Una ragione per essere felici? Stanno (finalmente) ritornando i portieri

Il portiere era un lavoro quasi in via di estinzione ma fortunatamente, negli ultimi anni, le persone che svolgono questo mestiere sembrano essere aumentate. Vediamo perché

Toto Portiere Linkiesta
24 Novembre Nov 2017 0835 24 novembre 2017 24 Novembre 2017 - 08:35
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l mestiere di portiere è stato, per decenni, un simbolo del benessere italiano. Sia per i proprietari e gli inquilini, che beneficiavano della sua attività, sia per tanti italiani che vedevano in questo lavoro una grande occasione di crescita sociale ed economica. Ricordo un’inchiesta che feci nelle Marche, a proposito del boom industriale così rapido tra agli Sessanta e Settanta: prima di allora, i contadini marchigiani impoveriti venivano a Roma a piedi (sì, camminando) per andare a caccia di un posto di portiere.

Questo prezioso mestiere, talmente narrativo da contenere una sterminata letteratura di libri e di film, da Totò e Peppino a Simenon fino al best seller L’eleganza del riccio, è andato via via eclissandosi, colpito dal vento di una modernità sprecona. Si è considerato inutile il microcosmo, prima ancora dei tanti servizi offerti, del portiere, anche per le solite leggi che ne hanno appesantito i costi, non lo stipendio, diventati proibitivi per molti condomini.

Ma la ruota dell’economia e degli stili di vita, per nostra fortuna, gira sempre, e qualche volta ci porta a riscoprire piaceri e opportunità che avevamo dimenticato. Dunque, i portieri, stando alle varie indagini fatte sul campo da associazioni come Confedilizia e Assoedilizia, lentamente stanno tornando. A Milano sono più di 8mila e crescono, a Roma aumenta la quota di quanti svolgono l’attività part time (34 per cento), e anche a Napoli si torna ad assumere il mitico portiere tuttofare e tuttosapere.

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