“Investire sulla famiglia per rilanciare l'economia”: ecco come nasce la Fabbrica per l’Eccellenza

Parte il 22 novembre un progetto innovativo di Compagnia delle Opere per le medie imprese. Dionigi Gianola (Cdo): «Vogliamo rimettere l’uomo al centro dello sviluppo dell’economia. E valorizzare i talenti»

Fabbrica Eccellenze Linkiesta
17 Novembre Nov 2017 1130 17 novembre 2017 17 Novembre 2017 - 11:30
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L’appuntamento è per il prossimo 22 novembre al Samsung District. È lì, tra i grattacieli della nuova Milano di Porta Nuova e Varesine che vedrà la luce “Fabbrica per l’eccellenza”, una giornata di incontri, ma soprattutto l’inizio di un innovativo progetto di Compagnia delle Opere. Learning community, comunità dell’apprendimento, per le medie aziende e le aspiranti tali, la definisce il direttore Dionigi Gianola. Difficilmente si riuscirebbe a trovare una denominazione più azzeccata, in effetti. Perché nei fatti, di una specie di scuola si tratta. Solo, senza insegnanti e alunni, ma nel contesto di una comunità di pari in cui ogni realtà prova a imparare come si cresce, regalando e ricevendo consigli e buone pratiche, a fare scouting di realtà affini cui associarsi o magari nelle quali entrare, ad andare alla ricerca di nuove competenze e nuovi addetti.

«Recenti studi di un professore di Harward, Ricardo Hausmann, hanno dimostrato che la competitività di un sistema economico dipende dal suo grado di complessità, che dipende a sua volta da specializzazione e di varietà – spiega Dionigi Gianola, direttore generale di Cdo, raccontando il perché di “Fabbrica per l’eccellenza” -. In Italia c’è tanta specializzazione, garantita dalle piccole realtà imprenditoriali, ma manca terribilmente la varietà: ci sono troppe poche aziende con più di cinquanta dipendenti». Obiettivo, quindi: sostenere la competitività delle medie imprese e favorire la crescita di quelle più piccole ad alto potenziale.

Perché nei fatti, di una specie di scuola si tratta. Solo, senza insegnanti e alunni, ma nel contesto di una comunità di pari in cui ogni realtà prova a imparare come si cresce, regalando e ricevendo consigli e buone pratiche, a fare scouting di realtà affini cui associarsi o magari nelle quali entrare, ad andare alla ricerca di nuove competenze e nuovi addetti

Quattro sono i pilastri di questo nuovo percorso, ognuno dei quali sarà sviluppato attraverso altrettanti forum tematici lungo tutto il 2018, che approfondiranno ciascuno i temi su cui le imprese sceglieranno di confrontarsi. Non solo: ci saranno pure le cosiddette fabbriche tematiche, tavoli di lavoro permanenti con imprenditori e manager delle singole aziende, che si svolgeranno lungo tutto il 2018.

«I quattro pilastri di Fabbriche per l’eccellenza sono, nei fatti, i punti cardinali dell’impresa del futuro, secondo Cdo – continua Gianola – : c’è la trasformazione digitale come cambiamento economico e organizzativo, in cui è fondamentale la formazione che porta a identificare nuove figure come i transition manager, che traghettino le imprese verso un modello di industria 4.0. C’è la crescita sostenibile, che noi vogliamo promuovere mettendo attorno al tavolo un ecosistema di competenze, dalle banche agli operatori economici pubblici e privati, tale da aiutare le medie imprese a capire quali siano gli strumenti più adatti per perseguirla. C’è il tema enorme delle competenze e della loro selezione, in cui si aiuteranno le medie imprese a capire come attrarre, far crescere e fidelizzare i giovani talenti. E poi c’è la questione più peculiare e importante di tutte: quella dell’identità e dei valori delle imprese, declinati al futuro. Il nostro obiettivo è realizzare una carta dei valori che definisca la governance aziendale di domani».

È dietro quest’ultimo pilastro, in fondo che si cela il senso ultimo di un progetto come questo: rimettere l’uomo al centro dell’economia reale. E la dimensione del fare impresa come una sfida collettiva, che non coinvolga solo l’individuo imprenditore, ma la società che lo circonda. Un esempio concreto? La talent competition che Cdo ha lanciato a trenta università italiane per creare un nuovo indicatore, la “Corporate family responsibility”, attraverso il quale misurare quanto un’azienda italiana sia stata in grado di coniugare il tempo della famiglia e del lavoro: «Riteniamo che la famiglia sia un punto base di rilancio per l’economia italiana - L’impresa deve essere motore di innovazione e ricostruzione sociale e investire sulla famiglia significa investire su nuova socialità. Dietro alle imprese, medie e piccole, c’è sempre una famiglia. E non si può prescindere da loro, se si vuole rilanciare l’economia».

Se pensiamo agli anni del dopoguerra, già allora le medie aziende erano leader dei distretti industriali. Tanta manodopera diretta, tanto indotto. Erano un traino in tutto. Impatto sociale importante nell’ecosistema di valore di tutto il territorio. Il ruolo delle Medie Imprese, a distanza di trent’anni, è ancora questo.

È un progetto che esce dal recinto di CDO: "Partiamo dai nostri soci - conclude Gianola - ma la proposta è allargata a tutte le medie aziende italiane. Noi siamo inclusivi per definizione. Partiamo con questo spirito". Tanto è vero che anche nella giornata del 22 interverranno medie aziende già associate ma anche molte che non lo sono ma sono interessate a questa nuova proposta, da Ducati a Talent Garden, dal Fraunhofer di Bolzano a Samsung, da Icam alla Scm. Esempi niente male, per capire come si diventa eccellenze.

«L’impresa deve essere motore di innovazione e ricostruzione sociale e investire sulla famiglia significa investire su nuova socialità. Dietro alle imprese, medie e piccole, c’è sempre una famiglia. E non si può prescindere da loro, se si vuole rilanciare l’economia».

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