Ciao ciao concorrenza: il Parlamento punisce i notai che “lavorano troppo”

Un emendamento in Legge di Bilancio impedisce ai notai di ricorrere all’Antitrust se sanzionati dalle commissioni notarili perché fanno troppi atti: ecco come buttare a mare tutte le lenzuolate a favore della concorrenza (e beccarci una nuova procedura d’infrazione da Bruxelles)

Notaio Linkiesta
18 Dicembre Dic 2017 0755 18 dicembre 2017 18 Dicembre 2017 - 07:55
WebSim News

Alzi la mano a chi è successo di essere punito perché lavora troppo. Ai notai succede, a quanto pare: se ce n’è uno che fa troppi atti, rischia di essere sanzionato dalle cosiddette commissioni disciplinari notarili. Secondo i notai è doveroso, perché per fare un atto ci vuole tempo e farne troppi mina la precisione dello stesso. In altre parole, a lavorare troppo si lavora male. Secondo il resto del mondo - e pure secondo i notai che “lavorano troppo” -, è una scusa per chiudere il mercato, per colpire chi prova a crescere con strategie aggressive, pur nel pieno rispetto della legge, con buona pace della concorrenza.

Veniamo al dunque. Fino a ieri, il notaio stakanovista se riteneva essere stato ingiustamente sanzionato, poteva rivolgersi all’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, in arte antitrust, che avrebbe accertato se dietro al comportamento della commissione ci fosse l’intento di punire un furfante o semplicemente un notaio che sa organizzare al meglio il suo studio e la sua forza lavoro.

Da domani, se passasse l’emendamento 46 al comma 289 della Legge di Bilancio, a firma congiunta Gregorio-Tabacci-Fontana-Albini (strano caso di “larghe intese” tra Pd e Liberi e Uguali) non si potrà più fare: l’emendamento sottrae infatti i notai dalla normativa antitrust. La motivazione? Una sentenza della Corte di Cassazione - la 9041 del 2016, per chi volesse approfondire - che aveva rigettato il ricorso di un notaio sospeso dall'esercizio della professione che utilizzava i suoi colleghi come “schermo” per continuare di fatto l'attività anche attraverso una struttura esterna. La sentenza è stata intesa da alcuni deputati in senso piuttosto estensivo per dire che nessun provvedimento disciplinare notarile possa mai più essere impugnato di fronte all’Antitrust.

Da domani a nessun notaio verrà mai in mente di abbassare le tariffe, o di innovare il modo in cui lavora, o di crescere strappando i clienti a chi lavora peggio di lui facendosi pagare di più, come succede in qualunque altro settore

Di fatto, accadrà questo: che da domani a nessun notaio verrà mai in mente di abbassare le tariffe, o di innovare il modo in cui lavora, o di crescere strappando i clienti a chi lavora peggio di lui facendosi pagare di più, come succede in qualunque altro settore. No. Quel notaio se ne starà bello tranquillo, continuerà a fare gli atti che deve, tenendosi i suoi clienti per sé, senza il minimo incentivo a toccare le tariffe, o a inventarsi strategie commerciali nuove. Troppo alto il rischio di essere sanzionato, troppe basse le possibilità di uscirne indenne.

E insomma, ecco come una piccola norma può riuscire nell’impresa di mandare all’aria tutte le leggi e i decreti sulla concorrenza che hanno provato a rendere un po’ più libero il mercato del notariato, come in teoria ci imporrebbe l’Unione Europea, secondo cui, entro i confini del territorio nazionale il notaio dovrebbe essere libero di concorrere. Così non accade, né tantomeno accadrà, a quanto pare. Col rischio, più che concreto di una procedura d’infrazione all’orizzonte, che con ogni probabilità ci farà pagare tra qualche mese questo regalo di Natale in anticipo a quei notai che vogliono tenere il loro mercato chiuso a tripla mandata. Ah, ovviamente nel caso di multa pagherà Pantalone, cioè noi. Viva l’Italia.

Riceviamo e pubblichiamo la risposta di Arrigo Roveda del Consiglio Notarile di Milano:

Ma davvero il Parlamento punisce i notai che lavorano troppo, come sugge­ri­sce Linkiesta nel suo articolo di lunedì?

Sembra così surreale da non esser vero. E infatti vero non è.

Un notaio non può essere punito perchè lavora molto, nè soprattutto (a parti­re dalle liberalizzazioni tariffarie) perchè si fa pagare poco. E non risulta che ciò sia mai ac­ca­du­to, nep­pu­re per er­rore.

E se qualcuno (un Consiglio Notarile, ma anche il Ministero di Giustizia o la Procura della Repubblica, tutti competenti a chiedere l'avvio di pro­ce­di­menti disciplinari) pro­vas­se a far­lo, il no­taio avreb­be un si­ste­ma di ga­ran­zie, a tre gra­di di giu­di­zio (com­mis­sio­ne di di­sciplina presiduta da un Magistrato, Corte d’Ap­pello e Corte di Cas­sazione), ido­neo ad at­tri­buirgli la ra­gione che merita.

I notai possono infatti essere puniti solo se violano la legge o, ripetutamente, le re­gole deontologiche poste a tutela dei cittadini.

Se invece lavorare troppo significa delegare funzioni indelegabili (come se un chi­rurgo facesse operare un infermiere) allora la sanzione arriva non per "staka­novismo", ma perchè la legge non ammette che il notaio, pagato per il suo lavoro qualificato, lo faccia poi svolgere da altri. Quando questo è ac­ca­duto, ed è stato provato, i giudici hanno applicato le giuste sanzioni.

Il legislatore vuole solo evitare che sia creato un quarto grado di giudizio avanti all'Antitrust, utilizzato per ritardare, ma­gari fino al pensio­namento, l'ap­pli­ca­zione del­le san­zioni.

Lo spettro della procedura di infrazione da parte dell'Unione Europea pa­re poi scon­giurato dal fatto che il Parlamento altro non fa che ap­pli­ca­re princi­pi con­tenuti nel Trattato di funzionamento dell' U­nione Eu­ro­pea e ri­co­no­sciuti per le professioni della sentenza 19/02/2002 della Corte di Giu­sti­zia nel­la causa Wouters.

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