Da Daniele Bossari al principe Harry: il maschio tenerone è una noia mortale

Nell'epoca in cui il matrimonio non è più un ascensore sociale la Markle ridisegna l'immagine della coppia in salsa pseudo-femminista: sicuramente oscurerà Harry. E la stessa coppia Lagerback-Bossari, fresco vincitore del Grande Fratello Vip, ricalca il medesimo canone

Daniele Bossari Linkiesta
6 Dicembre Dic 2017 0745 06 dicembre 2017 6 Dicembre 2017 - 07:45

La Casa reale di Windsor ha annunciato il fidanzamento ufficiale di Meghan Markle ed Harry d'Inghilterra lo scorso 27 novembre. Si sposeranno a maggio dell'anno prossimo. Il mondo ha accolto la notizia come un nuovo Termidoro. Una grande eversione buona, equiparante, giusta, pop. "Principi addio, ci salveranno le principesse", ha scritto Il Corriere della Sera, a parere del quale la futura sposa di Harry, poiché attrice, americana e divorziata abbrevierà la distanza tra sudditi e reali, operazione inaugurata da Kate Middleton, «la borghese che ha restituito allegria e freschezza all'idea di una principessa del popolo non più triste». Il pink power guadagna un altro punto: fosse stato per i maschi (William, Harry e il padre Carlo), la monarchia inglese dopo Her Majesty non avrebbe avuto alcuna speranza di restare nel cuore del popolo. Figuriamoci. I maschi l'avrebbero presumibilmente trasformata in una teocrazia fondata sul culto dello cherry. Meno male che sono arrivate le ragazze. Non che con Kate Middleton la famiglia reale abbia acquisito una Riot Girl: per ora, ciò di cui la sola principessa in carica fa parlare è la sua straordinaria capacità di influenzare gli acquisti delle inglesi (ogni capo che indossa, diventa sold out nelle ore successive: l'hanno ribattezzata "la Re Mida della moda"). Di certo, però, Kate ha aperto la strada a Meghan.

Noam Chomsky ha detto al Guardian che Meghan Markle potrebbe scuotere la monarchia inglese, per ragioni che ha quantificato - "molte" - ma non spiegato. Lo ha fatto, in vece sua, il Guardian: è divorziata (massimo titolo di merito emancipazionista), è ambasciatrice dell'UN Woman (Ente delle Nazioni Unite per l'uguaglianza di genere e l'empowerment femminile), sua madre è istruttrice di yoga a Los Angeles, i suoi genitori hanno divorziato quando lei aveva sette anni, lei stessa ha divorziato dopo due anni di matrimonio, ha preso posizione (su Instagram) contro la Brexit, legge Noam Chomsky (ne ha consigliato Chi sono i padroni del mondo, la scorsa estate, sempre su Instagram, ragione per la quale il Guardian ha chiesto al filosofo quella dichiarazione sulle sue nozze); è una militante per i diritti umani particolarmente attiva in campagne su istruzione e salute dei bambini; i suoi eroi sono l'ex segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon e Madeleine Albright, prima donna a ricoprire la carica di Segretario di Stato americano. Sono all'incirca le stesse ragioni che hanno spinto l'opinione pubblica a presagire che Meghan Markle oscurerà sua cognata Kate Middleton, non tanto perché un royal wedding attira più attenzione di un terzo royal baby (Middleton partorirà l'anno prossimo), ma perché ha più grinta, più stile, più autonomia e, soprattutto, più tratti morali in comune con Lady Diana. «Chi non ha immaginato Kate Middleton, col telecomando in mano davanti alla tv, a provare un pizzico di gelosia?», ha scritto Vanity Fair.

Meghan Markle oscurerà sua cognata Kate Middleton, non tanto perché un royal wedding attira più attenzione di un terzo royal baby (Middleton partorirà l'anno prossimo), ma perché ha più grinta, più stile, più autonomia e, soprattutto, più tratti morali in comune con Lady Diana

I giornali non hanno perso l'occasione di ritrarre le due ragazze come due nemiche, che si sorridono e accolgono in pubblico, mentre in privato studiano entrambe il colpo di scena perfetto per incenerire l'altra, una per non perdere il primato e l'altra per guadagnarlo: un calco della natura femminile avvilente almeno quanto la contestata pubblicità Pandora, ma indovinate quale dei due ha indignato l'opinione pubblica e quale, invece, l'ha appassionata. Tanto Kate quanto Meghan, però, godono di un affetto particolare. Sono amate perché hanno sfidato e vinto le convenzioni, perché sono Cenerentole moderne (in loro non c’è traccia di abnegazione al ruolo: forse c’è qualche strascico su Kate, ma sua cognata sembra destinata a fare definitivamente piazza pulita) e, soprattutto, perché hanno offuscato i propri mariti. L'ultima volta che abbiamo parlato di William è stato per notare che, dopo solo pochi mesi di matrimonio con Kate, aveva perso i capelli, deducendo che lei fosse un'arpia. Non che questo la rese in qualche modo invisa: le stronze non sono solo ammesse: sono persino auspicabili. Un decennio fa ci chiedevamo se le principesse cattive avvantaggiassero o svantaggiassero la gender equality: oggi abbiamo la risposta. L'avvantaggiano, naturalmente. Meglio stronze che insipide.

