Non difendo Kevin Spacey, ma so che sono come lui

Sul protagonista di “House of Cards” si sta attuando la damnatio professionale e umana. E noi, incattiviti dalla frustrazione, come sfilze di vecchi sulla via, sappiamo solo comportarci come umarell della morale pubblica

Kevin Spacey_Linkiesta
13 Novembre Nov 2017 0745 13 novembre 2017 13 Novembre 2017 - 07:45

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Avete presente Kevin Spacey? Quello che fino a qualche settimana fa era l’indimenticabile John Doe di Seven, il Keyser Söze de I soliti sospetti, il Lester Burnham di American Beauty, il James Williams di Mezzanotte nel giardino del bene e del male (utile da rivedere per capire il soggetto). Quello che fino a una manciata di giorni fa era il più bravo attore di Hollywood e dintorni, ora… Ora è altro. Mutazione etico-transgenica. Kevin Spacey ora è il laido stupratore di ragazzini, quello che fa i festini per soli giovanotti sullo yacht in acque amalfitane. Ecco, se c’è qualcosa che mi fa orrore tanto quanto gli stupratori, un orrore che mi riduce le ossa a bicchieri di champagne scagliati contro il muro della cucina, sono quelli che ammirano il lampeggiante fragore della ghigliottina sulla pubblica piazza. Una specie di damnatio memoriae sta radendo al suolo l’esistenza filmica di Spacey: nessuno lo vuole sul set – altrimenti non si fanno soldi al botteghino – tra poco ritireranno dal commercio le sue pellicole. Da sempre, d’altronde, le masse umane non vogliono altro. Scagliarsi contro il potente. E scotennarlo, fino all’ultimo pelo vibrante. L’invidia si volta in ferocia, gli agnelli mettono una fioriera di denti da lupo, la codardia diventa, provvidenzialmente, spietatezza. Il moralismo americano – puoi comprarti camion di armi, ma non toccare il culo a una fanciulla – con consecutiva caccia alle streghe (do you remember Salem?) apre i portoni della macelleria. E noi, che non aspettiamo altro, incattiviti dalla frustrazione, come sfilze di vecchi sulla via, seduti su bastarde sedie di plastica, che criticano tutto e tutti perché la stanza del vicino è sempre più sporca, spandiamo il napalm del giudizio. Ma chi è migliore di chi? Giudicando aspramente le debolezze di un uomo non stiamo fustigando forse, sempre, le nostre perversioni? Ecco. Mi dà i nervi l’incapacità di andare a fondo, oltre la superficie carnale delle cose. Esempi. A Milano sfilze di illustri umani fanno la coda per vedere la mostra di Caravaggio. Giusto. Caravaggio è un omicida, è stato un uomo impossibile. Ciò non toglie che i suoi quadri siano superbi. Altri esempi. Verlaine, come è noto, se la faceva con quel giovinetto di Rimbaud, un bel satanasso (lettera a Ernest Delahaye da Londra: “Verlaine è arrivato qui l’altro ieri, con un rosario tra le falangi… Tre ore più tardi era stato rinnegato il suo dio e sanguinavano le 98 piaghe di N. S.”), preferiva le sue cosce a quelle della moglie. Eppure, ciò non scalfisce l’opera somma di Rimbaud e quella armonica di Verlaine.

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