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“Amori e infedeltà”, i segreti inconfessabili dei traditori

Il libro della psicoterapeuta Rita D’Amico spiega perché e come tradiamo. L’infedeltà è mutata nel tempo e negli ultimi anni è aumentata, «perché ci sentiamo meno in colpa», dice l’autrice

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(Pixabay/Glavo)

2 Dicembre Dic 2017 0745 02 dicembre 2017 2 Dicembre 2017 - 07:45

Di tradimento ormai si parla senza più peli sulla lingua. Le “corna” sono state sdoganate. E non solo sui giornali di gossip. Le occasioni per farle, e per riceverle, sono aumentate. Facebook e Whatsapp stuzzicano gli appetiti. Esistono siti che forniscono soluzioni per trovare l’amante con discrezione, tradire senza essere scoperti o smascherare tradimenti. Tanto che su Real Time da un paio d’anni va in onda un programma che racconta solo storie di infedeltà, sintomo del fascino che la scappatella esercita sullo spettatore. Ora in libreria è arrivato un libro che traccia l’evoluzione del tradimento, Amori e infedeltà (Franco Angeli editore), scritto dalla ricercatrice e psicoterapeuta Rita D’Amico, già autrice de Le colpe degli amanti e Le amicizie erotiche.

«Il tradimento», dice D’Amico, «oggi è più accettato socialmente, e l’infedeltà è aumentata». Tradire ormai non è più reato nella legislazione di quasi tutti i Paesi occidentali. Anche se, quantomeno in Italia, la fedeltà fa ancora parte dei diritti e dei doveri reciproci nel matrimonio, civile e religioso. «Ma oggi il tradimento evoca non più tanto la violazione di una norma o un principio religioso. È diventato piuttosto qualcosa che attiene al singolo e alla sua coscienza ed è più che altro una violazione del patto di fiducia che i due partner sottoscrivono tra loro. È qualcosa di molto più privato».

Negli ultimi vent’anni i tradimenti sono aumentati eccome. Dal 1994 al 2008 negli Stati Uniti la percentuale di chi ammette di aver avuto un rapporto sessuale fuori dalla coppia è salita dal 21 al 24% per gli uomini e dall'11% al 15% per le donne. In Europa le percentuali sono più alte: dal 10 al 24% per le donne e dal 16 al 38% per gli uomini". Per l’Italia gli ultimi attendibili risalgono al 2010: su un campione di settemila persone, tradisce quasi il 70% degli uomini e più del 50% delle donne. Siamo i più fedifraghi d’Europa. Ma non è solo una questione di numeri. «Si è gonfiato anche il concetto di infedeltà», dice D’Amico. «Oggi consideriamo tradimento una relazione che è anche solo virtuale o fantasticata, il cyber sex, lo scambio di immagini sessuali o l’utilizzo della pornografia online. È anche per questo che i numeri salgono».

Non m’importava sapere se era innamorata oppure se avesse fatto sesso con lui, mi era bastato vedere che era sempre lì a scambiare messaggi. Che cosa avevano da dirsi?

Le separazioni dovute ai tradimenti crescono. Ma al di là del matrimonio, in ogni coppia c’è un impegno alla fedeltà reciproca. Chi tradisce rompe questo patto e lo fa senza il consenso di uno dei partner. Una violazione che non avviene mai per caso. «Quando tradiamo, scegliamo sempre di tradire», spiega Rita D’Amico. «Dire “Avevo bevuto troppo”, “Non ce la facevo più”, “Mia moglie aspettava un bambino e si era completamente disinteressata a me” sono tutte scuse e giustificazioni. Noi scegliamo di tradire».

Anche se spesso il concetto di tradimento del traditore spesso non coincide con quello del tradito. «In base alle esperienze che ho registrato», dice l’autrice del libro, «c’è una visione molto più restrittiva da parte di chi tradisce, ed esiste invece un’accezione molto più ampia da parte di chi è tradito». Certo, la soglia di cosa è tradimento e cosa non lo è è cambiata nel tempo. «Negli anni ‘50-‘60 si parlava di tradimento quando c’era un rapporto sessuale penetrativo con un’altra persona al di fuori del matrimonio. Adesso si parla di infedeltà anche al di fuori della coppia, conviventi e non, e si parla di infedeltà non solo sessuale ma anche emotiva». Senza dimenticare «l’influenza che hanno avuto sulla diffusione dei tradimenti i social media. Che ci prospettano tutto un mondo che è da scoprire da contattare, offrendoci anche la possibilità di rintracciare gli ex».