La macchina del fango che la sorella di Meghan Markle sembra stia collaudando contro di lei (si parla di un libro di prossima uscita che ne racconterà la spudoratezza e il talento nell'arrampicarsi verso il vertice della scala sociale) non le nuocerà affatto. Meghan Markle ha addosso un'aura indistruttibile, che nessuna infamia potrà mai distruggere: è una divorziata. Una yankee. Un'attrice. Un’attivista. Una che a undici anni scrisse una lettera a Hillary Clinton per protestare contro lo spot di un detersivo che recitava: «le donne d'America stanno combattendo contro pentole e padelle unte». Nel suo curriculum, non c'è una riga fuori posto rispetto alla canonizzazione pseudo-femminista nella quale si è condensato il rigetto di quella principesca (e guai a discostarsene). Persino il suo corpo - tonico, massiccio, mediterraneo - incarna questo passaggio. Sono credenziali perfette per renderla, senza che abbia mosso un dito, prima ancora di cominciare, non semplicemente la candidata, ma la predestinata a fare grandi cose. A personificare una rivoluzione: tanto basta a condurla. Harry è un soprammobile. Il fatto che lui l'abbia scelta non conta. Accanto a lei, lui sparisce. Anche Harry non ha mosso ancora un dito, ma è dato per scontato che senza di lei non avrebbe combinato nulla di buono o di minimamente significativo. Il pezzo del Corriere che dà l'addio ai principi, comincia ricordando che la Bella Addormentata fu baciata senza consenso (come ha notato una mamma inglese, scatenando un acceso dibattito internazionale nel quale nessuno ha avuto cuore di ricordare che il principe azzurro bacia Aurora, salvandole la vita, dopo aver rischiato la sua per lei, combattendo contro un drago dentro un bosco di rovi e spine). Non esiste azione maschile all'interno della quale sia impossibile risalire a una matrice patriarcale e sessista, a una volontà, se pure inconscia, di sopraffazione di quella femminile.

Meghan Markle ha addosso un'aura indistruttibile, che nessuna infamia potrà mai distruggere: è una divorziata. Una yankee. Un'attrice. Una militante. Una che a undici anni scrisse una lettera a Hillary Clinton per protestare contro lo spot di un detersivo

Dal canto suo, Harry ispira una sorta di compassione. Perché è un orfano, innanzitutto. Perché è bello. Perché è stato un adolescente terribile e ora si è raddrizzato. Perché, soprattutto, non ha alcuna tipizzazione forte e autonoma: lui è il futuro marito della prima divorziata che entra nella dinastia Windsor molto più di quanto lei sia la futura moglie di un principe d'Inghilterra. Non ha alcuna speranza di prendersi una benché minima percentuale del merito di questo nuovo Termidoro, così calorosamente salutato da tutto l'Occidente. Ci piace perché lo rende possibile in modo strumentale. Ci piace (ci tranquillizza?) il suo apporto passivo e anonimo a questa tempesta di ruoli. Non ci sogniamo di considerare che anche lui abbia contribuito all'effrazione alla nuova regola matrimoniale, rilevata dal NewYork Times il mese scorso e ratificata anche per l'Europa dall'Economist la scorsa settimana. Stando ai numeri, infatti, in Occidente il matrimonio è diventato un affare per ricchi, un contratto utile a mantenere il privilegio tra privilegiati, non funziona più come ascensore sociale: gli americani bianchi ricchi sposano le americane bianche ricche. Le nozze di Meghan ed Harry non seguono questo schema.

Lo stesso giorno del loro annuncio, nella casa del Grande Fratello, Daniele Bossari ha chiesto a Filippa Lagerback di sposarlo. I soli tratti che quest'uomo, amatissimo dal pubblico, ha tirato fuori durante tutte le settimane del programma, sono stati l'amore per sua moglie e i suoi problemi di depressione. Con Harry condivide la totale dimissione di una dimensione propria: Bossari è l'uomo che ama Filippa. Il suo talento (è stato uno dei volti di MTV all'epoca d'oro di MTV) non è entrato che di striscio nella costruzione del suo personaggio (o meglio, nella sua ricezione da parte del pubblico). Ci intenerisce la sua devozione alla donna che ama: di lui ci frega poco e niente. E lui lo sa bene: il modo più efficace che un uomo ha di mietere consensi è mostrarsi debole, mite, completamente funzionale alla propria compagna (se sprovvisto, può sempre fare il femminista). Tanto dei maschi sappiamo tutto, ormai. Tutti uguali, figuriamoci. Le sole cose che possono ancora renderli interessanti sono il modo in cui amano e quello in cui soffrono. Per questo, comincia a valere, per loro, un criterio faticosamente abbattuto per le donne (dimmi come fai la mamma e ti dirò quanto vali): dimmi come fai il padre e il compagno e ti dirò chi sei. Lei che padre è per sua figlia, ha chiesto Vanity Fair a Manuel Agnelli. Risposta: «sono un tenerone». Il titolo dell’intervista è diventato «la verità è che sono un tenerone».

Bossari ha vinto il Grande Fratello Vip, due giorni fa, e in quasi tutti i titoli che hanno dato la notizia è menzionata la sua battaglia contro la depressione, o le sue nozze imminenti. Chissà se questi buoni a nullificarsi saranno più facili da sopportare delle buone a nullificarsi, ormai pensionate dalla storia. Vediamo quanto ci mettiamo a morire di noia.

Potrebbe interessarti anche