Molestie, così i media sfruttano l’indignazione per fare soldi

All’inizio fu il caso Weinstein, e adesso? Con l’emergere continuo di nuovi casi di molestie, spesso tutt’altro che sicuri, si fa strada la tendenza da parte dei media a monetizzare sull’indignazione dei molestati/e. Oltre al solito, insopportabile, moralismo virtuale

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Louis C.K._Linkiesta

11 Novembre Nov 2017 0745 11 novembre 2017 11 Novembre 2017 - 07:45

In principio fu Harvey Weinstein.
Tutto d’un tratto si scoprì che il maggior artefice del successo di Quentin Tarantino, il produttore indipendente che con la Miramax aveva rivoluzionato Hollywood nel nome dell’indipendenza degli autori, era soprattutto un bastardo da premio Oscar.
Con Weinstein le cose funzionavano solo in una maniera: “o me la dai o non lavori”. Il che vuol dire non solo ricatto - che fa automaticamente diventare l’altra persona una vittima, non importa che accetti o meno – ma pure estorsione: del resto, esigere un rapporto sessuale in cambio di lavoro è così diverso da esigere denaro? E allora tra quella richiesta e un’estorsione, che differenza c’è?
Il problema è che, scoperchiato Weinstein, si è passati ad una psicosi di segno completamente diverso.

Il 29 ottobre un attore di serie B, in un’intervista orchestrata dal suo ufficio stampa, sostiene che nel 1986 l’attore Kevin Spacey gli avrebbe fatto delle “avance” durante una festa. Nei giorni seguenti saltano fuori altri uomini, mezzi attori, mezzi figuranti, che muovono a Spacey le stesse accuse, ovvero essere stati vittime di avance sessuali da cui sono rimasti fortemente traumatizzati. Tutti asseriscono di aver trovato la forza “di venire allo scoperto” grazie al clamore suscitato dalla vicenda Weinstein.
C’è però un piccolo particolare: Weinstein poneva le sue vittime davanti a un ricatto (e a un’estorsione). Kevin Spacey no. Kevin Spacey ci provava: in modo libertino, discutibile, sgradevole, non certo esemplare da un punto di vista morale; ma come ha detto Monica Bellucci, un conto sono le molestie e i ricatti, un altro le avance.
Si puo’ censurare un comportamento sbagliato: diverso è terminare la carriera di una persona, annichilirla come se non fosse mai esistita. Eppure Spacey è stato annichilito, sbattuto fuori dalla Creative Artists Agency (la potentissima agenzia di rappresentanza hollywoodiana) cosa che di fatto ne ha concluso la carriera.

Da quel momento, come in un lungo deja-vu, ogni giorno esce una nuova intervista che nel giro di dieci minuti trasforma l’artista celebrato fino a ieri in un infamone da dare in pasto nella fossa dei social.

Da quel momento, come in un lungo deja-vu, ogni giorno esce una nuova intervista che nel giro di dieci minuti trasforma l’artista celebrato fino a ieri in un infamone da dare in pasto nella fossa dei social

Dustin Hoffman, Louis C.K., Matthew Weiner e domani chissà chi altro: per i puritani di Twitter sono tutti uguali, tutti Weinstein, pervertiti e criminali che non solo vanno sputtanati e rovinati, ma soprattutto cancellati dalla memoria collettiva.
Come Netflix ha cancellato Kevin Spacey, così HBO ha cancellato tutti gli spettacoli di Louis C.K., opere di enorme valore culturale, da ieri sera non più disponibili. Il suo attesissimo nuovo film, “I Love You Daddy”, non uscirà al cinema. Il suo repertorio, incluse le clip da 10 milioni di views che spiegano meglio di qualunque libro di sociologia il funzionamento della modernità, viene riletto in chiave psico-analitica. Lui stesso, per anni ultimo baluardo della resistenza alla dittatura del politicamente corretto, per tentare di mettere un freno alla valanga è costretto alla pubblica abiura, riconoscendo “l’enorme dolore” che il suo comportamento ha causato.
Non servirà: la sua carriera, come quella di Spacey, con ogni probabilità termina qui.
Fa nulla che, ribadiamo, rispetto al caso Weinstein manchi l’elemento fondamentale che rende Weinstein diverso dagli altri, l’estorsione di quel lavoro dato solo “a condizione che”.
Fa nulla che non si parli di violenza e nemmeno di contatto fisico ma addirittura, in un caso, di una conversazione telefonica.
Fa nulla che si stia parlando di avance tra adulti, alle due di notte in una camera d’albergo per “bere qualcosa insieme” e che a tali avance fosse addirittura seguito un si.


