«La Mafia al Nord esiste, le istituzioni devono investire sulla cultura della legalità»

Pratissoli, assessore alla rigenerazione urbana a Reggio Emilia: «La mafia si è infiltrata in alcune parti dell'edilizia e in altri settori economici, lo dicono indagini e sentenze. Abbiamo stretto le maglie, ma serve un intervento governativo che ampli l’uso delle white list in altri settori»

Reggio Emilia Linkiesta
14 Dicembre Dic 2017 1110 14 dicembre 2017 14 Dicembre 2017 - 11:10

«La mafia porta con sé problemi enormi». No, non è un assessore siciliano o calabrese a dirlo. Alex Pratissoli, quarantadue anni e un percorso di studi legati alla sostenibilità in ambito edilizio, è assessore alla rigenerazione urbana a Reggio Emilia e mai nella vita, probabilmente, avrebbe pensato di dover combattere la mafia, occupandosi di efficienza energetica degli edifici. E invece, ahi lui, è successo. Perché a Reggio Emilia i clan si sono insediati eccome. E perché le inchieste - una su tutte Aemilia con 219 indagati e 147 capi d’imputazione - hanno scoperchiato un sistema di illegalità diffusa e ramificata che davvero non si pensava potesse esistere nella Regione delle virtù civiche. Ma che, tuttavia, non ha mai nemmeno sfiorato le istituzioni locali e la politica, a conferma di una cultura amministrativa che ancora riesce a fare da argine: «Al pari di altri territori del nord Italia caratterizzati da una ricchezza diffusa - spiega Pratissoli a Linkiesta - Reggio Emilia non è stata esente, nel corso dei decenni passati, dall'infiltrazione di clan criminali. Tutta la pubblicistica in materia conferma che quanto è avvenuto ha un decorso piuttosto chiaro: dapprima le mafie si sono collocate nella provincia “sfruttando” il soggiorno obbligato. I boss, mandati nel settentrione per isolarli, hanno ricostituito qui una rete di relazioni criminali che si sono nel tempo installate stabilmente in zona».

Come prosperano le cosche al nord?
La prima fonte di guadagno è la droga. A questa si sono aggiunti altri settori fra i quali, in particolare, quello delle costruzioni, alimentato da un boom edilizio che fra gli anni novanta e i primi del nuovo millennio ha raggiunto il suo apice, caratterizzato da una elevata incidenza di manodopera non qualificata e un consistente approvvigionamento di materie prime con metodi estorsivi.

C’è stata l’inchiesta Aemilia, qualche anno fa, che aveva fatto emergere il problema…
L'inchiesta Aemilia, che coinvolge 150 imputati, ha scoperchiato questa realtà. Oltre all'associazione a delinquere di stampo mafioso vengono contestati tutta una serie di reati economici: dalla falsa fatturazione all'usura, dal recupero crediti all'utilizzo di prestanome. Non v'è dubbio che la gran parte degli accusati appartenga al mondo dell'edilizia e alle attività ad esse connesse e proprio per questo, grazie all'azione fondamentale della Prefettura, i Sindaci di tutto il territorio hanno approntato una serie di strumenti amministrativi di intensificazione dei controlli, di verifiche preventive e di modalità nuove e diverse per contrastare in maniera decisa il fenomeno dell’infiltrazione mafiosa.

