Nei vestiti di Zara ci sono biglietti misteriosi: sono i messaggi dei lavoratori non pagati

È accaduto in Turchia: i dipendenti della Bravo Tekstil, azienda cui Zara aveva affidato la produzione di alcuni suoi vestiti, sono stati lasciati a casa all’improvviso, con stipendi arretrati mai pagati e senza liquidazione. Dopo la protesta, il gigante spagnolo del fashion si è mosso

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MIGUEL RIOPA / AFP

7 Novembre Nov 2017 0805 07 novembre 2017 7 Novembre 2017 - 08:05
WebSim News

Se andrà bene, non diventerà una moda. Sono stati trovati alcuni abiti di Zara, acquistati a Istanbul, che avevano, all’interno delle loro tasche, dei biglietti insoliti e misteriosi. Come racconta l’Associated Press, i messaggi erano richieste di aiuto e di denuncia. Uno di questi recitava: “Ho fatto questo prodotto che comprerete, ma non sono stato pagato. Per favore, ditelo a Zara di pagarci”.

Gli autori sono gli operai turchi della Bravo Tekstil, una delle aziende alle quali Zara affida, esternalizzando, la produzione dei suoi abiti. In questo caso, secondo l’indagine dell’agenzia di stampa, la fabbrica avrebbe chiuso all’improvviso la propria attività senza aver pagato, per mesi, i suoi dipendenti. “È successo nel luglio dell’anno scorso”, ha raccontato una delle operaie dell’azienda. “All’improvviso si sente un rumore. Il direttore, quel giorno, non si era presentato. Arrivano degli uomini con delle armi, da parte di alcune aziende creditrici”. Il giorno dopo “la fabbrica era chiusa, per sempre”. E gli stipendi arretrati non sono mai arrivati.

E così gli operai, disoccupati da più di un anno, hanno messo in atto, in modo silenzioso, la loro protesta: hanno riempito le tasche dei vestiti venduti da Zara. L’azienda spagnola, dal canto suo, ha ribadito il suo impegno per un trattamento equo e dignitoso dei suoi lavoratori e di quelle delle aziende del suo circuito di produzione. Per quanto riguarda i lavoratori della Bravo Tekstil, hanno spiegato, a breve verrà creato un fondo, insieme a Mango e Next, per coprire tutti gli stipendi arretrati dei lavoratori, le ferie non godute e il resto di quanto spettava. Per una volta, protestare, anche in silenzio, è un po’ servito.

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