I puritani di Twitter, che hanno nell’HuffPost la loro personale Scientology, non hanno dubbi: forti di una concezione della donna come essere indifeso - questa si, discriminatoria –incapace di mandare affanculo il porco di turno o di rifiutare una avance senza uscirne traumatizzata a vita, esultano per quella che definiscono una “salutare purga” (“healthy purge”) senza nemmeno sapere di citare Stalin.
E ora, con le torce già accese, puntano dritti verso il cinghialone, quel Woody Allen che gli è sempre sfuggito e che, finalmente, si preparano a dare alle fiamme.

L’attuale caccia agli stregoni, quindi, non è che una grande operazione commerciale per cui Weinstein non è stato che un pretesto, operata dai media per far fruttare una delle bolle più numerose, e quindi più ricche di tutte: la bolla femminista

Ma com’ è stato possibile che, all’improvviso, l’America sia diventata più puritana dell’Inghilterra di Oliver Cromwell e nessuno si renda conto dell’andazzo orwelliano intrapreso?
La risposta è semplice: se ne rendono conto benissimo. Le ragioni di questa caccia alle streghe – anzi, agli stregoni –sono assai banali, e rischiano di degradare una battaglia urgente e legittima – la difesa delle donne dalle discriminazioni sul lavoro – per farne un mezzo al servizio di un fine assai meno nobile.
Da anni il web, e in particolare i social network, hanno modificato il dibattito pubblico fino ad alterarlo completamente. Dividendo l’opinione pubblica in bolle, i social hanno messo i media davanti al problema di decidere su quale bolla puntare per sopravvivere; e mentre fiorivano testate rivolte dichiaratamente ad una singola bolla (HuffPost per la sinistra, Breitbart News per la destra), i media main stream, ad ogni latitudine, non solo sono stati costretti ad assumere posizioni sempre meno moderate e sempre più orientate verso la bolla selezionata, ma anche a nutrirla e a coccolarla costantemente.
Non si è parlato più al grande pubblico, eterogeneo per definizione: si è scelto di parlare alla bolla, omogenea e conformista per costituzione, in un continuo processo di radicalizzazione. E il modo migliore, quasi infallibile per tenersela buona si è rivelato il meccanismo dell’indignazione.
Sono anni che i media – nell’accezione più estesa che oggi può avere il termine – spendono le loro maggiori risorse nel favoreggiamento sistematico di ogni possibile forma di indignazione, cercando di trasformare lo sdegno in views, likes, copie vendute. Il meccanismo si è rivelato efficace: l’indignazione è diventata una vera e propria economia di scala mondiale, l’unica valuta accettata sul mercato delle idee.
L’attuale caccia agli stregoni, quindi, non è che una grande operazione commerciale per cui Weinstein è giusto un pretesto, operata dai media per far fruttare una delle bolle più numerose, e quindi più ricche di tutte: la bolla femminista.

Sono anni che i media – nell’accezione più estesa che oggi può avere il termine – spendono le loro maggiori risorse nel favoreggiamento sistematico di ogni possibile forma di indignazione, cercando di trasformare lo sdegno in views, likes, copie vendute

Di diritti e dignità femminile, di proposte concrete a favore dell’emancipazione delle donne reali, non importa nulla a nessuno, così come a nessuno importa della differenza tra molestia e avance sottolineata dalla Bellucci: quello che importa è che sempre più donne si indignino senza il beneficio del dubbio, e leggano in massa articoli zeppi di pubblicità di make-up o reggiseni dove le donne vengono usate come attaccapanni, su siti internet o giornali gestiti in larga parte da uomini, a loro volta controllati da gruppi finanziari diretti esclusivamente da uomini.
Abbattere carriere che hanno contribuito in maniera fondamentale al progresso culturale di una comunità sulla base di un’intervista anonima, di un ricordo inverificabile di 15 anni fa, pur di ottenere il retweet. Affogare in un oceano di indignazione i colpevoli acclarati con quelli che perlomeno avrebbero diritto a un processo per avere in cambio un cuoricino. Tutti colpevoli, che tra poco vorra’ dire nessun colpevole.
A chi si permette di avanzare un dubbio, rispondono che certo, forse nella lista di proscrizione ci sono anche innocenti, ma si tratta di un danno necessario per permettere ad altre donne di venire allo scoperto. Siamo alla fucilazione indiscriminata. Stalin, per l’appunto.
C’è da sperare che qualche filologo non scopra scandalose avance di Newton o Galileo all’indirizzo di una donna o uno studente: altrimenti, con l’aria che tira, sarebbero capace di bandire la legge di gravità o di vietare il sistema Copernicano. Benvenuti nel sedicesimo secolo.

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