Bataclan due anni dopo: il terrorismo logora chi non ce l’ha

Dalla Francia al Belgio, sino alla Gran Bretagna: i Paesi teatro di attentati non si sono consegnati alla xenofobia, che invece ha perso parecchio consenso. Cosa che non avviene nell’est europeo, senza attentati e senza stranieri, dove invece trionfano i nazionalismi e la propaganda anti-Islam

Bataclan Linkiesta
13 Novembre Nov 2017 0740 13 novembre 2017 13 Novembre 2017 - 07:40

“Polonia pura, Polonia bianca", "La cultura cristiana è superiore a quella musulmana”, “L’Islam ci porta solo terrorismo”. Così, ieri hanno scandito in coro sessantamila polacchi scesi in piazza a Varsavia per festeggiare l’anniversario dell’indipendenza. In Polonia gli immigrati sono circa l’1,8%, la popolazione islamica è inferiore all’1% e l’unico attentato che in questi anni è stato sventato è stato quello di un pazzo “come Breivik”, che nel 2012 voleva far saltare in aria il Parlamento. Ciononostante, la Polonia è il Paese più a destra e xenofobo d’Europa, l’unico in cui non c’è nemmeno un rappresentante di forze socialdemocratiche in parlamento (persino in Ungheria i socialisti ne hanno una trentina).

Cosa c’entra la Polonia con gli attentati di Parigi del 13 novembre del 2015, 130 morti tra Saint Denis e il Bataclan? C’entra. Perché è la dimostrazione più evidente di una tendenza continentale, un apparente paradosso che è andato rafforzandosi nei due anni successivi al più cruento e sanguinario attentato in suolo europeo dell’ultimo decennio: che il terrorismo logora chi non ce l’ha, che a cedere alla paura sono i Paesi meno a rischio, che la destra nazionalista e islamofoba avanza dove le sue istanze trovano meno aderenza alla realtà. Che, in altre parole, è l'assenza di pericoli che genera la paura, non il contrario.

Il contro-esempio numero uno è proprio la Francia, colpita più volte a morte dai terroristi del Daesh, da Parigi a Nizza. in questi ultimi anni: nelle elezioni regionali del maggio 2015, cinque mesi prima del terrore parigino, il Front National di Marine Le Pen veleggiava ben oltre il 28%. Due anni e due sanguinosi attentati dopo, al primo turno delle elezioni presidenziali del 23 aprile 2017 che avrebbero visto trionfare Emmanuel Macron, il Front National ha perso quasi otto punti, fermandosì al 21%. Addirittura, nella Parigi colpita al cuore dai terroristi in nero, la Le Pen ha superato a malapena il 5%.

Può non voler dire nulla, intendiamoci, ma un fatto è un fatto: i Paesi teatro di attentati di matrice islamica, anche i più sanguinosi non si abbandonano alla paura e alle forze xenofobe e securitarie, mostrando al contrario una sorprendente tensione alla coesistenza, al rifiuto dello scontro di civiltà, alla soluzione pacifica di un conflitto che gli islamisti vorrebbero divampasse

Lo stesso destino è toccato anche ad altri Paesi che hanno subito attacchi terroristi o che hanno una significativa presenza di stranieri di religione musulmana, cosa che in teoria dovrebbe alimentare la psicosi attentati: nel Regno Unito funestato dagli autisti killer di Londra e della strage di Manchester al concerto di Ariana Grande, i sondaggi danno vincente il Partito Laburista nelle cui fila milita Sadiq Kahn, sindaco pakistano e musulmano di Londra, mentre l’Ukip xenofobo e isolazionista è rilevato in crollo verticale, dal 15% al 4% in due anni.

Ancora: nella Barcellona dell’attentato sulle Ramblas, la sindaca Ada Colau è saldamente in testa nei sondaggi e avversari di estrema destra non se ne vedono. Nel Belgio degli attentati di Bruxelles, il partito più a destra e anti-stranieri di tutti, il fiammingo Vlaams Belang è passato in due anni dal 12% al 6,5%. E persino nella vicina Olanda, che non ha subito attentati ma è piena zeppa di immigrati musulmani, il Vpp di Geert Wilders è crollato in ventiquattro mesi dal 38% al 20%. Eccezione che conferma la regola è la Germania, in cui la recente performance elettorale di Alternative fur Deutschland. Che ha sì superato i sondaggi di due anni fa di circa 2 punti percentuali, ma ha anche avuto buona parte dei suoi voti nella parte orientale del Paese, guardacaso anch'essa senza attentati, senza stranieri e senza musulmani.

Può non voler dire nulla, intendiamoci, ma un fatto è un fatto: i Paesi teatro di attentati di matrice islamica, anche i più sanguinosi, difficilmente si abbandonano alla paura e alle forze xenofobe e securitarie, mostrando al contrario una sorprendente tensione alla coesistenza, al rifiuto dello scontro di civiltà, alla soluzione pacifica di un conflitto che gli islamisti vorrebbero divampasse. Non sarà la prova regina della nostra vittoria – o del loro fallimento -, ma è un ottimo indizio della resilienza dei nostri valori di democrazia e tolleranza, gli stessi che ci fanno preferire i gessetti colorati ai posti di blocco, le mani tese alle armi spianate. Evidentemente, siamo molto più forti di quanto pensavano i terroristi e i loro ispiratori. E non è poco.

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