Schiavizzati? Morti? Chissenefrega dei migranti (se non sbarcano da noi)

Le accuse dell’Onu sugli accordi disumani tra Europa e Libia, le immagini della Cnn sulla tratta degli schiavi: ma ora che non ci sono più sbarchi, a nessuno frega nulla di aiutare quei disperati a scappare dall’inferno. Complimentoni, Italia ed Europa

Libia_Linkiesta
15 Novembre Nov 2017 0750 15 novembre 2017 15 Novembre 2017 - 07:50

Casa loro si chiama Tripoli, o Sebha, o col nome di uno dei trenta e rotti centri di detenzione presenti in Libia sulla rotta verso Misurata, quelli che l’Onu, giusto ieri, ha definito per bocca del suo alto rappresentante ai diritti umani «un oltraggio alla coscienza dell'umanità». Casa loro è un campo di concentramento in cui vengono torturati o venduti come schiavi per estorcere loro tutto il denaro possibile per pagarsi la liberazione, come ha testimoniato una recente testimonianza filmata della Cnn.

Casa loro è Sabrata, città costiera a 100 km da Tripoli, dove 14.500 migranti, tra cui donne incinte, neonati e bambini senza genitori, sono rimasti bloccati nelle mani dei trafficanti in fattorie, case e magazzini senza cibo, acqua, vestiti scarpe e servizi igienici. Casa loro sono i tremila chilometri che hanno fatto per arrivare lì, passando per il Niger e l’Algeria, spendendo tutto quel che avevano per ritrovarsi bloccati sull’altra sponda del Mediterraneo, da un accordo “disumano” – copyright Onu, di nuovo – tra la Libia e l’Unione Europea, per interposta Italia.

Casa loro è dove abbiamo deciso di lasciarli, lontano dagli occhi e dal cuore, mentre in spregio del ridicolo definiamo Apocalisse la mancata qualificazione ai mondiali di calcio in Russia della nostra nazionale. Casa loro è dove monterà un odio così feroce verso questa Penisola di indifferenti complici dell’orrore che non sappiamo cosa ci porterà in dono, quando si manifesterà al di là del mare.

Casa loro è dove Matteo Salvini, Luigi Di Maio e buon ultimo Matteo Renzi – “ma davvero a casa loro” – vorrebbero aiutarli. Fino a che sbarcano qua, ovviamente. Perché quando il problema migranti sparisce dai radar della politica, aiutarli a casa loro torna a essere istantaneamente l’ultimo dei problemi. Una prova? Eccola:per lo sviluppo e gli investimenti nei paesi africani, allo scopo di affrontare in un quadro di partnership il fenomeno delle migratorio”. Risultato? Quei 200 milioni erano talmente di “medio – lungo periodo” che sono diventati 30 per il 2018 e 50 per il 2019. Briciole di pane che dovrebbero risolvere i problemi dell’Africa, secondo le migliori menti di una nazione del G7.

Casa loro è dove abbiamo deciso di lasciarli, lontano dagli occhi e dal cuore, mentre in spregio del ridicolo definiamo “Apocalisse” la mancata qualificazione ai mondiali di calcio in Russia della nostra nazionale. Casa loro è dove monterà un odio così feroce verso questa Penisola di indifferenti complici dell’orrore che non sappiamo cosa ci porterà in dono, quando si manifesterà al di là del mare. Casa loro è il buco nero della nostra cattiva coscienza collettiva, lo stigma che ci porteremo appresso quando in un futuro lontano si parlerà di noi. Che sia chiaro, perlomeno.

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