Quella volta che scoprii come affogano i cavalli (e che era uscito l'album di Antonacci)

Non è mai troppo tardi per stupirsi delle cose del mondo, ogni giorno può offrire una sorpresa inaspettata. Come scoprire che è uscito Dediche e manie di Antonacci, anche se nessuno ne ha parlato

Cavallo Linkiesta
14 Novembre Nov 2017 0755 14 novembre 2017 14 Novembre 2017 - 07:55

Hai quarantotto anni. Quindi sei decisamente un uomo di mezza età, nonostante tenda, come molti tuoi coetanei, a considerarti un ragazzo, o quantomeno a farti considerare tale dagli altri.

Hai però quarantotto anni, un'età in cui, in teoria, dovresti già conoscere tutto della vita, e magari dovresti anche aver cominciato a passare quelle informazioni ai tuoi figli, in casa, e a chi, più giovane, lavora con te.
Si chiama esperienza, e condividerla è parte di un patto non scritto e non detto che si ha nel momento in cui si decide di essere parte di una società, con tutte le sfumature del caso.


Hai quarantotto anni, ho quarantotto anni, ma ancora riesco comunque a stupirmi delle cose del mondo. A conoscerne di nuove. A cercare di conoscerne di nuove. Non solo e non tanto perché io voglia mantenermi giovane, appunto, quanto perché è nella scoperta e nella meraviglia che si nasconde il segreto della pietra filosofale, non quello che ci rende immortali, perché di immortalità, nonostante quanto pensi Don De Lillo, non se ne parla ancora, ma quello che ci permette di arrivare vivi, vivi davvero, al momento in cui moriremo, ci si augura il più tardi possibile.

Ho quarantotto anni, sono un uomo di mezza età e mi sono trovato a meravigliarmi nello scoprire qualcosa che non posso trattenermi nel raccontarvi: i cavalli affogano dal culo.


Sì, avete letto bene, i cavalli affogano, come del resto capita a tantissime razze animali, umani in testa. Ma i cavalli, a differenza degli umani, non affogano solo perché inghiottono acqua dalla bocca, acqua che va a invadere le vie respiratorie, portando all'annegamento, ma perché, in mancanza di un termine scientificamente idoneo consentitemi di utilizzare ugualmente il verbo inghiottire, inghiottono acqua dal culo. Succede questo, i cavalli non sono in grado di gestire adeguatamente i muscoli dell'ano. Lo sanno fare, certo, ma non come, per dire, facciamo noi umani. Loro, i cavalli, sono in grado di trattenere quei muscoli per un tempo piuttosto limitato, come succede agli umani da piccoli, quando finisce che si cagano addosso. Uno tenderebbe a ignorare questa notizia, perché i cavalli, in genere, si cagano addosso a loro piacimento (lo fanno tutti gli animali, almeno finché l'uomo, in casi come quelli dei cani addestrati, non insegna loro a farlo in strada invece che sul divano del salotto).

Ok, i cavalli si cagano addosso, direte voi, ma che c'entra la faccenda dell'affogare. O meglio, dell'annegare, perché è di questo che, tecnicamente, si tratta.

Bene: i cavalli, se entrano in acqua e l'acqua raggiunge la zona del culo, rischiano di annegare perché i muscoli dell'ano non possono impedire all'acqua di entrare nel loro intestino retto (sempre che si chiami intestino retto anche nel caso dei cavalli). Un po' come se il cavallo fosse un sottomarino che una volta in acqua apre i suoi portelloni, lasciando libero accesso ai flutti. Col culo dei cavalli succede così. Entrano in acqua, l'ano si apre, incapace di starsene chiuso, l'acqua inizia a entrare e il cavallo, se non si sbriga a uscire, si gonfia fino a morire. Provate a visualizzare la scena, se ci riuscite. Un cavallo che si gonfia d'acqua, pur rimanendo a bocca chiusa. Una scena raccapricciante, converrete.


Io questa cosa l'ho scoperta oggi, a quarantotto anni, mentre cercavo notizie riguardanti l'uscita discografica italiana della settimana, quella di Dediche e manie di Biagio Antonacci.

