Il caso Fabio Vettorel, un orrore giudiziario che deve far vergognare l’Italia, la Germania e l’Europa

È stato incarcerato a luglio, dopo il G20 di Amburgo ed è ancora in galera, unico rimasto di 73. Un pericoloso criminale? No, un diciannovenne con capi d’imputazione ridicoli e testimoni imbarazzanti. Perché il governo italiano non fa niente?

Fabio Vettorel
18 Novembre Nov 2017 0717 18 novembre 2017 18 Novembre 2017 - 07:17

È riduttivo definire paradossale e kafkiana la storia di Fabio Vettorel, diciannovenne di Feltre in carcere in via preventiva ad Amburgo da quattro mesi abbondanti, la cui scarcerazione è stata prima accolta e poi respinta dopo il ricorso del Pubblico Ministero. Se ne riparla venerdì prossimo, a quanto pare. Forse.

Facciamo un breve riassunto per chi non la conoscesse: succede che la polizia tedesca – così come la nostra a Genova nel 2001: tutto il mondo è Paese – si fa trovare impreparata in occasione del G20 di Amburgo dello scorso 7-8 luglio. Succede che arresta 73 persone e che tra loro ci siano undici italiani. Succede che i tedeschi siano immediatamente rilasciati, a differenza degli italiani. Succede che anche gli italiani, ma mano che il tempo passa, vengano rimessi in libertà, il penultimo dei quali, il catanese Alberto Rapisarda, o scorso 25 ottobre. Succede che a un certo punto della storia in galera ci rimane solo lui, Fabio Vettorel.

Un pericoloso criminale, penserete. Il capo dei facinorosi. A quanto pare no. Le accuse sono – eufemismo – evanescenti. Racconta Tonia Mastrobuoni su La Repubblica che i testimoni dell’accusa, sfilati in tribunale a giustificare l’arresto di Vettorel, sono «cinque poliziotti che non hanno mai visto Fabio (…) uno più imbarazzante dell’altro». Uno di loro, ad esempio, sostiene di aver visto partire 15 grandi pietre dallo spezzone di corteo in cui si trovava Vettorel. Il suo collega testimonia il contrario. E per le telecamere della polizia che filmano quel luogo in quell’ora, di pietre non ne hanno inquadrata mezza.

Niente da fare. Fabio Vettorel rimane in galera, da cinque mesi, con capi d’imputazione come il disturbo alla quiete pubblica, il tentativo di causare danni mediante mezzi pericolosi e resistenza a pubblico ufficiale. Non esattamente un assassino: seccondo i giornali rischia meno di un anno di galera, dovesse essre condannato. Uno di quelli che sono stati arrestati con lui, il siciliano Orazio Sciuto, è stato condannato a un anno di reclusione con la condizionale. Eppure dal 3 agosto è sottoposto a un sistema di carcere restrittivo che gli impedisce di avere contatti frequenti e di scambiare posta. Ennesimo mistero.

Fabio Vettorel rimane in galera, da cinque mesi, con capi d’imputazione come il disturbo alla quiete pubblica, il tentativo di causare danni mediante mezzi pericolosi e resistenza a pubblico ufficiale. Uno di quelli che sono stati arrestati con lui, il siciliano Orazio Sciuto, è stato condannato a un anno di reclusione con la condizionale. Eppure dal 3 agosto è sottoposto a un sistema di carcere restrittivo che gli impedisce di avere contatti frequenti e di scambiare posta

Finita? No, nemmeno per sogno: il 2 ottobre, sua madre Jamila – che si è trasferita da tre mesi ad Amburgo per stare vicina al figlio – va a trovarlo nel carcere di Hanoverstad, ma scopre che suo figlio non sta più lì. È stato trasferito in un altro carcere, ma nessuno ha avvisato né lei, né il padre, né l’avvocato. Perché nessuno ha detto loro niente? Perché nessuno continua a non dire loro niente per giorni? Ennesima violazione dei diritti, ennesimo mistero.

Abbastanza per attivare Amnesty International e alcuni politici sensibili al tema degli abusi carcerari come Laura Puppato del Partito Democratico, che ha presentato un’interrogazione in Senato, e come Luigi Manconi: “Secondo la Raccomandazione 2006/13 del Comitato dei ministri del Consiglio d’Europa, il fatto che una persona sospettata di aver commesso un reato non sia cittadino o non abbia la residenza dello Stato in cui è avvenuto il presunto reato non è un motivo sufficiente per stabilire che vi sia quel rischio di fuga che giustificherebbe la detenzione preventiva”, si legge. «Su una questione delicatissima e cruciale per il livello di democrazia dell’Ue, come la libertà personale, i diritti e le garanzie non sono uguali per tutti i cittadini europei», ribatte Manconi.

Per Renzi, Gentiloni, Alfano niente da dichiarare. Lo stesso per Salvini, Meloni e destre assortite, che invece per i Marò incarcerati in India avevano fatto fuoco e fiamme. Silenzio anche dall’Unione Europea, che come suo solito fatica a essere consequenziale ai suoi principi, anche quando si tratta di diritti umani. E silenzio pure dal governo tedesco, che evidentemente se nessuno lo sollecita continuerà a fare orecchie da mercante. E intanto un adolescente italiano, poco più che maggiorenne, è ancora in galera. Vivissimi complimenti.

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