La triste storia dell’unica donna colpita da un meteorite

Accadde in Alabama negli anni ’50. Mentre riposava sul suo divano, un meteorite incandescente entrò nel salotto, distrusse la radio e la colpì. Sopravvisse, ma il caos che ne seguì la mise in grande difficoltà

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FRANCOIS GUILLOT / AFP

1 Dicembre Dic 2017 0810 01 dicembre 2017 1 Dicembre 2017 - 08:10

In un livido pomeriggio del febbaio 1954, a Sylacauga in Alabama, la povera Ann Hodges se ne stava sdraiata sul suo divano, trapunta e tè caldo vicino, intenta a sonnecchiare. Non sapeva che, nel giro di pochi secondi, la sua vita sarebbe cambiata per sempre. Ci sarebbe stata una scia di fuoco nel cielo, un botto e poi, all’improvviso, una pietra nera e infocata avrebbe trapassato il suo soffitto, poi avrebbe colpito la radio e, veloce come la luce, sarebbe rimbalzata sulla sua gamba, ferendola. È, nella storia, l’unico caso documentato di persona colpita da un meteorite.

Un evento molto raro. La maggior parte dei meteoriti che riesce a superare l’atmosfera, in genere, finisce in mare o, a volte, in qualche zona remota del pianeta. I centri abitati sono una piccolissima percentuale della superficie terrestre. E la superficie occupata da un corpo umano, a maggior ragione, è ancora più bassa. Secondo Michael Reynolds, autore di uno studio sui meteoriti, è più facile essere colpiti “da un tornado, un fulmini e un uragano nello stesso momento”. E invece è accaduto.

Qui le immagini di Ann Hodges

I problemi per Ann Hodges cominciano proprio in quel momento: all’improvviso diventa famosa. Se i suoi concittadini avevano potuto vedere “un gigantesco arco di fuoco”, con “esplosioni e nubi scure”, lei poteva vantare di avere in casa quel sasso scuro e pesante che veniva dallo spazio. Ci si accertò, con l’intervento delle forze armate, che fosse davvero un meteorite e non, come alcuni sospettavano, un rottame sovietico. Poi, a gran richiesta, venne restituito ad Ann, che ormai era circondata dalla folla giorno e notte. “È mio. Credo che Dio abbia voluto inviarmelo, per qualche ragione. E poi mi ha pure colpito”.

Ma non tutti erano d’accordo. In particolare Birdie Guy, la proprietaria della casa in cui Ann viveva, insieme al marito Eugene. Il meteorite era caduto sulla sua proprietà e, di conseguenza, era suo. Ragionamento che non faceva una grinza, anzi: la legge era dalla sua parte, ma che non convinse la maggioranza degli abitanti del paesino, che tifava per Ann. Ci volle un contenzioso legale, un accordo extragiudiziale e il pagamento di 500 dollari per ottenere la pietra. Eugene, il marito, era convinto di poterci fare i milioni e per questo rifiutò un’offerta dello Smithsonian.

Ma le sue previsioni non si avverarono: nessuno si presentò a chiedere la pietra e alla fine, nel 1956, i due coniugi decisero di donarla, gratis, allo stesso Smithsonian. Non erano tagliati per gli affari. Ann, nel frattempo, aveva cominciato a stare male. Ebbe un tracollo, un collasso nervoso e dopo dieci anni si separò dal marito. Morì nel 1972 per collasso renale.

Secondo Eugene fu tutta colpa del meteorite e, soprattutto, del caos che seguì. “Non si è mai più ripresa”, disse.

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