Niente Kitsch, niente Trash: liberiamo l’arte dalle grinfie del brutto

Nasce a Milano Grand Art, la fiera dedicata all’arte moderna e contemporanea che si svolgerà dal 9 al 12 novembre. Pittura e la scultura che si inseriscono nel panorama della grande tradizione artistica italiana

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6 Novembre Nov 2017 1050 06 novembre 2017 6 Novembre 2017 - 10:50

“Sono sempre più convinto che solo un sano e giusto equilibrio tra l'esecuzione tecnica e l'idea formi la vera opera d'Arte. E' inutile dire il contrario... la linea, la fusione, il mistero dell'impasto, il chiaroscuro ecco quello che fa parlare le cose nel quadro. Ecco l’idea eterna. Il soggetto viene poi”. Così scriveva in un suo taccuino Umberto Boccioni. Non dunque un pittore pompier e passatista, ma uno dei più acuti interpreti della prima e rutilante avanguardia, il Futurismo. Perché anche tra gli avanguardisti storici “l’esecuzione tecnica” era tenuta in gran considerazione, prima che il concettuale cambiasse le carte in tavola, facendo credere che per fare arte basta l’idea o ancor peggio un manufatto preso a caso (vedi Duchamp e il suo water che ha compiuto quest’anno il secolo); e così imponendo, da cento anni a questa parte, una super ideologia dell’art system che ha fatto proseliti tra i mercanti, le gallerie, le fiere, i collezionisti cool, ma non tra la gente normale che vagola nei luoghi deputati al contemporaneo con il retropensiero “lo avrei potuto fare anche io”.

Ecco dunque perché può servire una nuova fiera dell’arte moderna e contemporanea totalmente dedicata a quegli artisti e a quelle gallerie che operano nel vasto perimetro della pittura, della scultura e delle arti applicate e che mantengono uno stretto legame con le tecniche artistiche e con la poetica dei materiali. Cioè dedicata a quelli che ancora faticosamente fanno arte-arte e non semplice “sgunz”, come chioserebbe Angelo Crespi che ha coniato questo termine nel saggio “Ars Attack” (Johan&Levi) e che per la fiera GrandArt ha svolto il ruolo di coordinatore del comitato scientifico. “Se a livello internazionale la pittura non si è mai eclissata – spiega Crespi - in Italia i pittori, soprattutto i pittori della figurazione, hanno patito un pregiudizio ideologico che spesso li ha costretti ai margini, escludendoli dal mercato, dalle istituzioni più importanti, dalle fiere più chic. Un pregiudizio insensato poiché l’arte dovrebbe essere il territorio della libertà e non dell’ideologia”.

Ciò nonostante artisti di valore hanno continuato e continuano a dipingere, a scolpire, a ricercare, fuori dalle facili mode, lontano dagli isterismi e dalle provocazioni di tanta arte contemporanea, con un approccio che potremmo definire etico, prima ancora che estetico. E questo accade anche a Milano, anzi soprattutto a Milano che nel Novecento è stata la capitale dell’arte italiana prima con il Futurismo, poi con le seconde avanguardie come lo Spazialismo, ed infine è stata la culla giusto venti anni fa anche dell’Officina milanese che è l’ultimo importante movimento dedicato alla figurazione e i cui fondatori (Petrus, Pignatelli, Frangi e Velasco) sono oggi tra i massimi esponenti della loro generazione . “Al di là delle motivazioni culturali – aggiunge Crespi - credo che ci sia un segmento di mercato da presidiare, quello dell’arte bella, che necessitava di una fiera, soprattutto in una città a vocazione internazionale come Milano dopo che, per esempio, la fiera di Bologna si è spostata sul contemporaneo più hard; certo a Milano già funziona e bene il MiArt, ma sono convinto che ci sia comunque un segmento di mercato sempre più ampio nel quale si muovono collezionisti che ancora credono nell’arte, non considerandola solo mero campo della speculazione economica, e dove operano gallerie lungimiranti che attraggono appassionati e amanti delle cose sensate”.

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