Nomina la Boschi e sei salvo: ecco il salvacondotto per i responsabili del disastro banche

Da Vegas a Consoli, in attesa di Ghizzoni e Visco, la tattica è ormai chiara. Per sviare l’attenzione dalle cose serie basta rispondere alle domande sulla sottosegretaria: immediatamente da presunti responsabili si diventa testimoni e la reputazione è salva. Cari Renzi e Boschi, che autogol

Meb Boschi Linkiesta
19 Dicembre Dic 2017 0800 19 dicembre 2017 19 Dicembre 2017 - 08:00
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Potremmo chiamarlo “Accusa la Boschi”, come fosse un gioco da tavolo di quelli degli anni '80, tipo “Indovina Chi”. Se vuoi passare indenne dalla commissione banche basta che fai il nome di Maria Elena Boschi, e, per dirla con le parole del ministro Carlo Calenda - l'unico ad essersene accorto del giochino - riesci magicamente “a distrarre l'attenzione dalle tue responsabilità”: all'istante l’opposizione comincerà a incalzarti solo su quello, i giornali ti trasformeranno da imputato a testimone e se la stessa ex ministra delle riforme o qualcuno dei suoi oserà dire qualcosa contro di te, avrai un fuoco di fila di opinionisti e politici pronti a gettarsi nel fuoco pur di salvarti.

Fossimo alle elementari, capiremmo. Invece è successo in Parlamento, nella Commissione Banche, con Giuseppe Vegas, uomo di Berlusconi dal 1995, viceministro dell’economia del quarto governo del Cavaliere, e da lui stesso nominato ai vertici della Consob nel 2010. Ce ne sarebbe stato di cui parlare, con lui, “il presidente che detesta il mercato”, come scrisse Lorenzo Dilena in una bella inchiesta proprio su questo giornale. Era il 19 settembre del 2012 e già allora si leggeva che “ai non pochi difetti della Consob di Cardia, Vegas ne ha aggiunto un altro: quello di un presidente che interviene nel corso di un negoziato d’affari per dare indicazioni e suggerimenti”. Chissà se anche in relazione alla presunta fusione tra Banca Popolare di Vicenza e Banca Etruria il buon Vegas ne fu prodigo. Probabilmente sì, visto che stando agli sms della ministra si è permesso di invitare Maria Elena Boschi a colazione a casa sua per parlarne. Ma se il presidente di un’autorità indipendente si metta o meno a giocare a Risiko con le banche non interessa a nessuno, evidentemente. Basta dire Boschi, ed è tana libera per tutti.

Lo stesso succede con Vincenzo Consoli, per diciassette anni padrone incontrastato di Veneto Banca, quattro miliardi di capitalizzazione bruciati in due anni, tra il 2014 e il 2016, che a causa del cocktail letale di finanziamenti alle imprese in cambio di azioni si sono tramutate in una duplice sciagura per le imprese del Veneto. Sarebbe stato interessante sentir parlare di questo, da Consoli, ma evidentemente agli onorevoli membri della commissione interessa poco e infatti tutta la loro attenzione si concentra su altri dettagli. Ad esempio - accidenti - una merenda a casa Boschi, presenti padre e figlia - a Pasqua 2014, «per un quarto d'ora, nel quale non proferì parola» - perché per entrambi gli istituti Bankitalia stava caldeggiando la fusione con la Popolare di Vicenza. E insomma, anche qua, sarebbe interessante capire da Consoli perché, secondo lui, via Nazionale aveva così tanto a cuore l’istituto presieduto da Gianni Zonin, e perché lo considerasse così “di elevato standing” visto che i suoi ispettori già ne avevano segnalato le criticità. Fortunatamente, anche Consoli conosceva la parola magica: nomina la Boschi e tutti i giornali - persino il Sole24Ore - parleranno solo di quello.

