Sistema nazionale sanitario britannico: il punto (tragico) della situazione

Gravi mancanze di staff e fondi hanno messo il sistema sanitario nazionale inglese in ginocchio, costringendo un numero crescente di pazienti a optare per il servizio privato. Il governo fa buon viso a cattivo gioco

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30 Novembre Nov 2017 1410 30 novembre 2017 30 Novembre 2017 - 14:10

Dal 2010 le infermiere minacciano di scioperare per la prima volta nella storia inglese. Secondo alcuni non è una coincidenza che l’anno coincida con l’inizio del governo conservatore, correntemente guidato da Theresa May. La situazione dell’NHS, il sistema sanitario inglese, è andata peggiorando negli scorsi anni, e il futuro non si prospetta più roseo.

Durante il budget day tenutosi il 22 novembre, il cancelliere Philip Hammond ha assegnato all’NHS un fondo istantaneo di emergenza pari a £335 milioni. Seguiranno £1.6 miliardi per l’anno 2018. Secondo gli esperti, la cifra finale non andrà a coprire nemmeno la metà del reale bisogno. Importanti think tank e charities (The Health Foundation, The King’s Fund, the Nuffield Trust) avevano già dichiarato che il budget necessario sarebbe di almeno £4 miliardi, riporta Metro. In caso di finanziamenti inferiori, i tempi di attesa aumenteranno e la qualità dei servizi sarà compromessa.

I dati parlano chiaro. Un articolo del Guardian identifica un aumento annuo del 25% di pazienti che, pur di evitare i tempi di attesa, si risolvono a optare per servizi privati. Il 95% di pazienti che arrivano nel reparto emergenza non sono sotto i ferri entro le 4 ore richieste. Tempi ancora più lunghi per i pazienti non prioritari, in attesa sui lettini per periodi che arrivano a toccare le 12 ore.

La prestazione scadente non deriverebbe certo dai lavoratori, sostiene Janet Davies, a capo del Royal College of Nursing: “Un cocktail letale di fattori porta ad avere troppe poche infermiere e il trattamento dei pazienti ne sta risentendo. Nel momento in cui l’NHS dovrebbe reclutare più personale”, continua Davies, “veniamo a sapere che il numero sta calando, e l’NHS si ritrova a pubblicare annunci di assunzione che sappiamo bene non saranno sostenibili”.

NHS Jobs, il sito ufficiale per l’assunzione di nuove leve, riporta più di 80,000 annunci tra gennaio e marzo 2017, di cui 30,000 contratti a tempo pieno. Katie Forster dell’Independent riporta che il numero reale di posti vacanti è più alto, secondo le infermiere stesse, le quali aggiungono che il numero di chi sceglie il campo della medicina sta calando a causa di “paghe basse, pressioni implacabili, e costi di addestramento più alti”. Sulla stessa testata, Alan Jones riporta che un lavoratore NHS su quattro totalizza almeno otto ore per settimana di straordinari non pagati. Il sindacato GMB dichiara che lo staff ha lavorato per un totale di £11 miliardi non corrisposti.

La mancanza di staff porta a misure estreme, come cercare di reclutare talenti esteri. Nel 2016 ha pagato £100 milioni per pagare agenzie con l’obiettivo di assumere 3000 medici di base dall’estero (a fronte dei 400 al mese che decidono di licenziarsi).

Il Partito Laburista osteggia da tempo lo scarso finanziamento pubblico del Governo, ma dopo l’ultimo bilancio anche i senior members di quest’ultimo si stanno scagliando contro Hammond. L’ex segretario conservatore alla sanità, Stephen Dorrell, ora a capo della NHS Confederation, sostiene che l’aumento di fondi non basta per contrastare i costi a lungo termine, da lui definiti “insostenibili” con le risorse concesse.

Il laburista Owen Smith ha lanciato l’allarme parlando di “un’esplosione di privatizzazione all’interno dell’NHS”. Anche se il processo è decisamente più graduale di quanto affermato da Smith, la privatizzazione del settore sanitario procede costantemente, scrive Denis Campbell del Guardian. Di fatto, il governo è stato accusato di favorire il sistema sanitario privato evitando di finanziare a dovere l’NHS. Come? Per esempio, quest’anno i conservatori hanno silenziosamente aumentato il tempo di attesa massimo di 18 settimane per i pazienti in attesa di operazioni non urgenti, dopo tre anni in cui il parametro non veniva rispettato.

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