Chirurgia estrema e professionisti fake: ecco come il ”ritocchino” diventa un orrore

Problemi affettivi o di autostima possono portare alcune persone a rifugiarsi nella chirurgia estetica, ma i rischi sono sempre dietro l'angolo: ecco quali sono

Chirurgia Estetica Linkiesta
11 Novembre Nov 2017 0745 11 novembre 2017 11 Novembre 2017 - 07:45

Ci sono i casi limite di chi ha rischiato la vita, anche tra le star, per “estremismo chirurgico” volendo raggiungere risultati impossibili, ma c’è – purtroppo – una casistica ben più importante e numerosa di donne e uomini che si sono sottoposti a interventi che alla fine li hanno resi più brutti di prima, in qualche caso subendo persino veri e propri danni alla propria salute. Fortunatamente ci sono anche milioni e milioni di persone, in Italia e nel mondo, soddisfattissime del proprio “ritocchino” e del chirurgo che gli ha cambiato la vita, restituendo bellezza, autostima e buonumore. Tutte fortunate? Non credo proprio. Per due motivi: un’esatta percezione di se stessi e dei propri reali obiettivi di bellezza e poi la scelta di un chirurgo professionista preparato, titolato e certificato.

Ossessione da bisturi? Non è un problema di bellezza, è un problema di testa.

Ultimamente c’è stato il caso di Ken, che si è sottoposto a decine di interventi per assomigliare a un eroe dei manga. Al femminile c’era stata Alicia, la modella inglese che si è sottoposta a 49 interventi solo al viso, e ben 350 nel corpo, perché voleva essere come la sua bambola preferita. E’ chiaro che – a parte i ricchi cachet per le comparsate televisive che ne sono una motivazione – c’è qualcosa che non funziona a livello psicologico. Un caso di disformofobia, ad esempio, una precisa anomalia del cervello che porta a vedersi brutti anche senza esserlo davvero e a preoccuparsene troppo. Un tuffo senza fine nell’insoddisfazione continua, anche dopo il più riuscito degli interventi estetici.

Se l’insoddisfazione di se stesse è la pentola, il coperchio è il chirurgo troppo consenziente.

Come è possibile che un chirurgo serio accetti di “rovinarti” consentendo richieste così assurde come passare in pochi giorni da una prima a una quinta di reggiseno, o somigliare a una bambola? Beh, la risposta è più semplice di quel che appare. In qualche caso un chirurgo anonimo si trova per le mani un o una cliente ricca e famosa e le obbedisce ciecamente per non lasciarsela sfuggire. In tanti altri casi, che sono la maggioranza, c’è un chirurgo impreparato che vuole sbarcare il lunario e chiude un occhio o anche tutti e due (è proprio il caso di dirlo, quando si sente di una signora che ha rischiato la cecità per una blefaroplastica mal eseguita) di fronte al rischio che può creare alla paziente e a una reputazione – la propria – che vale poco o nulla.

Occhio alle illusioni. La faccia da selfie non è una faccia che possiamo portare tutto il giorno, tutti i giorni.

Le continue sollecitazioni, anche sociali e di relazione, possono illudere che migliorare il proprio aspetto fisico possa guarire ferite più profonde di quelle puramente esteriori. Una vita affettiva carente o complicata, se non compresa e pienamente metabolizzata, può generare una maggiore percezione del non piacersi e far nascere l’idea che un intervento fisico risolva miracolosamente un problema il più delle volte solo psicologico. I casi sono infiniti e con tutte le sfumature “di grigio” possibili e immaginabili. Allarmano soprattutto i giovani e le giovani, che magari si fanno “regalare” per il proprio compleanno un ritocchino – richiestissime le labbra turgide come il bacio dei selfie – senza che loro o la famiglia riflettano a fondo sulle motivazioni reali o se la richiesta nasconde un eventuale senso di inadeguatezza psicologico. Ragazze e ragazzi che col passare degli anni si sottopongono varie volte ad interventi chirurgici migliorativi e talvolta estremi senza risolvere il vero problema, e talvolta persino peggiorandolo.

Tre regole d’oro per non sbagliare mai: istinto, empatia, esperienza.

La virtù sta nel mezzo, dice la saggezza antica, e per ogni “caso limite” ci sono migliaia e milioni di casi del tutto normali di chi si rivolge al chirurgo con le giuste aspettative e grande equilibrio e consapevolezza. Migliaia di interventi ben riusciti solo in Italia ogni giorno sono la migliore assicurazione contro i rischi immaginari e le paure. A dirla tutta, però, ci sono tre semplici regole per non sbagliare mai. La prima è fidarsi del proprio istinto che spesso ci suggerisce “a pelle” la decisione migliore e ci avverte dei rischi e degli eccessi. La seconda è l’empatia con il chirurgo che dovrà operarvi, quel rapporto di confidenza, simpatia e comprensione che ci porta a riflettere e ad affidarsi senza troppi timori. Esigendo sempre che sia il chirurgo che visita anche quello che opera e rifiutando le “catene industriali” outlet del low cost chirurgico che sulla vostra pelle equivale sempre a low quality. La terza infine è l’esperienza. In Italia, e ci stiamo battendo da anni per questo, non è richiesta una specializzazione specifica per gli interventi di chirurgia estetica. Dunque, finché non provvede la legislazione, tocca a voi scegliere un chirurgo dall’esperienza conclamata e possibilmente lunga e documentata. In questo può aiutarvi la certificazione di due associazioni professionali qualificate come l’Aicpe e la Sicpre, ma anche l’età e la lunghezza del curriculum. Niente contro i giovani, naturalmente, ce ne sono di eccellenti, anche veri e propri maghi del bisturi, ma non possono esserlo tutti. La chirurgia plastica, come ogni chirurgia e ogni mestiere, si impara e si affina sul tavolo operatorio in anni di lavoro, studi e dedizione. La perfezione non esiste e anche il più bravo tra i chirurghi può naturalmente sbagliare. Ma in questo caso la migliore difesa è la statistica clinica. I casi di errore e di danno serio al paziente sono di gran lunga inferiori al rischio di essere investiti quando si attraversa la strada sulle strisce.

Professor Vincenzo Del Gaudio, specialista in chirurgia estetica.

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