Non sappiamo dove stia la colpa principale. Forse in una commissione di incompetenti in materia bancaria, che in mancanza di nozioni si buttano a pesce sull’unica cosa che conoscono. O nei giornali, per i quali la commissione acquista un senso solo se viene pronunciata la parola Boschi. O ancora nelle opposizioni, che arrivano in questo modo ad assolvere e riabilitare tutti i protagonisti dei sei crac bancari degli ultimi tre anni

Non ci crederete, ma funziona anche con la Popolare di Vicenza. Mica crederete che ai deputati e ai giornali interessasse sapere come mai Gianni Zonin era così considerato da Bankitalia? O perché tre ex ispettori di Palazzo Koch fossero stati assunti dall’istituto vicentino. O se questo possa aver influito - come sospettano gli inquirenti - sull’attività ispettiva in seno alla PopVi, e in particolare sulle difficoltà ad accorgersi che la già citata banca “di alto standing” era campione mondiale di obbligazioni baciate, di cui Zonin, dice lui, «è venuto a conoscenza solo dal capo della vigilanza della Bce», nel 2015. Uno serio chiederebbe conto a Zonin di questa affermazione che sfiora l'assurdo. No no no. Anche a Zonin viene chiesto se conosceva Maria Elena Boschi, ovviamente. Agli onorevoli membri interessa solo quello. E siccome lui nega, tocca ai giornalisti darsi da fare. E puntuale, ecco “quell’incontro con la Boschi” spuntare dall’Espresso, per discutere della fusione tra la Popolare di Vicenza e Banca Etruria, si suppone. Chissà se finirà per salvarsi pure Zonin, con la parolina magica.

Di sicuro, si è salvato Piercarlo Padoan, che aveva da raccontare parecchio, soprattutto su Mps, ma della cui lunghissima testimonianza è stato - ovviamente - cavato fuori l’unico titolo che interessasse a qualcuno: “Non ho autorizzato a ministri a occuparsi di Etruria”, leggiamo sulla homepage di Repubblica. Chissà a chi si riferiva. E di sicuro si salverà Federico Ghizzoni, che sarebbe bello raccontasse, come ha spiegato perfettamente Roberta Paolini su queste pagine, perché si è accollato tutto il rischio sull’inoptato della Banca Popolare di Vicenza, mentre Intesa San Paolo, per un’analoga operazione con Veneto Banca, aveva ripartito il rischio con nove istituti? Chissenefrega, no? A noi interessa sapere se la Boschi ha davvero chiesto a Ghizzoni che UniCredit comprasse Etruria, cosa che peraltro la banca di piazza Gae Aulenti non ha mai fatto. Tre Ave Maria (Elena), e assolto pure Ghizzoni. E lo stesso, supponiamo, potrà accadere pure con Ignazio Visco, che potrebbe riservare a chi lo voleva far fuori le polpette avvelenate migliori.

Non sappiamo dove stia la colpa principale di questo incredibile, paradossale cortocircuito. Forse nelle imminenti elezioni. Forse in una commissione di incompetenti in materia bancaria, che in mancanza di nozioni si buttano a pesce sull’unica cosa che conoscono. O nei giornali, per i quali la commissione acquista un senso solo se viene pronunciata la parola Boschi. O ancora nelle opposizioni, che arrivano in questo modo ad assolvere e riabilitare tutti i protagonisti dei sei crac bancari degli ultimi tre anni. Nell’opinione pubblica, che si convince che nell’economia della crisi del credito, una banchetta di distretto possa valere di più di due colossi nordestini, per non parlare del Monte dei Paschi di Siena. O infine, negli stessi Renzi e Boschi e nella loro ottusa convinzione che onorevoli, opposizioni, giornalisti e opinione pubblica fossero abbastanza competenti e razionali da non fossilizzarsi sul caso Boschi, a tre mesi dalle elezioni. Probabilmente, tra qualche anno, qualcuno brinderà: “Alla Boschi, che si è sacrificata per noi”. Prosit.

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