Miriana Trevisan: racconto tutto perché le molestie non si ripetano (e per scardinare il potere)

Le voci delle attrici che denunciano le molestie subite sono un punto di partenza per abbattere il muro di omertà che le circonda. E per ribaltare finalmente i giochi di potere nel mondo dello spettacolo

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13 Novembre Nov 2017 1120 13 novembre 2017 13 Novembre 2017 - 11:20

Si continua a inquinare una storia che andrebbe presa molto sul serio.

Da alcuni giorni mi si attacca prima perché non facevo nomi e non davo volti. Ora, dopo 20 anni, mi sono presa la responsabilità di farli e comunque sono sotto attacco. Continuiamo a fare il gioco delle misure. Sezioniamo il quadro, senza osservarlo nel suo insieme per goderne la bellezza. Il gioco della misura delle molestie è solo un gioco. Ci fa perdere il fuoco sul sistema scorretto a cui diamo potere.

Vorrei che imparassimo a sprecare meno tempo nelle critiche e a frenare il nostro istinto all’autodistruzione. Vorrei che imparassimo a non creare paure ma a scioglierle. E se devo diventare una larva che digerisce la plastica e se devo essere studiata nei miei enzimi digestivi va bene: mi mangio la merda purché serva.

Perché dovrei dimenticare? Perché quando c’è finalmente attenzione da parte di tutti non devo raccontare gli errori e gli orrori che ho vissuto? Perché permettere a una mentalità sbagliata di non essere sradicata proprio quando l’occasione è propizia? Se fosse così dovremmo cancellare il passato di molte vite che invece insegnano. Se un adolescente sta vivendo una situazione simile alla mia che ho vissuto allora e mi chiedesse se tutto questo è normale, e me lo chiedesse (ed è in ascolto) solo ora, la riposta migliore sarebbe raccontare le proprie storie. Io mi prendo questa responsabilità.

Perché la racconto? Perché non si devono ripetere.

Dice la Bellucci che bisogna distinguere le avances dalla violenza e poi dice: “sono felice che le mie figlie crescano in un momento in cui, finalmente, le donne hanno trovato il coraggio di esprimersi e stanno imparando a essere libere». E intanto io ed Asia cerchiamo la libertà mentre lei ci vuole far digerire un mondo scorretto dando il bacio al ranocchio offeso facendolo diventare principe.

Facciamo cosi: io invece di parlare alle mie figlie parlo a tutte le nipoti del mondo, lasciando a lei i confini del perbenismo.

Quando mia nipote dopo vent’anni mi chiede di spiegarle com’è il mondo, io non ho intenzione di risponderle “stai attenta lì fuori ci sono gli orchi e dobbiamo imparare a conviverci” o “sarà molto difficile perché è tutto così” o “portati una microcamera perché così tra vent’anni potrai difenderti”; le voglio dire che io mi sono presa la responsabilità di raccontare pubblicamente e tutto ora forse è più limpido, le voglio dire che lei può inseguire i suoi sogni senza paura, che non è sola. Mi piacerebbe risponderle che il mondo del lavoro è diventato più pulito, perché abbiamo capito l’errore che l’omertà ha inferto per anni alle donne.

E poi mi piacerebbe raccontarle un’altra storia: potrebbe succedere che il Maestro mi chieda scusa per l’errore e decida di occuparsi di persona e con il suo talento e decida anche lui dopo vent’anni di stare vicino alle donne e di ribaltare tutto. E decida di raccontare quale cultura lo abbia spinto a soffiare sul fuoco dei sogni di una ragazzina. Perché non pensava allora di potermi ferire e scioccare per sempre? Cosa lo aveva spinto, allora vent’anni fa, a tanta superficialità? Perché il potere lo ha reso insensibile, anestetizzato nei confronti di una ragazza? Perché si sentiva in diritto di creare una stortura nel mio percorso? Quanto tutto questo lo ha reso indifferente nei confronti della vittima? Allora i suoi errori sarebbero oro per i nostri nipoti: sarebbe un meraviglioso film da raccontare. Un film che cambia il sistema, che ferma la paura e la dipana.

Se hai potere (il potere e il talento che si esprime attraverso un film, un'operazione commerciale o una perfetta operazione chirurgica) sei un maestro nel tuo campo e hai quindi un campo di gioco. Io scelgo di provare ad entrare in quella squadra e ti chiedo di darmi una possibilità. La mia richiesta è semplice. Te lo chiedo con umiltà e dentro ho tutto il mio mondo di sogni e speranze. Quell’attimo per me è carico di emozioni, di possibilità. Mi trovo davanti al Maestro e al talento espresso e alla bellezza dell’arte. Ma in quello stesso attimo il maestro ti risponde “la magia ha un prezzo” “funziona così” “piccola ingenua torna nella realtà”.

Passi dalla magia allo scambio merce. Solo che non riguarda la tua capacità ma un pezzo di te, intimo, che affonda le radici nella tua pelle. Per imporre ed entrare in campo devi procurarti una ferita o una cicatrice nascosta. E sei ancora lì e devi scegliere se lui ha un diritto di prelazione. Nessuna delle vocine interiori ti difende, anzi ti dicono, “stai attenta” “funziona così, ti avevo avvertito”.

In quell’attimo, che qualcuno in questi giorni descrive con tanta superficialità, lei, chiunque sia e qualunque sia la sua storia, non ha scelta: si confonde e perde il senso della bellezza, dell’ammirazione.

Il potere non viene esercitato in modo poco etico da sempre? Beh, quel sempre lo abbiamo cambiato spesso. Ed è mia intenzione farlo. Adesso.

Non mi interessa accusare qualcuno ma voglio raccontare che al di là del gioco delle parti (inutile poiché si rivolge solo contri noi stessi) ci può essere bellezza, etica e amore. E la prossima volta che una delle nostre figlie si troverà in questa situazione spero che trovi un vero maestro: il Maestro illumina la via, non getta oscurità. Il Maestro ti dona la consapevolezza, non ti confonde.

Facciamo così: continuiamo buttare e abusare tutto quello che non ci sembra utile, invece di riciclare i ricordi e renderli utili. Così ci ritroveremo pieni di isole di plastica e di rabbia e di dolore e di disillusione. Poi ci chiederemo come possiamo risolvere e ripulire tutto ma non lamentiamoci se ci ritroviamo nel piatto la zuppa inquinata.

Intanto sappiate che ci sono dei batteri, dei vermi, dei bruchi che hanno imparato a digerirla, la plastica.

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