Il problema sanitario italiano non sono i No Vax, è la povertà

Dedicato a chi pensa che il problema siano solo gli antivaccinisti: in Italia le famiglie pagano l'8% in più delle prestazioni sanitarie rispetto alla media europea. E il 15% dei meno abbienti non ha pieno accesso alle cure mediche

Sanità
24 Novembre Nov 2017 0750 24 novembre 2017 24 Novembre 2017 - 07:50

«I movimenti no vax hanno la responsabilità morale della morte di diversi bambini». Così ha detto il Commissario Europeo alla Sanità Vytenis Andriukatis, presentando il rapporto sullo stato della salute nell’Unione Europea. L’ha fatto, rispondendo a una domanda relativa alle posizioni ambigue del Movimento Cinque Stelle e, più in generale, al difficile rapporto che il Belpaese ha da qualche anno con i vaccini. Tutto vero, ma se non altro la questione si può risolvere, e si è risolta, in modo semplice: obblighi i genitori a vaccinare i loro figli e immediatamente la copertura immunitaria torna ad avvicinarsi alla soglia che ricrea l’effetto gregge.

Più difficile è risolvere altri problemi, che il rapporto redatto dall’Osservatorio Europeo sulla Salute e dall’Ocse mostra impietosamente. Già, perché se credete che il nostro sia ancora uno dei sistemi sanitari modello del Vecchio Continente, che almeno in questo campo siamo davanti a tutti, dobbiamo darvi qualche brutta notizia. L’Italia è infatti uno dei Paesi europei in cui vi sono più bisogni sanitari insoddisfatti. Il terzo, per la precisione, dopo Lettonia e Polonia.

L’Italia è infatti uno dei Paesi europei in cui vi sono più bisogni sanitari insoddisfatti. Il terzo, per la precisione, dopo Lettonia e Polonia. E buona parte di questi bisogni sanitari insoddisfatti sono imputabili al costo troppo elevato delle prestazioni: il 23% dei costi sanitari in Italia tocca alle famiglie, contro il 13% della media europea

Seconda brutta notizia, buona parte di questi bisogni sanitari insoddisfatti sono imputabili al costo troppo elevato delle prestazioni – il 23% dei costi sanitari in Italia tocca alle famiglie, contro il 13% della media europea: effetto superticket, verrebbe da dire – e tra le classi meno abbienti arrivano a riguardare il 15% delle famiglie (contro l’1,5% delle famiglie ricche: dieci volte in meno). Alla faccia della sanità per tutti, verrebbe da dire: è la stesso rapporto che parla esplicitamente di «marcate disparità nell’accesso all’assistenza».

Non solo: sono le regioni meridionali, soprattutto, quelle in cui il sistema sanitario mostra le falle maggiori, con una spesa pubblica e privata di molto inferiore alla media nazionale. E forse non è un caso che a livello di indicatori di salute, alcune regioni meridionali presentino dati piuttosto preoccupanti: in Calabria, Campania e Molise, ad esempio, il tasso di sovrappeso e obesità infantile è superiore al 40%.

Non è una questione di poco conto, ed è per prima l’Unione Europea a rendersene conto: «L’offerta di servizi a una popolazione che invecchia mette in crisi la sostenibilità finanziaria» del sistema sanitario italiano, spiega il rapporto. Con il 22% della popolazione oltre i 65 anni e il progressivo innalzamento della speranza di vita, i bisogni sanitari aumenteranno fisiologicamente. E se l’economia continuerà ad arrancare, rischiamo di riprecipitare in un mondo in cui chi ha i soldi si cura e chi non li ha sono fatti suoi. Ne converrete, un problemino molto più tosto da risolvere rispetto alle paturnie dei genitori No Vax. Tocca occuparsene.

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