Luigi Di Maio ci sta trollando tutti (e noi ci stiamo cascando come dei bambini)

Un giorno vuole aumentare la spesa, il giorno dopo vuole tagliarla. Un giorno è a favore dell'Europa, il giorno dopo vuole uscire dall’Euro. Viaggio nella strategia (molto rischiosa) del leader dei Cinque Stelle, che ha un solo obiettivo: non essere ignorato

Luigi Di Maio
20 Dicembre Dic 2017 0755 20 dicembre 2017 20 Dicembre 2017 - 07:55

Ci siamo cascati pure noi, lo ammettiamo. Persuasi dalla ragionevolezza delle sue parole - la spesa pubblica va tagliata, bisogna mettere in discussione i privilegi acquisiti di alcuni pensionati - abbiamo fatto l’errore di prendere sul serio le proposte di Luigi Di Maio. Abbiamo sbagliato. Perché nei giorni successivi il candidato premier ha proseguito nella sua opera di trollaggio della campagna elettorale italiana, con proposte provocatorie, ma completamente incoerenti l’una con l’altra, buone solo ad alzare l’attenzione su di lui e sul Movimento.

Mettiamole in fila, per capire di cosa stiamo parlando. Di Maio, nell’ordine, vorrebbe alzare la spesa pubblica per finanziare un poderoso taglio fiscale in stile Trump. Poi però vorrebbe pure tagliarla, insieme alle pensioni d’oro, per abbassare l’età pensionabile. Dice che l’Unione Europa è l’unica soluzione possibile alla crisi sociale, ma poi ammette che in un eventuale referendum consultivo sull’Euro voterebbe per l’uscita dalla moneta unica. Apre alle alleanze e al dialogo con gli altri partiti, se il Movimento Cinque Stelle vincerà le elezioni, e poi fugge da ogni confronto televisivo con Renzi e con Salvini, non riconoscendone la leadership.

Intendiamoci. Di Maio e chi lo consiglia sono tutto fuorché sprovveduti. È evidente che sanno benissimo quel che stanno facendo e i motivi per cui lo stanno facendo. Forse più di altri e meglio di altri hanno capito che i programmi di questa campagna elettorale - con buona pace di Mattarella e dei suoi richiami - non contano nulla, perché nessuno vincerà le elezioni e nessuno avrà quindi pieno mandato per realizzarli. Piuttosto, fare proposte è utile per guadagnare dei titoli, per alzare il livello dello scontro, per polarizzare l’elettorato e portare la gente a votare.

Di Maio e il Movimento, in questo senso, viaggiano su un crinale molto stretto. Trasversali e post-ideologici quali sono, possono espandersi in qualunque direzione, ma possono perdere voti contro chiunque. Per intenderci, possono rubarne a Berlusconi come a Grasso, a Renzi come a Salvini. Ma allo stesso modo, se il dibattito si polarizza sull’asse destra-sinistra, rischiano pesanti emorragie di consenso da una parte e dall’altra.

Di Maio e il Movimento viaggiano su un crinale molto stretto. Trasversali e post-ideologici quali sono, possono espandersi in qualunque direzione, ma possono perdere voti contro chiunque. Per intenderci, possono rubarne a Berlusconi come a Grasso, a Renzi come a Salvini. Ma allo stesso modo, se il dibattito si polarizza sull’asse destra-sinistra, rischiano pesanti emorragie di consenso da una parte e dall’altra

Obiettivo numero uno, quindi: confondere le acque, a costo di apparire contraddittori, per evitare distinzioni manichee nell’elettorato. E farlo attraverso proposte che una volta si conquistano il plauso dell’establishment - l’Europa è speranza - e la volta dopo quello dei duri e puri - l’Euro è il male. Una volta strizzano l’occhio a sinistra - negozi chiusi nei giorni festivi -, il giorno dopo alle destra - la non adesione alle marce antfasciste. Una volta accarezzano l’elettorato governativo - faremo alleanze -, il giorno dopo la pancia movimentista - nessuno dei leader avversario è riconosciuto come tale.

Non sappiamo se funzionerà, ma temiamo di sì. Perché l’elettorato ha la memoria corta, cortissima. Perché i media sono alla ricerca di titoli a effetto, di proposte forti e di polemiche quotidiane. Perché a tutte le forze politiche fanno gola i voti del Movimento e tutte nutrono la segreta speranza di allearvisi per normalizzarli e fagocitarli, un po’ come fece D’Alema con Di Pietro, o Berlusconi con i post-fascisti. Perché anche le irrisioni e gli insulti, in fondo, portano acqua al mulino dei Cinque Stelle, cui tutto serve pur di non essere ignorati. Perché prefigurare alleanze per il dopo è l’unico modo di evitare che la minaccia del voto utile - non si alleano, quindi non governeranno, quindi non li voto -finisca per erodere pure il consenso del Movimento

Il rischio di farla fuori dal vaso c’è, eccome. Che si sottovaluti l’elettorato italiano e la sua capacità di discernere chi è credibile e chi no. Che il tentativo di accontentare tutti finisca per non accontentare nessuno e distruggere il profilo identitario di un Movimento che perlomeno, fino a pochi mesi fa, era piuttosto chiaro. Che le sparate di Di Maio, unite ai disastri della Raggi e alle difficoltà di Chiara Appendino, non finiscano per amplificare - senza bisogno di stampa nemica - l’immagine di una forza politica ottima per fare opposizione, ma del tutto inadatta a governare. Che voler andare oltre i limiti fisiologici del Movimento, provando a farne una specie di mappazzone democristiano in cui convive tutto e il contrario di tutto, rischi di farlo implodere su se stesso. Alle urne l’ardua risposta.

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