Il problema delle banche italiane non è Maria Elena Boschi

Il ministro Boschi, qualunque siano stati i suoi conflitti di interesse, è il paravento dietro al quale si vuole nascondere la pessima gestione delle banche italiane. Che le banche venete fossero un macello lo sapevano tutti, e che acquistare Etruria sarebbe stato un gesto dissennato pure

Maria Elena Boschi Linkiesta
15 Dicembre Dic 2017 0738 15 dicembre 2017 15 Dicembre 2017 - 07:38

La commissione d’inchiesta sulle banche è uno spettacolo pirotecnico. Bisogna fare i complimenti a tutti quelli che hanno allestito questo incredibile show perché si sta veramente riuscendo a spostare l’attenzione sul tema vero, quello che potrebbe strappare il velo di Maia e portare sul banco i veri imputati di questo disastro bancario all’italiana. La cronaca ci vuole tutti concentrati su Banca Etruria su Maria Elena Boschi, su quello che ha detto Giuseppe Vegas dell’incontro con la sottosegretaria a quello che dirà Federico Ghizzoni sulla faccenda etc etc.

Insomma la commissione parlamentare d’inchiesta sulle banche, che è anche uno strumento politico, si sta utilizzando come portaerei per disintegrare il Pd o quel che ne resta. Che per carità va benissimo, sta nelle cose, è un gioco comprensibile, ma dopo la catastrofe del sistema bancario italiano noi stiamo qua a disquisire sul fatto che quello che allora era un ministro della Repubblica, oggi sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri si sia interessata con più o meno vigore alle sorti della banca in cui era vice-presidente suo padre e che guarda caso era anche una banca del territorio nel quale la suddetta parlamentare è stata eletta.

Allora vogliamo fare i puristi? Facciamolo, l’onorevole Boschi non doveva pronunciare il nome di Etruria in nessun consesso perché parlava in conflitto di interessi (effettivamente un’oscenità, credo che nessun parlamentare abbia mai fatto una cosa del genere!). L’onorevole Boschi se effettivamente ha parlato di Etruria con Federico Ghizzoni (se ha fatto pressioni come afferma Ferruccio De Bortoli) perché UniCredit potesse interessarsi alla disgraziata banca aretina alla ricerca di un istituto di primario standing in cui essere fusa (come chiesto da Banca d’Italia) ha fatto certamente una cosa che era meglio evitare.
Non si può dire eticamente scorretta perché abbiamo assistito sul tema banche, in questi anni, ad una tale sequenza di mostruosità in cui l’etica non aveva domicilio che poi non ci sarebbero altri termini per definire tutto il resto.

Qualsiasi cosa abbia fatto la Boschi il dato finale è che: Unicredit non ha acquistato Etruria, la quale, insieme ad altre tre banche, è finita in risoluzione

Allora qualsiasi cosa abbia fatto la Boschi il dato finale è che: Unicredit non ha acquistato Etruria, la quale, insieme ad altre tre banche, è finita in risoluzione. Il dato finale è che per Etruria, come per le altre tre banche, i soldi li ha messi il fondo Interbancario, cioè tutto il sistema delle banche, quindi soldi privati, non pubblici, non nostri.

Comunque si vuole la testa della Boschi? E va bene chiediamo le dimissioni a furor di popolo. Ora però sarebbe interessante, ma anche utile, concentrarsi su altro.

Per esempio sarebbe bellissimo sapere come mai Banca d’Italia nell’indicare una banca ad elevato standing per Etruria non abbia per esempio escluso Popolare di Vicenza, che a quanto ci risulta di elevato aveva solo sofferenze e incagli. Carmelo Barbagallo, capo della Vigilanza di Banca d’Italia, a questa questione dice che al tempo Vicenza era nella media (lo ha detto in audizione in commissione tre giorni fa), di più che Banca d’Italia non aveva incoraggiato la fusione. Sarà così però i fatti dicono cose un po’ diverse. Lo scrive benissimo il Sole 24 ore in un articolo del 2 dicembre che cita i documenti inviati da Palazzo Koch alla fine della terza e ultima ispezione prima del commissariamento dell’istituto, 11 novembre 2014-27 febbraio 2015. «Banca Etruria ha lasciato inevasa la richiesta dell’Organo di Vigilanza di realizzare un processo di integrazione con un partner di elevato standing... In particolare non è stata portata all’attenzione dell’assemblea dei soci l’unica offerta giuridicamente rilevante (cioè quella della Bpvi ndr.)» si legge nel documento di Via Nazionale.