Quindi non è solo edilizia...
Il processo Aemilia sta testimoniando quanto l’infiltrazione mafiosa sia stata penetrante nel tessuto economico cittadino: un’infiltrazione silenziosa e complessa da cogliere per una società civile convinta di essere impermeabile al sistema mafioso così come storicamente conosciuto. Una presenza, quella della ’ndranghetista, ben lontano dall’immaginario “sanguinario” che i più si sono fatti, quanto piuttosto impegnata ad insinuarsi nelle dinamiche economiche locali coinvolgendo imprese e professionisti. Detto questo, il settore dell’attività urbanistica ed edilizia, a fronte della tipologia di attività svolte, personale impiegato, e quantità di lavoro sviluppato è da tempo all’attenzione delle Istituzioni per le forti esposizioni ad esso connaturate al pericolo di infiltrazioni da parte della criminalità organizzata. Criminalità che manifesta, come detto, una crescente tendenza a ramificare la propria presenza anche in territori, come l’Emilia-Romagna, tradizionalmente estranei a questi fenomeni, richiedendo in tal senso una forte presa di consapevolezza del fenomeno ed interventi preventivi preordinati ad impedire eventuali propagazioni che rendono necessaria l’adozione di misure di controllo e verifica straordinari rispetto al passato.

Cosa vuol dire, per una società come quella reggiana? Si tende più a negare o a reagire?
La mafia, ovviamente, porta con sé problemi enormi. Occorre avere contezza di ciò che significa: alterazione delle relazioni sociali, economiche, civili. Non si può derubricarla a “tema per esperti” ma, al contrario, avviare un confronto largo, trasparente, a 360 gradi, su cosa sia, cosa significhi e quali conseguenze devastanti può indurre, se non la si contrasta in maniera netta e con una molteplicità di strumenti. Per questo abbiamo voluto che il processo Aemilia si celebrasse in città, contribuendo assieme alla Regione Emilia-Romagna alla costruzione dell'aula presso il Tribunale di Reggio. Per questo da anni siamo al lavoro con continui corsi anticorruzione per i dipendenti pubblici e privati. Non di meno siamo al fianco di moltissime iniziative tanto nelle scuole, coi più giovani, quanto nel mondo culturale assieme alle associazioni dell'antimafia sociale. Perché non ci sia alcuna sottovalutazione, ma piena consapevolezza di come un territorio ricco come il nostro sia appetibile all’infiltrazione malavitosa.

E un’istituzione come il Comune cosa può fare?
In questa sfida ognuno è chiamato a fare la propria parte al meglio. Gli Enti Locali, in particolare, hanno agito anzitutto applicando protocolli molto più restrittivi rispetto a quanto richiesto dalla legge in materia di verifiche antimafia, premiando l’utilizzo delle white list, ma anche attraverso monitoraggi, controlli e sequestri. Nel fare questo si è cercato di spostare la sfida ad un livello ancora più alto, consapevoli della necessità di dover dar vita ad un movimento culturale che affianchi il lavoro delle istituzioni, dalla magistratura alle forze dell'ordine, sino agli enti locali e associazioni di categoria e sindacali. Di tale movimento noi vogliamo essere facilitatori e partner, nel rispetto delle competenze e dell'ambito di azione di ognuno, diffondendo il più possibile la cultura della legalità e la condivisione dei rischi delle infiltrazioni malavitose.

«Da anni siamo al lavoro con continui corsi anticorruzione per i dipendenti pubblici e privati. Non di meno siamo al fianco di moltissime iniziative tanto nelle scuole, coi più giovani, quanto nel mondo culturale assieme alle associazioni dell'antimafia sociale. Perché non ci sia alcuna sottovalutazione, ma piena consapevolezza di come un territorio ricco come il nostro sia appetibile all’infiltrazione malavitosa»

