Commissione Caporetto: per Boschi e Renzi peggio non poteva andare

Altro giro, altri schiaffi: la testimonianza di Ghizzoni, che ha negato le pressioni di Boschi su Etruria, ma ha confermato le parole di De Bortoli e tirato in mezzo Carrai, è l’ennesima batosta per Renzi e i suoi. Un Ko che alle elezioni rischia di costare caro. E dire che l’avevano voluta loro

Renzi Boschi Linkiesta

Matteo Renzi e Maria Elena Boschi durante il passaggio di consegne tra il governo guidato dal segretario de Pd e quello di Paolo Gentiloni

VINCENZO PINTO / AFP

21 Dicembre Dic 2017 0730 21 dicembre 2017 21 Dicembre 2017 - 07:30

Cerchiamo di deporre le armi, per un momento, e di provare a ragione sul serio su quel che è emerso da questa settimana di audizioni in commissione banche. Facciamolo cominciando dalla fine, dall’audizione di Federico Ghizzoni. Che ha confermato piuttosto chiaramente che le pressioni di Maria Elena Boschi affinché UniCredit comprasse Banca Etruria non ci sono state: «Non mi fu seccamente chiesto di acquistare Banca Etruria, l'avrei ritenuto inaccettabile, ma di valutare un intervento in Banca Etruria nell'indipendenza di giudizi», ha detto testuale Ghizzoni.

Sarà pure una sfumatura semantica, ma se non ci sono state pressioni - fatto peraltro confermato pure dal governatore di Bankitalia Ignazio Visco e dal presidente di Consob Giuseppe Vegas - allora non c’è stato nemmeno conflitto d’interessi. Così sarebbe stato se la banca fosse stata salvata per intervento governativo, grazie ai buoni uffici del ministro Boschi, aretina, membro influente dell’esecutivo, figlia del vicepresidente della banca. Così non è stato perché Etruria, alla fine, è stata commissariata, su indicazione di Bankitalia, dal governo stesso. Con corollario di amministratori dimissionari e valore delle azioni - che anche la famiglia Boschi possedeva - azzerato. È difficile dimostrare che da quei provvedimenti la Boschi non abbia subito danni, patrimoniali ed elettorali, visto che diverse persone nel suo collegio elettorale avevano subito ingenti danni patrimoniali. Davvero, su questo punto c’è poco da discutere. E chi avesse voglia di farlo dovrebbe perlomeno ricordare che sul tema abbiamo esempi storici ben più gravi - dalle manovre leghiste per salvare Credieuronord al «facci sognare» che D’Alema dedicò a Giovanni Consorte quando Unipol si stava comprando Bnl - che dovrebbero indurre perlomeno a dare alla vicenda in essere la giusta dimensione.

C’è pure un enorme problema di strategia, più che di comunicazione, che induce a dubitare della lucidità politica di Renzi, Boschi, Bonifazi, Orfini e di chiunque all’interno del Pd abbia premuto affinché il tema della crisi bancaria tornasse in auge. Ci si aspettava che sarebbero andati in battaglia armati di strumenti che gli permettessero quantomeno di controbattere. E invece hanno preso schiaffi dalla prima all’ultima testimonianza. Parlare di suicidio è quasi un eufemismo

Poi però c’è un problema enorme legato alla verità. Perché se Ghizzoni, in commissione, finisce per confermare parola per parola quel che scrisse De Bortoli nel suo libro, ad esempio, e la stessa Boschi ritiene che quel che ha detto Ghizzoni corrisponda al vero, non si capisce né perché abbia sempre decisamente negato la ricostruzione dell’ex direttore del Corriere della Sera, né tantomeno perché abbia deciso di chiedergli un risarcimento danni in sede civile (richiesta, questa, che stando a De Bortoli stesso non è ancora arrivata a destinazione). Così come non si capisce perchè abbia sempre negato di essersi preoccupata del destino di Banca Etruria in molte occasioni.

E c’è pure un enorme problema di strategia, più che di comunicazione, che induce a dubitare della lucidità politica di Renzi, e di chiunque all’interno del Pd abbia premuto affinché il tema della crisi bancaria tornasse in auge. Perché politicamente quella di ieri è stata, se possibile, un’altra sconfitta, l’ennesima, del Partito Democratico. La commissione banche, voluta dai dem, è stato un processo a Boschi e alla vicenda di Banca Etruria ben oltre ogni previsione. E lo è stato, come si è detto, per un conflitto d'interesse inesistente o quasi. È accanimento dell’establishment bancario contro Renzi? Sono i media che ce l’hanno col Giglio Magico? Tutto può essere. Ma da politici ormai navigati come quelli alla guida del Pd ci si sarebbe aspettato che se lo immaginassero, che sarebbero andati in battaglia consapevoli dei rischi che correvano e armati di strumenti che gli permettessero, se non di attaccare, quantomeno di controbattere. E invece hanno preso schiaffi dalla prima all’ultima testimonianza. Parlare di suicidio è quasi un eufemismo.

C’è pure un altro problema, a ben vedere: che in controluce traspare la netta presa di distanza dell’establishment finanziario italiano con Renzi e i suoi. L’ammissione di un interessamento dell’ex premier alle vicende di Banca Etruria (Visco) e la presentazione di una mail di Carrai, grande amico e consigliere di Renzi, avente il medesimo oggetto (Ghizzoni) sono due bombe del tutto inattese che minano ancor di più la credibilità del leader dem di fronte ai cittadini. Ormai persuasi dell’idea - sondaggi alla mano - che il governo Renzi abbia agito in modo poco trasparente nella gestione della vicenda banche. E questo è forse il paradosso peggiore di tutti: passare alla Storia come il governo amico dei banchieri e finire contemporaneamente nella polvere per colpa dei banchieri stessi e delle loro rivelazioni non è da tutti. Chapeau.

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