La scommessa (quasi impossibile) di Farinetti: portare 6 milioni di persone a Fico

Il 15 novembre aprirà a Bologna il “parco agroalimentare più grande al mondo”, gestito da Eataly World. Non si paga un biglietto di ingresso, gli introiti arriveranno dalle royalties pagate dalle 150 imprese presenti in base al fatturato. Oscar Farinetti scommette su 6 milioni di visitatori

Fico Linkiesta
11 Novembre Nov 2017 0745 11 novembre 2017 11 Novembre 2017 - 07:45

BOLOGNA - «Adesso ci tocca portare a casa 6 milioni di persone l’anno». Lo dice subito Oscar Farinetti qual è la scommessa per il suo Fico, Fabbrica italiana contadina, che aprirà le porte il prossimo 15 novembre a Bologna. La riuscita (economica, soprattutto) di quello che vuole essere il «parco agroalimentare più grande al mondo» è quasi un azzardo, e punta tutto su una presenza media di 17mila visitatori al giorno. Che non pagheranno alcun biglietto per entrare, ma dovranno aprire il portafoglio. E mangiare. La società Eataly World guadagnerà sulle royalties chieste sugli scontrini delle 150 imprese presenti nel parco, scelte per lo più con chiamata diretta dal patron di Eataly. Investimento iniziale: 120 milioni di euro. Fatturato atteso entro i prossimi tre anni: 90 milioni. «Dobbiamo rimetterci un po’ tutti a pensare in grande», dice Farinetti. «Non avremmo avuto la stazione centrale di Milano se i nostri bisnonni non avessero pensato in grande».

Fico è grande quanto 14 campi da calcio. Una superficie di 100mila metri quadri (80mila coperti, 20mila scoperti), dove si trovano orti, stalle, una porcilaia, un pollaio, un vigneto, un frutteto, una tartufaia, una libreria, un campo da beach volley, un laboratorio di cosmesi, un centro congressi, oltre a negozi, 40 fabbriche per la trasformazione del cibo e altri 45 tra ristoranti e chioschi. Si può girare in bicicletta. E c’è pure una navetta di Trenitalia per i più pigri. Qualcuno l’ha già chiamata la “Disney World del cibo”, anche se mancano del tutto le attrazioni spettacolari del parco giochi americano. Da Fico si troverà solo cibo e prodotti italiani. All’ingresso ci sono due ulivi giganti della piana di Gioia Tauro. E persino i tubi dell’aria sono a forma di mortadella bolognese. Niente champagne, niente prosciutto spagnolo. Anche i cocktail saranno solo italiani. Le bici sono Bianchi, la finta spiaggia romagnola è gestita dallo storico Club Fantini di Cervia.

Ma a parte il biglietto di due euro per l’ingresso nelle sei “giostre” a tema (molto ma molto simili ai padiglioni dell’Expo di Milano) e qualche incasso dei corsi di formazione, l’“esperienza Fico” è completamente gratuita. La società Eataly World guadagnerà sulle royalties chieste alle imprese presenti: il 20% sulle vendite al dettaglio, il 30% sulla somministrazione di cibo nei ristoranti e nei chioschi. Un guadagno variabile, che si giocherà tutto su quanto i visitatori spenderanno, e che ha permesso anche ai piccoli imprenditori di accedere al grande parco farinettiano.

Anche l’affitto per l’occupazione degli spazi dell’ex mercato generale di Bologna al 50% dipenderà dal fatturato. L’affitto viene pagato al Fondo Pai, Parchi agroalimentari italiani, creato da Prelios Sgr per la realizzazione del progetto Fico. Il fondo è diviso in due sezioni: uno per Fico e per la costruzione di un albergo accanto; l’altro per un nuovo mercato agroalimentare attiguo. Il Comune di Bologna ha conferito al fondo i terreni per 63 milioni di euro. Il Caab, il Centro agroalimentare bolognese sulla cui area sorge Fico, detiene la maggioranza non assoluta delle quote Pai, circa il 35%. Tra gli altri soci, ci sono diverse casse previdenziali e Coop Alleanza 3.0.

Le 150 imprese presenti in Fico sono state scelte quasi tutte direttamente dal patron Farinetti. Molti sono fornitori storici di Eataly, altri di Coop. E tanto ha contato anche la capacità di investimento, a carico delle aziende. Cosa che ha fatto desistere alcuni marchi dalla partecipazione al progetto di Fico. Per fare un esempio, il laboratorio di produzione del formaggio a vista è stato interamente frutto dell’investimento di Granarolo. Comprese le assunzioni. Il mulino è un coinvestimento di Casillo e del pastificio Di Martino. Al laboratorio di produzione del culatello ci ha pensato Ardenga, alla fabbrica dei sughi La Dispensa di Amerigo. Stessa cosa vale per i ristoranti (che avranno contratti di 6 anni + 6 anni), di cui solo due o tre sono stati selezionati tramite un bando della Regione Emilia Romagna.

Nei 14 campi da calcio di Fico lavoreranno circa 800 persone. L’agenzia Randstad, che ha un ufficio nel parco, ne ha formate e selezionate un centinaio. E si occuperà anche del progetto di alternanza scuola-lavoro, già contestatissimo dagli studenti bolognesi. Una ventina di posizioni sono ancora aperte e dall’agenzia assicurano che le assunzioni continueranno.

«Dall’idea all’apertura sono passati solo cinque anni», fa notare Farinetti. «Neanche gli americani sono in grado di fare una cosa del genere». Fra due anni a Lione sorgerà un progetto simile, la cittadella grastronomica mondiale. «Li abbiamo fregati sul tempo», dice Farinetti. Ora bisognerà far funzionare la scommessa: portare 6 milioni nel parco bolognese. «Io ci provo», dice Farinetti. «Mal che vada non ci riesco». Eataly di New York fa 30mila visitatori al giorno. Ma Bologna non è la grande mela. E la fiera di Bologna non è Union Square.

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