Che misure avete deciso di adottare, concretamente? Vi siete ispirati a quello che hanno fatto altre realtà territoriali?
La realizzazione del preminente interesse pubblico alla legalità ed alla trasparenza nei settori dell’urbanistica e dell’edilizia ha condotto l'Amministrazione a proporre clausole speciali per il nostro territorio volte ad estendere le cautele antimafia nella forma più rigorosa delle informazioni del Prefetto a tutti gli interventi edilizi. È stato predisposto a tal fine un protocollo tra Comune e Prefettura, stipulato nel 2015, con la finalità di elevare il livello di prevenzione delle infiltrazioni mafiose attraverso l’acquisizione della comunicazioni antimafia per tutte le istanze di permesso di Costruire di importo inferiore a 70mila euro e l’acquisizione dell'informazione antimafia per tutte le istanze di importo superiore, nonché per un campione pari al 20% delle Scia sempre di valore pari o superiore a 70mila euro. Inoltre la richiesta di informazione antimafia è obbligatoria per tutti i soggetti che debbano sottoscrivere atti di accordo ovvero convenzioni per l’attuazione dei Piani Urbanistici Attuativi. Conseguentemente anche la Provincia di Reggio Emilia e i Comuni della provincia hanno siglato il medesimo protocollo estendendo di fatto al territorio provinciale un rigoroso e capillare controllo su tutte le attività edilizie ed urbanistiche in atto, dalla semplice ristrutturazione edilizia a nuovi interventi di edificazione, con la possibilità di sospendere i titoli abilitativi ed autorizzativi, nonché di rescindere le convenzioni nel caso di esito positivo dell’informazione antimafia.

Ognuno per se, o c’è un coordinamento?
L’elevato livello di controllo capillare introdotto con le verifiche antimafia, replicato su tutti i Comuni della provincia di Reggio Emilia, ha inoltre reso necessario, al fine di una efficiente gestione delle richieste e delle relative risposte da parte della Prefettura, la costituzione di un Ufficio Associato Legalità a servizio di tutti i Comuni. Gli utenti finali continuano a rivolgersi agli Sportelli unici per l’edilizia dei singoli Comuni, che utilizzano questo nuovo servizio evitando la replicazione di procedure di richiesta di verifica antimafia da parte di Enti diversi sulle stesse ditte, creando inoltre un'unica banca dati a scala provinciale utile per il monitoraggio delle richieste pervenute e le risposte rilasciate. Si ha in tal modo un quadro continuamente aggiornato e condiviso fra Comuni e Prefettura sulle attività edilizie del territorio.

Avete anche creato un marchio di legalità, delle imprese…
È uno strumento per la diffusione della cultura e della pratica della legalità attraverso l'attribuzione di un marchio di legalità da parte delle imprese del settore edile iscritte alla white list della provincia di Reggio Emilia. L’obiettivo del marchio è quello di contribuire, attraverso l’attribuzione di una etichetta di legalità alle imprese del settore dell’edilizia e sua filiera che risultino regolarmente iscritte nella White List della Provincia di Reggio Emilia, alla lotta contro la criminalità organizzata, nella specie dell’infiltrazione mafiosa nell’impresa, favorendo la scelta responsabile dell’utente finale.

Come funziona, in concreto?
L’impresa iscritta alle white list può, attraverso il marchio, caratterizzare la propria immagine con tutti gli interlocutori esterni, in particolare i privati committenti ed operatori. Si intende in questo modo rafforzare la lotta alle infiltrazioni mafiose nel territorio comunale attraverso un ulteriore strumento che permetta di identificare e contraddistinguere in modo immediato ed efficace per gli utenti finali le imprese non soggette a tentativi di infiltrazione mafiosa. Non solo, però.

In che senso, non solo?
L’obiettivo è quello di fare della legalità non solo una pratica responsabile per le imprese, ma un valore aggiunto dal punto di vista commerciale: le imprese di costruzione devono essere scelte in base alla qualità e valore del servizio offerto, ma anche alla certezza che l’opera possa iniziare e terminare senza che intervengano impedimenti di natura amministrativa su temi, quali appunto, l’infiltrazione mafiosa e dunque in base al suo curriculum di legalità.

Cosa manca, ancora?
Per rendere ancora più efficace questo strumento occorrerebbe, da parte del Governo, una azione per ampliare la tipologia di attività imprenditoriali per le quali è possibile l'iscrizione nell'elenco prefettizio delle white list alle attività iscrivibili al macrosettore delle costruzioni ricomprendendo quindi tutte le categorie di lavori normalmente presenti in un cantiere edile.

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