E se in passato la situazione classica del tradimento era quella del triangolo amoroso, ora si è passati al quadrilatero. «L’immagine dell’amante era connotata al femminile ed era una donna single, disponibile ad adattarsi ai tempi dell’uomo impegnato», dice D’Amico. «Adesso non è più così, si va su Internet e ci sono siti fatti apposta per persone già impegnate alla ricerca di persone che hanno già una relazione. Si preferisce avere rapporti fuori dalla coppia con persone già impegnate, perché si rischia di meno il coinvolgimento dell’alta persona. Si preferiscono “le amicizie erotiche”».

Mi sono sentita trascurata da mio marito mentre era tutto pre- so dalla sua attività che stava fallendo. Era preoccupato per i suoi problemi e non voleva per niente ascoltare i miei. Così, quando qualcuno mi ha notato e sembrava occuparsi di me, ho risposto.

Ma alcune caratteristiche delle corna rimangono immutate nel tempo. Come il fatto che sono sono più comuni i tradimenti da parte degli uomini. La spiegazione tradizionale fa riferimento alle teorie evoluzionistiche: gli uomini tradiscono maggiormente perché vogliono assicurarsi la trasmissione dei propri geni con più donne possibili; le donne invece hanno bisogno di assicurarsi la protezione della prole e tradiscono esclusivamente quando pensano di aver trovato qualcuno che offre maggiori garanzie. «Ma questa teoria non fa altro che rafforzare gli stereotipi maschili e femminili», dice Rita D’Amico. «E soprattutto rafforza uno status quo che è a a tutto vantaggio degli uomini, perché in qualche misura li giustifica». Lo stesso vale per le teorie che fanno riferimento alla componente biologica dei comportamenti, secondo le quali gli uomini tradiscono di più perché in loro prevale il testosterone, che è l’ormone del desiderio che spinge a cercare l’incontro sessuale. Mentre nelle donne prevarrebbe l’ossitocina, l’ormone dell’amore.

«Ci sono state in realtà tante ricerche che hanno dimostrato che anche gli uomini quando sono innamorati o diventano papà producono ossitocina. E le donne hanno anche dei buoni livelli di testosterone nel sangue. Non ci sono delle differenze così marcate», dice D’Amico.

Oggi, però, rispetto al passato, il tradimento non ha per tutti una connotazione negativa. Per alcuni è l'occasione per non essere troppo dipendenti dal partner, ad altri serve a capire che non si è più innamorati. E poi c’è anche chi non riesce a limitare se stesso in un solo rapporto e ha bisogno di sentirsi libero di andare con chi vuole. Prenderci ogni tanto delle libertà è più accettabile di vent’anni fa. Anche per le donne.

La forte differenza è si tende a confessare meno le scappatelle o le relazioni parallele, «perché ci sentiamo meno in colpa». Ma le reazioni del tradito sono più o meno sempre le stesse. Anzi. «Oggi ci si sente maggiormente ingannati proprio perché a volta grazie ai social media i fatti avvengono sotto i nostri occhi, sotto lo stesso tetto», dice D’Amico. Ma le donne reagiscono diversamente. «Prima condonavano, non perdonavano. Come i condoni edilizi, ci passavano sopra ma lo scempio, la violazione della norma, restava lì. Oggi reagiscono diversamente perché adesso se lo possono permettere nel senso che hanno raggiunto autonomia economica ed emotiva tale da metterle in grado di poter lasciare l’uomo che le ha tradite».

Certo, il perdono può esserci. «Ma richiede un grande impegno da parte di entrambi», assicura Rita D’Amico. «Il traditore deve sottostare anche a dei ricatti iniziali. Perché il tradito chiederà di render conto degli spostamenti, degli orari, controllerà, continuerà a tornare sull’argomento mentre il partner che ha tradito non vuole sentirne parlare più. E ci vuole impegno anche da parte di chi è stato tradito, che spesso assume solo il ruolo della vittima e non si vuole mettere in discussione».

Ma non è solo chi è tradito che viene ingannato. Spesso è anche l’amante a esserlo, vittima di promesse mai mantenute (la più comune è quella di lasciare il partner ufficiale). Tant’è che la percentuale di coppie che nasce da relazioni clandestine non supera il 10-15 per cento.

Mi sono sentita in colpa perché sono andata con un altro ra- gazzo. Sono stata molto scorretta e il senso di colpa diventava an- cora più acuto se pensavo a come avrei reagito io al suo posto.

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