Buenos Aires e l’EXPO della creatività: il modello Milano fa scuola nel mondo

Per il 2023 Buenos Aires punterà sulla orange economy, l'economia della creatività: moda, musica e cinema saranno in prima linea. Tutto rispettando i criteri dell'Agenda 2030

Buenos Aires Linkiesta
14 Novembre Nov 2017 1325 14 novembre 2017 14 Novembre 2017 - 13:25
WebSim News

Il 15 novembre, l'assemblea del BIE (Bureau International des Expositions) deciderà sul prossimo EXPO del 2023. In lizza, oltre Minneapolis negli USA e Lodz in Polonia, ci sono anche i nostri "cugini" argentini con Buenos Aires.

Il titolo proposto è Science, Innovation, Art and Creativity for Human Development. Creative industries in Digital Convergence.

In Italia, EXPO Milano 2015 è stata un'occasione importante di crescita e sviluppo, di cui ancora oggi ne raccogliamo gli effetti positivi in termini di investimenti stranieri e apertura a nuovi settori di business.

Buenos Aires punta a replicarne l'esempio puntando sulla "orange economy", definizione sotto cui si raccoglie tutta l'economia della creatività.

Secondo Alejandra Luzardo, responsabile innovazione per il Banco Interamericano de Desarollo (Bid), “talento e creatività sono le risorse principali dello sviluppo sostenibile. Nel nostro contesto economico, la regione latinoamericana è ben posizionata per generare benessere e opportunità d’impiego, nonché per migliorare la qualità della vita dei cittadini”.

L’expo promossa dal Sistema Federal de Medios y Contenidos Públicos punta a promuovere diverse attività creative come moda, design, musica, animazione, TV, app, videogiochi, cinema, pubblicità e informazione. Unico prerequisito, la trasversalità e la creazione di gruppi multidisciplinari e creativi.

In America Latina come in Argentina, le "industrie della cultura e della creatività" (cosiddette Icc) supportano l’innovazione e il lavoro sostenibile con opportunità fondate sulla conoscenza avanzata. Da un lato c’è il sostegno reciproco attraverso attività e modelli come crowdsourcing, responsabilità sociale, economia collaborativa e filantropia; dall’altro il ricorso a vettori comunicativi multipli quali i social media.

L’iniziativa risponde al bisogno concreto di stimolare l’innovazione a livello locale e regionale, ed è allineata ai 17 Obiettivi per lo sviluppo sostenibile (Ods) dell’Agenda 2030, proposta nel settembre 2015 dalle Nazioni Unite e a cui l’Argentina ha aderito.

Secondo una pubblicazione recente di Bid, è possibile individuare sia nell’America Latina che nei Caraibi oltre 400 forme di innovazione ad alto impatto economico nel settore Icc che spaziano dal design ai media, passando per architettura, sviluppo digitale e software in paesi come Giamaica, Repubblica Domenicana, Perù, Cile, Messico, Guatemala, El Salvador, Bolivia, Brasile, Uruguay, Costa Rica e Argentina.

La proposta ha un numero sufficiente di motivi per indirizzare la discussione sociale lontano dai temi tradizionali che sottendono all’impiego di qualità o quantomeno quello definito “decente” dall’Organizzazione internazionale del lavoro.

Di recente la stessa Luzardo ha spiegato che “guardare al mero valore finanziario della cultura e altrettanto sbagliato del non guardarlo per nulla”. Fatta questa doverosa premessa, ha aggiunto che “il settore Icc ha potuto generare più profitti di quelli tradizionali come automotive o settore minerario” dal momento che abbraccia “soluzioni ingegnose e di rottura che non soltanto creano valore economico, ma anche occupazione e impatto sociale”.

Buenos Aires 2023 si muove nell’ambito dell’iniziativa governativa volta a promuovere il lavoro dei giovani imprenditori nella diffusione di lavori creativi e innovazione, ricerca di nuovi modelli di business e supporto all’economia per elevare la qualità di vita del popolo argentino.

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