Le spoglie di Vittorio Emanuele III tornano in Italia? E chissenefrega

Molti si indignano per la traslazione della salma a Vicoforte e la collegano alla montante ”marea nera” neofascista. Sono tutte sciocchezze. Mentre è vero che la politica in Italia si è trasformata in una caccia alle streghe sui simboli. E non è un bel segno

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18 Dicembre Dic 2017 0845 18 dicembre 2017 18 Dicembre 2017 - 08:45

L’Italia ha il grave problema, pare, delle spoglie di Vittorio Emanuele III. Che sono state traslate alla chetichella da Alessandria D’Egitto con un c130 dell’areonautica Militare, e riposeranno a fianco a quelle della moglie, Elena di Montenegro, nel Santuario di Vicoforte, nei pressi di Mondovì.
Sul noto (da un paio di giorni) e grave problema le reazioni sono state decise e indignate. Le comunità ebraiche hanno protestato per il ritorno in Italia del Re che ha firmato le leggi razziali del ’38. Carlo Smuraglia, presidente dell’Associazione Nazionale Partigiani, sostiene che il rientro sia un fatto che “urta le coscienze”. In giro si cominciano a vedere commenti sul tenore “Indietro Savoia”.

Ora, qui temiamo molto di cadere con naivetè su un argomento molto dibattuto. Ma, appunto, quando una cosa è stata tanto dibattuta può dirsi storicizzata. Che Vittorio Emanuele III sia stato un re molto criticabile è un fatto. Le sue responsabilità riguardo alle leggi razziali sono chiare. Come la disastrosa gestione del post 25 aprile, i rapporti demenziali con le forze alleate sbarcati in Sicilia, la agghiacciante fuga a Brindisi dopo l’otto settembre.
Basterà ricordare che Vittorio Emanuele III non è amato da nessuna parte. Né dai partigiani, né dai postfascisti, al contrario delle sciocchezze che si trovano scritte in giro. Da nessuno.
Le responsabilità storiche sono appunto storiche e non si vede come prendersela con dei poco amati resti sia rilevante. Né, con tutta la cattiva volontà, si vede profilarsi un ritorno della monarchia in Italia. Un pericolo colpo di stato fatto da monarchici che si incontrano la notte a Vicoforte più che distopia sembra puro surrealismo.

Simboli a parte, il rientro a Vicoforte (a Vicoforte, non al Pantheon) di Vittorio Emanuele e consorte ha una rilevanza politica pari alla lotta tra gli Orazi e i Curiazi. Sono le prese di posizione che suscita ad essere preoccupanti. Parlano di una politica mesemerizzata su questioni puramente simboliche, ferma a una nostalgia identitaria, strumentale a piccoli consensi, e senza contenuto. Il cui picco si è raggiunto con quest'dea che il ritorno dei resti di Vittorio Emanuele coinc ida con quello della cosiddetta "marea nera".

Mentre, fidatevi, i veri problemi stanno altrove. Vittorio Emanuele, il figlio del “Re di maggio” Umberto primo (a sua volta figlio di Vittorio Emanuele terzo), ha 82 anni e purtroppo una frattura al femore che lo costringe alle stampelle. Sostiene, in un’intervista al Corriere della Sera, che non ha pagato il rimpatrio. Ed è dispiaciuto con la sorella Maria Gabriella che pare lo abbia tenuto all’oscuro di tutto. Ecco le dimensioni vere della questione. Vittorio ce l’ha con Maria Gabriella. Accidenti.

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