Fake news, fascisti, Putin: quante sciocchezze inventa la politica per non occuparsi dei problemi

Com’è possibile che un Paese con i problemi che ha l’Italia parli solo di fascismo e fake news, per di più sotto elezioni? Colpa dei politici e dei media, certo. Ma anche di un elettorato che ogni volta ci casca in pieno. E che non ha la forza e il coraggio di cambiare l’agenda

Putin Linkiesta
11 Dicembre Dic 2017 0800 11 dicembre 2017 11 Dicembre 2017 - 08:00

Evidentemente siamo un Paese che sta benissimo. Che non ha problemi di crescita, né di occupazione, senza un debito pubblico che cresce a cifre da record e nessuna strategia per ridurlo, senza una spesa pubblica senza senso e una burocrazia più dannosa che inutile, senza tasse alte oltre ogni logica e un’evasione fiscale altrettanto enorme, con idee forti su come cambiare l’Europa o su come accogliere e integrare profughi e migranti, con i giovani che accorrono in un Paese che sa mettere a frutto le loro competenze, le aziende che investono, un sistema pensionistico equo e in salute. Non è così, ovviamente. E potremmo continuare per molte altre righe, che i problemi dell’Italia sono ancora molti e il dramma di questa legislatura, in cui pure si è provato ad affrontarli, è che sono rimasti tutti più o meno inalterati.

Forse tra i problemi dobbiamo aggiungere uno scarso senso delle priorità. Con tutto questo ben di dio di questioni aperte, infatti, a dominare la campagna elettorale – ci riferiamo solo agli ultimi tre giorni - sono argomentoni come le presunte fake news sui social network, la presunta ingerenza russa sulle elezioni italiane, il presunto ritorno del fascismo in Italia, le presunte responsabilità di questo o quel politico sulla crisi delle banche in Italia. Tutti pericoli reali, tutte cose serie, in linea teorica. Tutte cose che non sarebbero in cima all’agenda nemmeno in un Paese con la disoccupazione a zero e il Pil che cresce a due cifre, ne converrete.

Ma politici e media non ci assolvono, come elettorato. Il fatto che si parli e che ci si divida solo su questo non è casuale. È che nessuno ha un’idea persa di come risolvere tutti gli altri problemi. Ma anche, cari nostri, che anche se ci fosse uno straccio di soluzione, non c’è elettore che se la vuole sentir dire

Un po’ la colpa è dei politici, certo, ma così sarebbe troppo facile. Anche noi media qualche colpa ce l’abbiamo e basta leggerle le domande che Tommaso Cerno ha rivolto a Matteo Renzi nell’intervista d domenica 9 dicembre su La Repubblica per rendersene conto. Due domande sulla manifestazione antifacista di Como, quattro sull’alleanza mancata tra Pd e Liberi e Uguali, due sul suo caratteraccio, una sui sondaggi, una sull’alleanza con Berlusconi, e poi Alfano, caso Boschi, caso Visco e una chiusura sulla rivalità con Gentiloni. Il tutto senza che Renzi, ovviamente, si scomodi a chiedere di cosa diavolo si stia parlando, senza che provi a rovesciare il tavolo, a cambiare discorso, a tornare sui temi concreti. Forse perché è più facile così. Forse perché a rispondere su D'Alema e sul suo caratteraccio è più allenato.

Ma politici e media non ci assolvono, come elettorato. Il fatto che si parli e che ci si divida solo su questo non è casuale. È che nessuno ha un’idea persa di come risolvere tutti gli altri problemi. Ma anche, cari nostri, che se pure ci fosse uno straccio di soluzione, non c’è elettore che se la vuole sentir dire. Nessun elettore o quasi vuole sentirsi dire, per dire, che per ridurre il debito pubblico, tocca tagliare un bel po’ di spesa. Che per tagliare le tasse bisogna tagliare pure un po’ di spesa. Che per integrare i migranti ce li dobbiamo avere tutti un po’ vicini di casa, che per far posto ai giovani bisogna smetterla di fare le cose come le abbiamo sempre fatto.

Ecco, forse un esame di coscienza dovremmo farcelo pure noi. Perché la forza di dettare l’agenda e di cambiare il discorso politico ce l’avremmo, in realtà. Ignorando le polemiche di distrazione di massa, pretendendo la verità scomode anziché le bugie e le risposte facili. Provando a metterci nell’ottica che se i politici sono un disastro e i giornali pure forse la colpa è anche di chi li vota e di chi li legge. Che lasciare che una campagna elettorale prenda questa china ci rende corresponsabili del disastro che ne seguirà, non vittime. Non solo, perlomeno.

Potrebbe interessarti anche