"Humanification", quando la tecnologia ci aiuta ad essere più umani

Il 7 e l'8 novembre a CityLife un incontro fra imprese e giovani innovatori ha portato alla luce temi importanti per il futuro del lavoro. E su come la tecnologia può aiutarci a ricostruire rapporti umani

Humanification Linkiesra
20 Novembre Nov 2017 1300 20 novembre 2017 20 Novembre 2017 - 13:00
Tendenze Online

Humanification. Tenetela a mente, questa parola. Perché è la chiave attraverso cui leggere la via utopica alla rivoluzione digitale di questi anni: una via all’evoluzione dell’umano, in cui il centro dell’innovazione torna a essere l’uomo e la tecnologia torna a essere uno strumento che ne amplifica le potenzialità e ne amplia lo spettro delle possibilità.

L’humanification è stata il cuore – oltre che il titolo - del World Business Forum di Milano, che si è tenuto lo scorso 7 e 8 novembre nel centro congressi del nuovo quartiere di CityLife, quello delle Tre Torri. Un evento che ha visto tra i relatori, innovatori del calibro di Nicholas Negroponte, Randi Zuckerberg, Michael Porter e Chris Anderson.

Proprio Anderson è stato ospite di un lunch meeting organizzato da Porsche Consulting assieme ad alcune delle imprese del made in Italy cui offre consulenza, da Illy a Lamborghini, da Bonfiglioli a Ferragamo. Un’occasione in più, questa, per cercare di trasferire alle imprese del made in Italy, che già innovano, il senso di quel che stanno facendo, e la direzione di marcia in cui si stanno muovendo: «Di solito quando si parla di persona al centro, si parla di persona come cliente – riflette Josef Nierling, amministratore delegato di Porsche Consulting Italia -. Lo condivido, e molti speech del Wobi stesso erano su quello: costruire valore attorno al cliente. Quanto la digitalizzazione mi permette di capirlo? Quanto mi permette di soddisfare e anticipare i suoi bisogni?».

«Come possiamo spingere le persone a costruire nuovi concetti? E qual è il modo giusto per farlo? Oggi creatività significa sperimentare, sbagliare».

Non c’è solo quello, però: «Dal mio punto di vista ci sono almeno altri due focus – continua Nierling –. Il primo riguarda la persona creativa, quella che dentro l’azienda costruisce nuovi concetti e nuovo valore attorno al cliente. Come possiamo spingere le persone a costruire nuovi concetti? E qual è il modo giusto per farlo? Oggi creatività significa sperimentare, sbagliare». Quindi, un approccio di design thinking, che va molto di moda in questi anni, con in più la «sperimentazione empirica sul modello della produzione creativa di Bruno Munari». Il motivo è molto semplice, spiega ancora Nierling: «Come ci ha detto Chris Anderson, il problema dell’Europa è che non rischia. Noi dobbiamo riappropriarci della capacità e della voglia di rischiare».

Non solo: oggi Porsche Consulting sperimenta modelli di agile development, per aumentare i cicli di sperimentazione e accelerare il cambiamento, studiando come le persone reagiscono, come si approcciano all’apprendimento, alla delega, all’empowerment e alla motivazione nel fare le cose: «Non mi serve l’esperto massimo per realizzare progetti di questo tipo – spiega ancora Nierling -, ma il talento che capisce rapidamente cosa bisogna imparare e che sa costruirsi una nuova competenza, per poi abbandonarla e ricostruirla di nuovo».

«L’unico modo per umanizzare il lavoro attraverso la tecnologia è moltiplicare le possibilità di relazioni umane».

Non è finita: la terza persona da mettere al centro dell’innovazione è quella che lavora, che realizza la trasformazione. In questo caso, la parola chiave sorprendentemente è “relazione”: «L’unico modo per umanizzare il lavoro attraverso la tecnologia è moltiplicare le possibilità di relazioni umane – continua Nierling -. Leggevo uno studio interessante della metà del secolo scorso che spiegava che maggiore era la distanza fisica, minore il numero di lettere che ci scambiavamo. Oggi quello studio è stato riproposto con le email e abbiamo scoperto che il processo è lo stesso: lontano dagli occhi, lontano dal cuore. Un problema serio, questo, in un’epoca di gruppi globali e di smart working. La tecnologia può aiutare le persone a riappropriarsi di queste relazioni?»

Bella domanda. Gli esempi, nel contesto della stessa Porsche, casa madre della società di consulenza, non mancano: «Grazie alla tecnologie digitali stiamo riguadagnando la nostro capacità di sperimentare – racconta Nierling - Lo stiamo facendo attraverso progetti di open innovation: il nostro Porsche Digital Lab a Berlino è aperto una volta al mese a soggetti esterni a Porsche stessa per pensare in modo nuovo e laterale le cose. Contemporaneamente stiamo riprogettando uffici e spazi produttivi che consentano di avvicinare le persone anziché allontanarle». E forse, il concetto di humanification, è tutto condensato in queste ultime cinque parole.

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