociva di quella di chi crede davvero nella resurrezione dei corpi. Al suo cospetto, Philip K. Dick – che aveva già profetizzato tutto – è allo stesso tempo Platone, Aristotele, Kant e Tommaso d’Aquino. Ciò che m’importa, però, è la forma del libro in quanto opera d’arte. Beh, qui il discorso è facile. Dan Brown profetizza il predominio della scienza ma il suo libro – l’arte è scienza, gente, e uno scrive, dopo aver studiato, imponendo forme nuove alla letteratura – è scritto come chi, nell’era delle sonde spaziali che scoprono migliaia di pianeti, non ha ancora capito il meccanismo che muove il triciclo. Su una cosa, però, Dan Brown ha ragione. Le macchine si stanno evolvendo esponenzialmente, con rapidità rapace. L’uomo no. L’uomo sta implodendo. Sta regredendo. Regna nell’ignoranza. Le classifiche dei libri più venduti lo testimoniano. Per leggere Origin bisogna essere ignoranti. Dan Brown è lo scrittore tipo del nuovo tipo di lettore, l’Australopiteco del gusto. Occorre fondare un istituto di ricerca per studiarlo a dovere.

Dan Brown, Origin, Mondadori, 2017, pp.560, euro 25,00

La carota. “Io posseggo lo sguardo che tramuta”. Da quale abisso sgorga una frase come questa? Taumaturgia grammaticale. Christian Morgenstern, tedesco, classe 1871, è un poeta veggente, come direbbe Rimbaud. Allievo – ideale – di Friedrich Nietzsche, braccio dell’editore Bruno Cassirer, Morgenstern trasborda nel mondo tedesco la voce dei grandi scandinavi: Henrik Ibsen – che conosce, vagando per la Norvegia, nel 1898 – Knut Hamsun, August Strindberg, Bjornstjerne Bjornson (Premio Nobel per la letteratura nel 1903). Lui, che possiede lo sguardo che tramuta la melma in oro e l’incompreso in genio, scopre, prima di molti altri – e di tutti, oggi – il talento selvatico, eccitabile di Robert Walser. L’incontro che squassa la sua vita, comunque, accade a Berlino nel 1909. Rudolf Steiner in cattedra. Il fondatore dell’‘antroposofia’. Morgenstern trova in lui una fonte di ispirazione – Steiner ha scoperto il suo poeta, adatto a esplicare le tecniche musicopsichiche dell’euritmia (“Rudolf Steiner parlò dopo l’euritmia delle poesie di Christian Morgenstern, sottolineando come queste sarebbero state particolarmente adatte all’euritmia”). Morto troppo giovane – nel 1914 – Morgenstern è poeta e pensatore anomalo, ben noto nel mondo tedesco – sui ‘canti’ sono messi in musica da Paul Hindemith e Friedrich Gulda, tra gli altri. Da noi, è tradotto poco, pochissimo. A colmare la lacuna ci pensa un accademico sensibile, Luca Renzi (insegna all’Università di Urbino) coadiuvato da Emanuela Ferragamo, che per l’editore Campanotto ha curato l’edizione Christian Morgenstern. Aforismi e liriche nel segno dell’antroposofia di Rudolf Steiner (con un testo di Luca Cesari che spiega i rapporti tra Rudolf Steiner e l’estetica). La poesia, di impianto orfico, “per certi versi molto vicina a quella di poeti come Paul Celan, Georg Trakl o Georg Heym” (Renzi), è affascinante. Ma lo sono ancora di più i vertiginosi appunti tratti dal diario. Esempi. “Laggiù nelle profondità i popoli ancora si trucidano, il sangue fuma e dilaniando se stessi ciò che ancora è cieco dà l’assalto a se stesso. Perché faccio – tutto ciò? Non so. L’umanità è ancora un centauro, lo Spirito Santo ha trasformato la bestia solo a metà”; “Si potrebbe scrivere una biblioteca sulle auto-consolazioni di Dio”; “Nulla è sulla terra, bensì tutto in cielo e nell’eternità al contempo”; “Dio è la sua propria invenzione. Ciò che è inspiegabile a se stesso dice da bocca di uomo Dio a se stesso”. Pare uno abituato a impilare stornelli per placare i propri mostri, il compagno di banco di Franz Kafka. Poeta incontrollato, inconsolabile, sempre sugli abissi, Morgenstern è davvero una figura da romanzo. Basta che il romanzo non lo facciate scrivere a Dan Brown, criminologo del genio. Il libro di Morgenstern costa quanto Origin. Da uno imparate qualcosa, dall’altro siete appiedati nell’ignoranza.

Christian Morgenstern. Aforismi e liriche nel segno dell’antroposofia di Rudolf Steiner (a cura di Luca Renzi), Campanotto, 2017, pp.238, euro 25,00

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