E poi dice ancora il Sole : «a pagina 23 si riporta «il ruolo contraddittorio avuto con il presidente nelle negoziazioni con Vicenza...e detto esponente ha di fatto posto in essere comportamenti che hanno condotto all’interruzione della trattativa»”. Per la procura di Arezzo in queste affermazioni firmate da Palazzo Koch si leggerebbe la volontà di Banca d’Italia di favorire l’aggregazione. Magari in audizione sarebbe stato utile fargliela questa domanda a Barbagallo.

Perché il capo delle Vigilanza, cioè il soggetto deputato a sapere tutto sulla solidità patrimoniale degli istituti di credito ha affermato (quindi smentendo questo documento ufficiale) il contrario? "La Banca d'Italia non ha chiesto né incoraggiato né tanto meno favorito la Popolare di Vicenza ad acquisire Banca Etruria; per altro verso, in quel momento la Vigilanza non disponeva di elementi per contrastare a priori tale iniziativa che, se si fosse tramutata in istanza formale, sarebbe stata approfondita" ha detto Bargallo in Commissione. Come è mai possibile che la Vigilanza in primavera non dubitasse sulla solidità di Vicenza quando la stessa banca sei mesi dopo passa gli stress test “con riserva” e lo fa solo grazie alla conversione di un bond (il famoso convertendo da 253 milioni di euro collocato l’anno prima perché doveva servire a sostenere operazioni straordinarie, cioè acquisizioni)? Una conversione decisa in fretta e furia a ridosso dei test, il 25 ottobre 2014 (un sabato sera) con l’esame Bce schedulato il 27 ottobre. Come faceva Banca d’Italia ad ignorare che un istituto in queste condizioni potesse anche solo pensare di acquistare Etruria? Cioè un istituto con 2,5 miliardi di euro di sofferenze?

Forse che le preoccupazioni della Boschi per l’interesse della Vicenza su Etruria per quanto inopportune non erano così infondate? La sottosegretaria ha riferito Vegas “espresse un quadro di preoccupazione perché a suo avviso c'era la possibilità che Etruria venisse incorporata dalla Popolare di Vicenza e questo era di nocumento per la principale industria di Arezzo che è l'oro". E poi a Vegas una domanda sull’aumento di capitale lanciato dalla Bpvi ad aprile del 2014 per quasi un miliardo una domanda magari era d’uopo. Il prospetto informativo approvato da Consob qualcuno in Consob lo aveva anche solo sfogliato nel 2014? A pag 20 di quel prospetto informativo c’è scritto che il valore del price/book value della Bpvi (rapporto del prezzo delle azioni sul patrimonio) non solo era più del doppio delle banche quotate, ma era più alto pure di quelle non quotate che calcolavano come la Vicenza il valore delle proprie azioni.

Possibile che proprio nessuno si sia domandato come fosse possibile una cosa del genere? Per esempio qualcuno in Consob poteva alzare il telefono chiamare un amico in Bankitalia e dire: “Ma sai che strano… ho davanti un prospetto informativo per un aumento di capitale di una banca, chiedono un miliardo, a ottobre ci sono gli stress test delle Bce e però questi dicono di valere una volta e mezzo il patrimonio netto, cioè più del doppio delle altre banche”. Una cosa del genere.

Come faceva Banca d’Italia ad ignorare che un istituto in queste condizioni potesse anche solo pensare di acquistare Etruria? Cioè un istituto con 2,5 miliardi di euro di sofferenze? ​Forse che le preoccupazioni della Boschi per l’interesse della Vicenza su Etruria per quanto inopportune non erano così infondate

Non tutto è perduto però. Il 20 dicembre arriverà in Commissione Federico Ghizzoni, ex ceo di UniCredit. Lo attende certamente una domanda sulla Boschi, però dopo avergliela fatta chissà che qualcuno gli chieda come mai UniCredit era l’unico garante dell’inoptato dell’aumento di capitale da 1,5 miliardi con successiva quotazione che la Bpvi dovette lanciare nel 2016 per ripristinare i requisiti patrimoniali. Perché UniCredit si accollò tutto il rischio? Perché Intesa che garantiva quello di Veneto Banca per 1 miliardo aveva ripartito il rischio con altri nove istituti?

Questa domanda sarebbe fantastico qualcuno gliela facesse. A togliere UniCredit da questo guaio (che costò a Ghizzoni la sua sedia) arrivò un certo Fondo Atlante (UniCredit e Intesa ci misero 1 miliardo per ciascuno, ma anche Cdp mise dei quattrini, 500 milioni). Ma qualcuno se lo chiede mai se invece UniCredit quel miliardo e mezzo lo avesse messo in Bpvi e fosse diventato il primo e unico azionista al posto di Atlante che sarebbe successo? L’impressione è che, a differenza di quello che dicono tutti, forse che gran macello fossero le venete lo sapevano tutti. E allora forse meglio parlare di Etruria e fare a pezzi la Boschi e il Pd.

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