Contro l’obsolescenza programmata, ecco RepairCafé, l’associazione che ripara tutto gratis

Far aggiustare un oggetto da un professionista in molti casi costa quasi quanto comprarne uno nuovo. Un esborso considerevole, oltre che uno spreco. Eppure un esercito di riparatori sarebbe necessario: un’attività che darebbe vita a 200mila posti di lavoro

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10 Novembre Nov 2017 1125 10 novembre 2017 10 Novembre 2017 - 11:25
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E se, anziché gettare quell’aspirapolvere, non lo si facesse riparare? È l’obiettivo di RepairCafé, una associazione francese che mette in contatto riparatori e cittadini. I primi lo fanno gratis, quasi una sorta di beneficenza, e i secondi – con pazienza – portano i loro elettrodomestici rotti che, in fondo, non vogliono buttare. L’idea, spiegano gli inventori dell’iniziativa, è di contrastare “l’obsolescenza programmata” delle aziende. I cittadini impareranno a rimettere in sesto i loro oggetti, utilizzandoli più a lungo.

Come è noto, la riparazione è sempre più cara. “Se se ne occupa un professionista, il costo della prestazione quasi equivale a quello di un nuovo acquisto”, spiega uno dei riparatori di RepairCafé. “Il consumatore è spinto, per logica, a comprare ancora e a buttare via oggetti ancora del tutto funzionanti”. Spende soldi e spreca risorse. In più, inquinando l’ambiente.

L’iniziativa comincia come una presa di posizione in difesa del consumatore ma, come si dice qui, abbraccia anche un rapporto del Parlamento europeo, pubblicato a luglio. Insistere sulla riparazione, si spiega nel documento, permetterebbe di creare almeno 200mila nuovi posti di lavoro in tutt’Europa. Un indotto economico non da poco, specie se si considera che al momento, in un Paese come la Francia, se ne contano solo 2.700.

Certo, riparare è più difficile rispetto a 50 anni fa. I prodotti sono più complicati, le tecnologie più ricche e i pezzi di ricambio più rari. Questo non toglie, spiega uno dei professionisti di RepairCafé, che alcuni prodotti utilizzano componenti sbagliate, cioè destinate a usurarsi in poco tempo. “Le macchine del caffè a cialde, per dirne una, utilizzano un condensatore che, a mio avviso, è sotto-dimensionato”. Dopo un certo numero di utilizzi si rompe e il povero consumatore, a malincuore, lo deve gettare. “E invece basterebbe cambiare un pezzo solo, che costa soltanto 70 centesimi”.

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