Sorpresa, ora tutti dicono cose di sinistra (persino la destra)

C’è una domanda di sinistra diffusa, e i partiti (anche quelli di destra) si adeguano. I temi sociali, del lavoro, delle disuguaglianze, sono ormai trasversali e, per calcolo, cinismo, o convinzione, attraversano tutti gli schieramenti

I Vecchietti Comunisti
14 Dicembre Dic 2017 0730 14 dicembre 2017 14 Dicembre 2017 - 07:30

La ventata politica che non ti aspetti arriva da sinistra ed è ancora confusa, un insieme di piccoli vortici più che un netto Maestrale. È il ministro dell'Economia Carlo Calenda che arriva prima dei sindacati nel bollare come un «atto indegno» l'ultimatum di Ryanair ai dipendenti per fermare lo sciopero. È la Stampa, il quotidiano della borghesia torinese, che apre la prima pagina sull'Italia “Paese con più poveri in Europa”. È il regista Sergio Castellitto, già elettore dichiarato Pd, che va in tv a raccontare il suo disagio citando addirittura il dimenticato Alex Langer, icona del movimentismo ambientalista. E' Massimo D'Alema che incita a riconoscere la Palestina, riprendendo un tema di politica estera seppellito da decenni. È una politica di lungo corso come Anna Finocchiaro che si scandalizza alla sola idea di essere la competitor di Aldo Grasso in Sicilia. È, insomma, un altro racconto del Paese che riemerge e prova a farsi strada.

I più cinici diranno: solo posizionamento. Ci si mette in scia di una tendenza che, a guardare i sondaggi, esiste e sta premiando la nuova lista di Liberi e Uguali. Ma la sensazione è piuttosto che sia saltato un tappo: le cose che prima “non si potevano dire” - l'ingiustizia sociale ai massimi livelli, la povertà in aumento, la prepotenza della grande azienda – adesso appaiono improvvisamente importanti, persino urgenti. E magari c'entrano anche le numerose lezioni arrivate dall'estero, con la scoperta che questi temi antichi e abbandonati dalle sinistre sono diventati core business delle destre, che hanno costruito consenso, popolarità, e soprattutto molti voti impadronendosi dei cavalli di battaglia che furono del progressismo pre-Blair, quello che ancora non aveva scoperto la terza via.

Se la ventata proseguirà è persino possibile che la prossima campagna elettorale, che tutti immaginavano giocata sull'immigrazione e sui consueti altolà anti-Casta, prenda una direzione inattesa e si sposti sul terreno sociale. La destra sta già lì: da tempo i messaggi di Matteo Salvini e di Giorgia Meloni ruotano intorno ai temi della crisi e della diseguaglianza. Il leader leghista, in particolare, nel suo comizio romano sembrava una copia di Maurizio Landini e ha raccolto gli applausi maggiori proprio parlando di lavoro povero, potere d'acquisto, salario, in una inversione di prospettiva impressionante rispetto alla vecchia narrazione del Carroccio tutta imperniata sulla difesa – dal fisco, dalle tasse ma anche dai dipendenti pelandroni e sindacalizzati – della piccola imprenditoria, dei padroni e dei padroncini.

Se la ventata proseguirà è persino possibile che la prossima campagna elettorale, che tutti immaginavano giocata sull'immigrazione e sui consueti altolà anti-Casta, prenda una direzione inattesa e si sposti sul terreno sociale

La classifica di Eurostat sull'indigenza in Europa è benzina per questo tipo di competizione, anche perché aggancia il primato italiano (10,5 milioni di poveri) a cose molto concrete: l'impossibilità di fare un pasto proteico ogni due giorni; di vestire “abiti decorosi” e possedere almeno due paia di scarpe; il possesso di una connessione a internet; la capacità economica di pagarsi una cena al mese con gli amici e una settimana di vacanze all'anno. E' il ritratto, a lungo negato, di un Paese che ha lasciato indietro le fasce più deboli abbandonandole agli eventi e alla fortuna, e le recenti vicende continentali dimostrano che quel mondo lì, il mondo di chi non ce la fa, rappresenta una fascia elettorale molto mobile e molto determinante.

Vedremo. Il paradosso corrente è che stupisca e risulti fuori dal canone sentir dire a sinistra cose che da molto tempo ci eravamo sentiti raccontare dalle destre, compresa quella di Silvio Berlusconi. E' ancora troppo presto per dire se qualcuno stia mettendo in discussione il famoso “paradigma dei Parioli”, quello che vede da anni la sinistra presente e vincente nei salotti dell'alta borghesia e sconfitta nelle borgate popolari. Ma di sicuro, se il vento si rafforza, sarà una campagna elettorale più interessante del previsto.

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