Dopo l'uscita, circa un mese fa, del singolo In mezzo al mondo, singolo che ha avuto vita breve nelle classifiche, giustamente, di una bruttezza talmente eccessiva da sembrare voluta, venerdì 10 novembre è uscito l'album, ma nessuno se ne è sostanzialmente accorto.

Perché nei giorni precedenti si sono ovviamente tutti occupati di Poetica, il nuovo singolo di Cesare Cremonini. Un brano difficile, volutamente difficile verrebbe da dire, lungo cinque minuti e mezzo, tutto suonato anche con strumenti non esattamente canonici, oggi, come il theremin, con un finale pinkfloydiano che ha stupito tutti, essendo Poetica uscito il giorno dell'apertura delle vendite dei biglietti del primo tour negli stadi del cantautore bolognese.

Cioè, tutti si aspettavano il singolone riempipista e arriva la suite col theremin. Ripeto, operazione perfettamente riuscita, perché Poetica, il titolo dice già tutto, è un brano alto, che cambia struttura a ogni passaggio, difficile da cantare e memorizzare, per questo, anche per questo, riconosciuto come un brano d'autore, molto d'autore, un brano in grado di mettere d'accordo tutti, da Rockit a TV Sorrisi e Canzoni. Ecco, prima tutti hanno parlato di Cesare Cremonini e del suo Poetica, e poi, quando il giorno di Dediche e manie è arrivato, tutti hanno iniziato a parlare di Oh vita, il nuovo singolo di Jovanotti. Singolo che anticipa l'album prodotto da Rick Rubin, mica Fabrizio Ferraguzzo, come per Antonacci, che manco fosse un ragazzino uscito da un talent affida la produzione a più nomi, lasciando la parte del leone a Ferraguzzo e coinvolgendo gente del calibro di Placido Salamone o Davide Tagliapietra. Singolo che riporta Jovanotti lì dove si trovava una ventina di anni fa, solo con l'esperienza di oggi, lui, come Antonacci, sopra i cinquanta.

Lo ascolti e pensi, cazzo, Jovanotti con Rick Rubin, correndo con la mente a Johnny Cash e a tutti gli altri, ma escludendo, il subconscio ci ama e fa così, Vanessa Carlton o Justin Bieber. La ascolti e dici, cazzo Jovanotti con Rick Rubin spacca, non fosse che Loser di Beck è uscito già da qualche annetto. Poi però vedi Jovanotti che omaggia Primo nel video, e allora dimentichi Beck e ti lasci andare a rispetto assoluto.


E sia come sia, dopo Cesare Cremonini con la sua Poetica, ecco che arriva Jovanotti con la sua Oh Vita, e ancora una volta di Biagio Antonacci, niente, non rimane traccia. Così ti metti lì, su Google, per vedere se magari da qualche parte qualcuno ne ha parlato. Se magari, tolti i soliti marchettari, che pur di compiacere il suo, di lui, ufficio stampa direbbero meraviglie pure di un album di Alvaro Vitali che fa scoregge, tolti i soliti marchettari, ti dici, qualcuno magari ne ha parlato.

Invece niente, nessuna traccia, si parla di Tiziano Ferro che fa un duetto con Levante, di Fedez e J-Ax che tornano con il solito repack ma con cinque immancabili inediti, di Ermal Meta che duetta con Elisa, di Michele Bravi, Cristo, di Michele Bravi, ma di lui niente.

Trovi la notizia che al tipo biondo dei Fichi d'India dovranno tagliare il pisello perché gli è andata male una operazione per aumentarne le dimensioni, ma di Biagio niente.

Trovi più notizie utili sui cavalli che annegano dal buco del culo, ma di Biagio niente.

Ecco. In effetti, ti dici, la notizia dei cavalli che annegano o affogano, non hai mai capito bene la differenza, dal buco del culo è sicuramente più interessante, al punto da chiederti come hai fatto a vivere quarantotto anni senza saperla, sta faccenda dei cavalli e del loro buco del culo.

Una notizia più interessante e anche più rilevante, perché con ogni probabilità ci sono più cavalli che in questo momento stanno annegando per colpa di uno sfintere ingestibile di quante persone non stiano comprando Dediche e manie.


Il primo album di Biagio Antonacci dopo tre anni e passa dal precedente.


Bocca inutile (cit.), ti dici.


Pensi a Biagio Antonacci.
Pensi a quei poveri cavalli.

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