Più proposte, meno disfattismo: la risposta alle critiche dei ventenni del Pd

Contestati in un articolo pubblicato su Linkiesta per il documento “La parola ai ventenni - #Italia2020”, i giovani del Pd non si fanno attendere e rispondono alle critiche

Pd Linkiesta
15 Novembre Nov 2017 1420 15 novembre 2017 15 Novembre 2017 - 14:20

Nell’ultima Direzione Nazionale del Partito Democratico Ludovica Cioria ha presentato e chiesto di porre all’attenzione del partito un documento intitolato “La parola ai ventenni - #Italia2020”, contenente una serie di proposte concretissime, scritte da questo gruppo di giovani democratici provenienti da tutta Italia.

Oggi su questa testata tre blogger criticano fortemente il documento, denotando un’inconsistenza dei contenuti e un’inefficacia del linguaggio.

Posto che fare politica comprende, nelle sue mille sfaccettature, anche la capacità di accettare le critiche e le opinioni altrui, non rinneghiamo nè rigettiamo il nostro pieno rispetto per la dialettica democratica, sia quando va a nostro vantaggio, sia quando va a nostro svantaggio.

Cogliamo quindi l’occasione innanzitutto per ringraziare dell’attenzione riservata al nostro contenuto, ma sentiamo l’esigenza di spiegare alcuni punti forse poco chiari a questi interlocutori.

1. LA FORMA

E’ quanto mai curioso che una critica parta dalla forma, dal fatto che i punti siano scritti in maniera differente, alcuni più approfonditi e altri meno, alcuni in caps lock e altri in minuscolo. Come si dice, la forma talvolta è sostanza, ma sicuramente non è il primo elemento che ci aspettavamo fosse preso in considerazione per analizzare un documento di proposte. Tuttavia non tutti i mali vengono per nuocere. Ne approfittiamo quindi per spiegare che il documento è nato da un lavoro coordinato svolto parallelamente ai nostri impegni quotidiani di studenti, lavoratori (precari, ma non indulgeremo su questo punto per non trasformarci nel solito clichè auto commiserativo dei giovani precari) e amministratori e dirigenti locali. L’abbiamo scritto nelle pause tra le lezioni universitari, nei ritagli di tempo dopo il lavoro, nei momenti liberi dopo le riunioni e i consigli. Quindi sì, graficamente lascia un po’ a desiderare, ma abbiamo avuto l’ardire di pensare che per una riflessione interna e iniziale questo non fosse un elemento essenziale. Ci chiediamo infine come possa definirsi un documento superficiale e dalemiano allo stesso tempo, ma questo è un dubbio che riteniamo di poter accantonare.

2. LA SOSTANZA

Qui veniamo al punto che ci è più caro, perché la critica sull’inconsistenza del documento tradisce un’analisi piuttosto superficiale che (forse volutamente) accantona un paio di elementi fondamentali per capire l’origine e lo scopo di questo documento. Le proposte contenute in esso provengono da esperienze dirette e circostanziate che abbiamo raccolto in tanti anni di militanza, e non vogliono assolutamente essere definitive, né hanno l’intenzione di sostituire o rappresentare intere parti del programma per le politiche del Partito Democratico. Questi contenuti potrebbero essere definiti in un linguaggio smart che piacerà ai nostri interlocutori, la “fase 1.0” della proposta, un primo step di stimolo alla riflessione e all’analisi. È per questo che sono scarne, è per questo che sono abbozzate, è per questo che abbiamo chiesto di discuterle e, dopo un adeguato approfondimento da parte di persone più competenti ed esperte di noi, inserirle nel programma. Trattare quindi come definitivo, esaustivo e conclusivo un documento che rappresenta invece una prima proposta, uno spunto di riflessione, un punto di orientamento dell’analisi, non è ingiusto, è proprio scorretto. Molto spesso chi fa politica sente lamentare da parte delle persone che ne sono estranee una certa lontananza dei contenuti e del linguaggio, una mancanza di concretezza nelle proposte. Noi abbiamo provato, per una volta, a portare all’attenzione dei vertici del partito alcuni spunti concreti di dibattito che, come spiegava Ludovica Cioria presentando il documento siano comprensibili anche per i nostri amici durante una chiacchierata informale e dai quali abbiamo chiesto di far partire una riflessione più approfondita e composita.

3. I PROPONENTI

Per correttezza specifichiamo che questo documento nasce da un lavoro spontaneo e coordinato di alcuni giovani democratici provenienti da tutta Italia, quindi non è il contributo unico o ufficiale dei giovani del PD e nemmeno il contenuto dei Millennials della Direzione.

Abbiamo semplicemente provato ad accendere i riflettori della politica su una serie di suggestioni che riteniamo essere comprensibili anche da chi dalla politica oggi è molto lontano. Non abbiamo mai voluto considerare quelle proposte come esaustive delle esigenze della nostra generazione o dell’universo mondo. Semplicemente, abbiamo proposto una serie di contenuti tematici in una Direzione del nostro partito. Spesso la politica viene accusata di parlare solo di coalizioni, posizionamenti tattici e manuale Cencelli, allora perché non avviare un dibattito su sei pagine di proposte concrete?

Si poteva fare meglio? Certo, si può sempre fare meglio ed è per questo che le critiche di merito vanno sempre ascoltate.

Si poteva non fare? Certo, ma oggi avremmo passato, tanto per cambiare, tutto il giorno a parlare di chi entrerà nella coalizione di sinistra o di chi farà il candidato premier. Per una volta, invece, ci troviamo a parlare di cosa serva alla nostra generazione: scusateci se suona strano.

Esiste una certa tendenza in Italia a tralasciare il buono che c’è all’interno dei processi, per preferire un atteggiamento di disfattismo totale e aprioristico, forse in parte utile a nascondere le nostre stesse mancanze. Insomma vorremmo tutti essere un po’ Jep Gambardella, che non voleva partecipare alle feste ma solo avere il potere di farle fallire. Perché è comodo, perché è cool, perché è divertente, e soprattutto perché è deresponsabilizzante.

Tuttavia chi decide, del tutto controtendenza rispetto ai tempi, di far politica a 20 anni e quindi di mettersi in gioco per ascoltare, trasmettere e rispondere ai bisogni della società, non può proprio permettersi di pensarla così. Anzi, ha il dovere di provare, di sbagliare, di riprovare, di ascoltare le critiche, di migliorare e di difendere la dignità di quello in cui crede e di quello che fa. Sempre.

PS. Questo articolo non ci ha consentito di approfondire adeguatamente tutta la vicenda per ovvie e legittime ragioni di spazio, ma per chi volesse incontrarci, siamo assolutamente interessati al confronto e all’approfondimento, molto più che ai like sui social network.

Ludovica Cioria (segretaria Giovani democratici Piemonte)
Matteo Pellicciotta (segretario Gd Valle d'Aosta)
Francesco Di Vita (segretario Gd Marche)
Michele Albiani (responsabile diritti Gd Nazionale)
Gaia Romani (direzione nazionale Pd)
Luca Bonacini (segretario federale Gd Reggio Emilia),
Alberto Restucci (segretario federale Gd Venezia)
Federica Venturelli (consigliera comunale Pd Modena)
Davide Montanaro (segretario federale Gd Bari)

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