Hillary, un anno fa: ecco il suo libro di fake news per indottrinare i bambini delle scuole

La “bambina nata per comandare” è un libro per bambini che racconta, in modo piuttosto parziale, la vita di Hillary Clinton. Viene dipinta come una donna coraggiosa che si è sempre battuta per le donne. Un esempio di notizie false condensate in un volume illustrato, uscito prima delle elezioni 2016

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8 Novembre Nov 2017 1130 08 novembre 2017 8 Novembre 2017 - 11:30

Tutti devono vederlo. È un libro illustrato per bambini, pubblicato in America nel 2016, che racconta la storia di una donna coraggiosa e intelligente. Il titolo è – tenetevi forte – “Hillary Rodham Clinton: Some Girls Are Born To Lead”. Proprio così. Autrici, due donne: Michelle Markel (non Merkel) ha curato i testi, mentre LeUyen Pham i disegni, per la casa editrice Balzer + Brey. È, per dirla in breve, una storia di propaganda e di – udite udite – fake news. Tanto più odiosa perché destinata a un pubblico di bambini, quelli delle scuole.

Uscito a ridosso delle elezioni, il librettino propagandistico si presenta fin dalla copertina piuttosto orientato: una giovanissima Hillary Clinton con, alle spalle, la Casa Bianca. Ma la sua vera sfacciataggine è all’interno: ripercorre la vita della candidata dem partendo dall’infanzia e arrivando, pian piano, fino al 2016. Tanta celebrazione, molte inesattezze, pesanti lacune. A suo modo, è un capolavoro.

Secondo il librino, nonostante Hillary Rodham sia cresciuta negli anni ’50, epoca in cui “solo i ragazzi potevano lavorare e non avere nessun tetto sui proprio sogni”, fin da piccola si distingue per la sua bravura a scuola (segue disegnino in cui sovrasta i compagni maschi), per la sua atleticità (disegnino in cui vince una corsa battendo altri compagni maschi) e per il suo impegno sociale (segue disegnino di gruppo in cui fa carità). Crescendo incontra la politica (due pagine per l’incontro con Martin Luther King) e si impegna nel college (disegno in cui fa un discorso coraggioso contro il rettore).

Da giovane hippie va all’università, incontra anche Bill Clinton, fa manifestazioni contro la guerra in Vietnam (come sappiamo, da grande, cambierà atteggiamento sulla questione militare), stampa un giornale e, soprattutto, diventa una sorta di pacificatrice tra i giovani universitari arrabbiati e i baroni. Recita la didascalia: “Chi calmava tutti? Ma la giovane Hillary, nei suoi pantaloni a zampa, sul palco, splendida come poteva essere solo lei”.

È un’agiografia a tutto tondo, una santa civile, un’eroina americana. Pensate, bambini: tutti “credevano che avrebbe puntato a un lavoro di alto livello a Washington, ma lei non lo fece – non ancora”. E segue disegno in cui va a convivere con Bill Clinton. Pensate ancora, bambini: lo sposa, lo assiste nella sua candidatura da governatore, diventa una madre, un’avvocato, si occupa di bambini. Insomma, “Hillary era un’altra razza: una superdonna”.

Sui problemi di coppia? Sulle infedeltà del marito? Manco mezza riga. Del resto ai bambini certe cose non si dicono. Meglio fare spazio per celebrare il suo viaggio in Cina, per accostarla a Eleanor Roosevelt, per esaltare le elezioni (vinte) allo Stato di New York e la sua generosità durante la buia pagina dell’11 settembre. Gli altri personaggi, intanto, scompaiono dietro la sua grandezza. Bill Clinton è solo un placido ganascione, Barack Obama, presidente per otto anni, compare in un riquadretto, in alto a destra, in una pagina. E non per sottolineare che le ha scippato la nomination nel 2007, ma per dire che, dopo la sfida, l’ha chiamata come Segretario di Stato. Al centro c’è solo lei, Hillary, in una realtà tanto fantasiosa da risultare imbarazzante: quella in cui vince anche quando perde (“anche se non fu sufficiente, ottenne il record di 18 milioni di voti”), in cui non ci sono scandali, non c’è Monica Lewinsky, niente Libia, zero Goldman Sachs, nulla di nulla sulle mail scomparse e sui server presi a martellate. Solo una densa sciroppata di retorica, di impegno pseudofemminista e tante frasi fatte, da far ingurgitare in tutte le scuole.

È, del resto, pur nella sua rappresentazione di parte, un testo veritiero. Senza volerlo, tratteggia il favoloso mondo di Hillary, fatto di invenzioni e censure grossolane. Che è – per inciso – anche quello che abita, ora, insieme ai suoi vecchi sostenitori. Interessante, sì. Ma più come cimelio. Ora, a un anno dalla sconfitta elettorale, andrebbe aggiornato, inserendo tante nuove creature di fantasia: quei cattivoni degli hacker russi, quell’anziano socialista di Bernie Sanders e i suoi fanatici sostenitori, quel matto di Comey, gli alieni, i deplorables, le fake news su Facebook. Tutti lì, pavidi, a frenare – per sempre – la corsa della “ragazza nata per comandare”.

Ah, certo. E poi ci sarebbe da mettere anche Donald Trump, il presidente degli Stati Uniti. Quel miliardario cattivo di New York con cui si abbracciava, alle cene, fino a qualche anno fa.

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