Ventura è il leader perfetto di questo centrosinistra

Divisioni in campo, personalismi, leadership continuamente messe in discussione. Quante inquietanti analogie tra gli azzurri e il centrosinistra. Un disastro consumato sul campo e, andando avanti così, un tracollo annunciato alle elezioni. E tifosi ed elettori hanno perso la passione

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14 Novembre Nov 2017 1330 14 novembre 2017 14 Novembre 2017 - 13:30

Divisioni in campo, personalismi, leadership continuamente messe in discussione. Soprattutto, la consapevolezza di dover fare presto i conti con i propri errori. Calcio e politica saranno pure realtà lontanissime, ma è impossibile non cogliere alcune inquietanti analogie tra la Nazionale e il centrosinistra. Un disastro consumato sul campo e uno, in assenza di novità, annunciato alle elezioni. E la prossima estate, mentre gli avversari festeggiano, azzurri e progressisti rischiano di rimanere soli con i propri rimorsi.

Nella serata di ieri si è consumata l’ultima pagina delle due storie. Al Meazza di Milano la Nazionale è riuscita a mancare la qualificazione ai mondiali di Russia. L’ultima volta era successo sessant’anni fa. Nel frattempo al Nazareno il segretario dem Matteo Renzi ha aperto alle forze di sinistra. Un appello per un estremo tentativo di unità, chissà quanto sincero, già respinto al mittente dai destinatari. Lo scenario che si apre è quello di una sconfitta, politica e sportiva. Il tracollo calcistico è già stato raggiunto, un dramma dalle dimensioni colossali. Ma in assenza di clamorose novità, rischia di arrivare presto anche quello politico. Perché è evidente che se il centrosinistra si presenterà alle elezioni diviso, schierando nei collegi uninominali i propri candidati l’uno contro l’altro, la prospettiva è una lunga stagione all’opposizione.

Sullo sfondo restano due leader sotto attacco. L’allenatore Gian Piero Ventura, delegittimato da tempo. Fischiato allo stadio prima della partita, criticato apertamente dai suoi giocatori e dalla stampa. Ma anche Matteo Renzi, confermato dal suo popolo alle ultime primarie, eppure continuamente messo in discussione dai suoi ipotetici alleati

E gli avversari festeggiano. Le nazionali che si contenderanno la Coppa del Mondo già scartano una delle pretendenti alla vittoria finale. Intanto centrodestra e Cinque Stelle possono pianificare una campagna elettorale a due, quasi uno scontro diretto per Palazzo Chigi. Un po’ quello che è successo qualche giorno fa in Sicilia, dove al centrosinistra dilaniato dalle divisioni è rimasto solo il ruolo di comparsa. Negli spogliatoi del Meazza e sulla scena politica restano due squadre piene di personalismi. Un centrosinistra diviso in decine di sigle e partitini, un mondo evidentemente incapace di trovare una sintesi. Dove le leadership che si dividono la scena - solo negli ultimi giorni ecco spuntare gli astri nascenti di Pietro Grasso e Laura Boldrini - raramente sembrano in grado anteporre il collettivo alle singole aspirazioni. Accade lo stesso in Nazionale, dove nello spogliatoio convivono le forti personalità dei giocatori più rappresentativi. È l’immagine di Daniele De Rossi che nel finale di partita, mentre l’Italia insegue il gol della qualificazione, si rifiuta giustamente di entrare in campo contravvenendo alle scelte del ct.

Sullo sfondo restano due leader sotto attacco. L’allenatore Gian Piero Ventura, delegittimato da tempo. Fischiato allo stadio prima della partita, messo in dubbio dai propri giocatori, criticato apertamente da stampa e commentatori. Ma anche Matteo Renzi, confermato dal suo popolo alle ultime primarie. Eppure continuamente messo in discussione dai suoi ipotetici alleati, che ne chiedono un passo indietro come presupposto per l’alleanza. Intanto, in Nazionale e nel centrosinistra, ecco tornare l’immancabile nostalgia del passato. Anche in caso di qualificazione, il mondo del calcio era pronto a chiedere la testa di Ventura. Qualcuno si immaginava di riportare alla guida degli azzurri Antonio Conte, altri sognavano di affidare la panchina a Carlo Ancelotti. Nel centrosinistra, invece, spunta a giorni alterni il ricordo di Romano Prodi e Walter Veltroni, padri nobili e protagonisti di un passato che incombe sulle difficoltà attuali. E così a Renzi e Ventura non resta che riconoscere i propri errori. Ognuno secondo il suo stile e le diverse gradazioni della sconfitta. Protagonista di un tracollo che resterà nei libri di scuola, ieri il ct azzurro ha chiesto scusa al Paese assumendosi buona parte delle colpe (sarebbe stato difficile il contrario). Renzi la sua partita deve ancora giocarla, non è ancora detto che la perderà. Ma una prima assunzione di responsabilità l’ha già presa, accettando di tornare sui suoi passi e aprendo alla sinistra. Chissà, forse nell’intervento davanti alla Direzione dem c’è molta tattica. Il leader del Pd ha avanzato una proposta unitaria sperando di dividere i suoi interlocutori. Ma ha pubblicamente ammesso un’inversione di rotta, non è poco.

Intanto tifosi ed elettori sembrano aver perso la voglia. Illusi e delusi, gli italiani non votano più e non seguono la Nazionale. Un tempo il nostro Paese era famoso per queste due passioni: avevamo il record di affluenza alle urne e di presenze allo stadio. Oggi la sconfitta si misura proprio nei numeri

Intanto tifosi ed elettori sembrano aver perso la voglia. Illusi e delusi, gli italiani non votano più e non seguono la Nazionale. Un tempo il nostro Paese era famoso per queste due passioni: avevamo il record di affluenza alle urne e di presenze allo stadio. Oggi la sconfitta si misura proprio nei numeri. La nazionale di Ventura non ha mai scaldato i cuori: ad eccezione dei 15 milioni di telespettatori che ieri hanno seguito la partita contro la Svezia, ormai da tempo gli azzurri hanno perso il loro appeal. È lo stesso alle elezioni. Archiviati partiti di massa e ideologie, da alcuni anni gli italiani hanno iniziato a disertare le urne. Alle Politiche del 2013 si è toccato il minimo storico, alle regionali in Sicilia si sono presentati al voto meno della metà degli elettori. La prossima primavera si rischia di conquistare un nuovo record negativo. E il futuro non promette nulla di buono.

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