L’Italia del rancore è il prossimo incubo dell’Europa

Il rapporto Censis 2017 dipinge un ritratto a tinte fosche dell’Italia, nonostante i dati di crescita di questi ultimi mesi. Il ritratto di un Paese impaurito e sfiduciato con cui dovremo fare i conti. E che sarà un problema per chiunque governerà (e non solo)

Italia Crisi Linkiesta
2 Dicembre Dic 2017 0700 02 dicembre 2017 2 Dicembre 2017 - 07:00

Vale la pena di prenderli molto seriamente, i dati diffusi dal Censis nel suo nuovo rapporto sulla situazione sociale del Paese. Già, perché il quadro dipinto dall’istituto fondato da Giuseppe De Rita offre, quest’anno più che mai, uno spaccato brutale dell’Italia. Altro che brava gente, verrebbe da dire: sfiduciati, impoveriti, impauriti, rancorosi, gli italiani di oggi sono la bomba sociale pronta ad esplodere nel cuore di un’Europa che dopo le elezioni in Austria, Olanda, Francia, Germania, e il referendum in Catalogna, sembrava essere riuscita a scampare ogni pericolo.

E invece no, a quanto pare: arriviamo noi. Un Paese che osservato con le lenti fredde delle statistiche economiche non sembra passarsela poi così male: in ripresa vera, trainata finalmente da una produzione industriale che nel primo semestre del 2017 si è rimessa a galoppare a un ritmo superiore a quello di Germania, Francia, Regno Unito, in cui pare che anche l’occupazione si sia rimessa in moto, in cui gli sbarchi dei migranti sono diminuiti del 67% dopo l’estate e gli accordi con la Libia, in cui la criminalità è in calo. Che nonostante tutto ha ancora 4000 miliardi di euro di risparmi complessivi, due volte e mezzo il Pil, una volta e mezzo il debito pubblico.

Sfiduciati, impoveriti, impauriti, rancorosi, gli italiani di oggi sono la bomba sociale pronta ad esplodere nel cuore di un’Europa che dopo le elezioni in Austria, Olanda, Francia, Germania, e il referendum in Catalogna, sembrava essere riuscita a scampare ogni pericolo

Eppure no. Il racconto economico e sociale sembrano viaggiare disallineati, come se i numeri non riescano a percolare il terreno, come se il Paese reale quei dati non li riuscisse a vedere. Forse è solo questione di tempo, forse partivamo da troppo in basso, forse il declinismo è duro a morire. Sta di fatto, che le percezioni raccolte dal Censis sono quelle di un Paese ancora in piena crisi. Raccontano di un Paese con un soffitto di cristallo sopra la testa e il terreno che frana sotto i piedi, paralizzato dalla paura del declassamento sociale e dalla paura scivolare verso il basso – 7 persone su 10, in media - in particolare tra chi è più povero e chi è più giovane. E ancora: che gli stranieri fanno molta paura soprattutto alle casalinghe (72%), ai disoccupati (71%) e agli operai (63%). E che ancor più della paura dello straniero è forte la sfiducia nella classe politica - più di 8 italiani su 10 non si fidano più dei partiti – nelle istituzioni e nella democrazia stessa, che non funziona bene per 6 italiani su 10.

Prendeteli pure con le pinze, questi numeri, queste percezioni, ma siate consapevoli che sono loro, non i dati Istat, che entreranno con voi e i vostri vicini di casa nella cabina elettorale. E che saranno sfiducia, paura, rabbia e rancore – motivate per definizione, qualunque siano i dati – a orientare le politiche dei prossimi cinque anni. Questo è quel che ci aspetta, perché questo è quel che siamo: basta esserne consapevoli, per ora.

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