Follia catalana, ormai è una gara a chi sbaglia di più

L’ottusa fermezza di Rajoy, gli azzardi ondivaghi di Puigdemont, l’inconsistenza europea: l’avvitamento della situazione catalana è figlia di una classe dirigente incapace e irresponsabile. Che ci sta portando, a passo di carica, verso un esito violento che sembrava quasi impossibile

Catalogna manifestanti_Linkiesta
3 Novembre Nov 2017 0810 03 novembre 2017 3 Novembre 2017 - 08:10

Tra qualche anno, quando sarà stata digerita dalla Storia, ci chiederemo quant'è cominciata a diventare davvero pericolosa questa vicenda catalana. Dall'arresto dell'ormai ex vicepresidente della Generalitat catalana Oriol Junqueras, accompagnato da sette ministri del suo esecutivo e dal mandato d'arresto per il presidente Carles Puigdemont? O prima, con la dichiarazione d'indipendenza catalana - incostituzionale, vale la pena di ricordarlo - del 27 ottobre? O prima ancora, con le violenze della Guardia Civil durante e prima del referendum del 1 ottobre? O ancora prima, con i fermi e le perquisizioni ordinate da Mariano Rajoy nei giorni ancora precedenti?

Ora non ha troppo senso chiederselo. Forse, invece, ha senso chiedersi quali errori verranno commessi di nuovo, da domani, dagli irresponsabili apprendisti stregoni di Madrid, Barcellona e Bruxelles, per avvelenare ulteriormente il clima, per portare questa storia verso l'unico esito che vorremmo evitare, quello della ribellione violenta e della repressione armata, di una nuova guerra civile spagnola. Una pazzia che fino a poche settimane fa sembrava impossibile o quasi. Verso cui oggi, tuttavia, sembra ci stiamo dirigendo a passo di carica.

Perché se una cosa è certa è che stanno sbagliando tutti. Sbaglia Madrid, Rajoy in testa, i tribunali con lui, a voler trattare una manifestazione democratica come un referendum, quand'anche illegale, come atto sovversivo e sedizioso, come una specie di golpe. Sbaglia Puigdemont, a sovreccitare le piazze catalane - «se Madrid vuole la violenza è una decisione sua», le sue parole di qualche giorno fa - per farsi schermo della propria condotta azzardata e ondivaga, la cui rappresentazione plastica è stata la fuga verso il Belgio, dopo la follia della dichiarazione d'indipendenza unilaterale.

Sbaglia Madrid a voler trattare una manifestazione democratica come un referendum, quand'anche illegale, come atto sovversivo e sedizioso, come una specie di golpe. Sbaglia Puigdemont, a sovreccitare le piazze catalane. Sbaglia pure l'Unione Europea a sostenere silenziosamente il governo spagnolo in questa sua ottusa spirale repressiva

Sbaglia pure l'Unione Europea a sostenere silenziosamente il governo spagnolo in questa sua ottusa spirale repressiva. Sbaglia perché avrebbe tutto da guadagnare dal mettersi in mezzo a mediare tra due parti che sino a ieri hanno sfilato entrambe agitando la bandiera con le dodici stelle. Perché sbrogliando pacificamente la matassa dimostrerebbe di avere un ruolo politico come forza aggregante, nel contesto del declino degli Stati nazionali e dell'emergere delle istanze regionaliste. Perché è nella rottura dello status quo e nella gestione pacifica della grande crisi degli Stati nazionali che l'Unione Europea trova il senso profondo della sua esistenza, come ha spiegato perfettamente Michele Boldrin qualche giorno fa, proprio su Linkiesta: siamo tedeschi o francesi, spagnoli o catalani, ma siamo comunque tutti europei.

Sbagliano, perché al primo colpo di pistola, al primo morto sul selciato, sarà impossibile tornare indietro, a ripercorrere a ritroso gli errori, a chiedersi chi ha sbagliato per primo. Sbagliano, perché lo sanno benssimo, ma non sono più capaci di fermarsi.

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