Da Brizzi a Tavecchio, dietro le molestie il tanfo dello scontro di potere (tra maschi)

Le tempistiche della denuncia (mediatica) all’ormai ex presidente della Figc, a poche ore dalle dimissioni, fa sorgere qualche dubbio: e se alla fine le donne stessero offrendo il loro corpo e le molestie che hanno subito per dei regolamenti di conti tra uomini al potere?

Tavecchio Linkiesta

Carlo Tavecchio, presidente dimissionario della Federazione Italiana Giuoco Calcio

Alberto PIZZOLI / AFP

23 Novembre Nov 2017 0750 23 novembre 2017 23 Novembre 2017 - 07:50

Occhio. Dobbiamo dircelo noi per primi, che abbiamo dato spazio alle denunce di presunte molestie, con o senza nomi e cognomi, che sono emerse dopo il caso che ha coinvolto il produttore cinematografico americano Harvey Weinstein. Dobbiamo dircelo, dopo che abbiamo sostenuto, un po’ come si faceva coi pentiti di mafia o con le dichiarazioni spontanee in procura ai tempi di Tangentopoli, che la delazione fosse in ogni caso meritoria, se necessaria per scoperchiare un vizio malsano della nostra società. Dobbiamo dircelo, noi che abbiamo pensato, anche solo per un secondo, che i danni collaterali fossero, per l’appunto, collaterali. Che chissenefrega della reputazione di questo o quel registra, della sua vita, dei suoi affetti, della stessa presunzione d’innocenza. E chissenefrega – brutta bestia, l’invidia sociale - perché lui ha i soldi e il potere, e allora ogni mezzo è consentito per giocare ad armi pari.

Occhio. Perché dietro a questa storia di molestie, nostrane e non, man mano che passa il tempo si alza il tanfo insopportabile dello scontro di potere e del regolamento di conti, di cui la molestia a sfondo sessuale – complice lo stigma sociale oggi alle stelle, domani chissà – non è che l’arma perfetta. Prendete Carlo Tavecchio, presidente della Figc: dopo la sconfitta con la Svezia che ci è costata i mondiali sembrava intenzionato a restarsene bello seduto sulla sua poltrona. Improvvisamente, cambia idea. E improvvisamente, il giorno dopo, esce la testimonianza di una presunta molestia, in questo caso pare comprovata da registrazioni audio e video. Un caso? Speriamo di sì, facciamo finta di no. Così fosse, avreste appena visto in azione l’arma della molestia come strumento di lotta di potere. E la donna, che in teoria dovrebbe essere soggetto attivo di una rivoluzione dei costumi, come mero oggetto – in questo caso, contundente – in una guerra tra uomini.

Occhio, di nuovo. Perché gli ingredienti per il delitto perfetto ci sono tutti. C’è una parte offesa, contro la quale, per definizione, non ci si può schierare. C’è la sua confessione, che anche se delatoria è fuor di ogni dubbio credibile, un po’ come quella dei pentiti di mafia. C’è una questione morale, contro cui schierarsi vuol dire, sempre per definizione, aver qualcosa da nascondere. E c’è pure un’opinione pubblica coi forconi in mano, assetata del sangue di chi ha più di lui

Domanda: è plausibile che anche con Fausto Brizzi, o con Kevin Spacey, o con John Lasseter di Disney Pixar, si stia seguendo il medesimo pattern? Che i comportamenti – tanto sbagliati e deprecabili, quando ahinoi diffusi – siano usati come strumento per farli uscire dal giro? Che vi sia la possibilità, anche solo remota, che in questo clima da caccia alle streghe finisca sul rogo qualche presunto peccatore di troppo, magari un innocente, scelto strategicamente tra quelli che devono essere fatti fuori? Che da questa festa di maiali che cadono (copyright Asia Argento) non uscirà una società nuova, né una nuova idea di parità di genere, ma solamente una nuova generazione di maschi al potere, giusto un po' più accorti dei loro predecessori?

Occhio, di nuovo. Perché gli ingredienti per il delitto perfetto ci sono tutti. C’è una parte offesa, contro la quale, per definizione, non ci si può schierare. C’è la sua confessione, che anche se delatoria è fuor di ogni dubbio credibile, un po’ come quella dei pentiti di mafia. C’è una questione morale, contro cui schierarsi vuol dire, sempre per definizione, aver qualcosa da nascondere. E c’è pure un’opinione pubblica coi forconi in mano, assetata del sangue di chi ha più di lui. Per i più svegli e i più cinici, non c’è momento migliore per far saltare qualche nemico, o per salire qualche gradino. Salvo poi pentircene, vi conosciamo, se le conseguenze sfuggiranno al nostro controllo. Noi ve l’abbiamo detto. Occhio. Che fare ammenda vent’anni dopo funziona, ma non vale.

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