La previsione di Mr. Conad: «Più persone, meno consumi: ecco come saranno i supermercati del futuro»

Francesco Pugliese a tutto campo. Le aperture domenicali? «La politica prenda una decisione, ma tutto aperto e tutto chiuso sono scelte sbagliate». La crisi? «È stata salutare, ha migliorato le nostre abitudini di consumo». Come si reagisce ad Amazon? «Adeguandosi»

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23 Dicembre Dic 2017 0740 23 dicembre 2017 23 Dicembre 2017 - 07:40
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Il supermercato del futuro? «Imperniato sulla relazione umana». I consumi? «Giusto che diminuiscano, se serve a consumare meglio». Le aperture domenicali? «Di Maio sbaglia a volerci chiudere, ma aprire sempre non ha senso». Francesco Pugliese è nel suo ufficio, che giocherella col mozzicone di un sigaro toscano. Sorride sornione, al pensiero di averla sparata grossa. Eppure è difficile non credere che lui ci creda. Tarantino, cinquantanove anni, dal 2004 è amministratore delegato e direttore generale di Conad, che con più di tremila punti vendita è la più capillare catena di distribuzione alimentare d’Italia. Una scelta singolare, quella di puntare sulla diffusione mentre la concorrenza concentra e ingrandisce i propri punti vendita, che Pugliese rivendica con forza come il vero tratto identitaria di Conad. Al punto d’aver concluso a Milano, lo scorso primo dicembre, la terza edizione del Grande Viaggio in Italia, un roadshow sui territori che ha toccato 26 città e coinvolto più di 260mila persone: «Essere presenti in tutta Italia e girarla da cima a fondo per tre volte non è un vezzo - spiega Pugliese a Linkiesta -, ma è ciò che ci permettere di rendere attuali e moderni i valori cooperativi su cui si fonda la nostra azienda».

Conad vuol dire Cooperativa nazionale dettaglianti. Nasce nel 1962 figlia della volontà del Partito Comunista Italiano, che voleva ampliare il proprio consenso e la propria sfera d'influenza oltre la classe operaia: «Togliatti capì che fuori dalle fabbriche c’era un mondo e che quel mondo non era fatto solo di operai, ma di artigiani, commercianti, dettaglianti, e che attorno alle loro botteghe e ai loro negozi si aggregavano le comunità - ricorda Pugliese -. Così convoco cinque manager a Botteghe Oscure e diede loro l’obiettivo di fare una cooperativa di dettaglianti. Il resto è storia».

Il Partito Comunista non c’è più, le fabbriche nemmeno, ma Conad non se la passa male. Il preconsuntivo 2017 appena presentato dice 13,2 miliardi di euro di fatturato, con una crescita del 5% che è due volte tanto la crescita media del mercato. Il tutto, mantenendo fede, per quanto possibile, all’idea originaria di attenzione ai territori e alle comunità: «In gran parte della dorsale appenninica, se non ci fosse Conad non ci sarebbero punti vendita», spiega Pugliese, secondo cui questa scelta di tenere aperti punti vendita che non starebbero in piedi senza il gruppo alle spalle è l’esempio di «mutualismo vero» che permea il gruppo: «Per arrivare a tenere aperto un piccolo punto vendita in un Paese sperduto, carichiamo su tutti gli altri dettaglianti parte dei costi di quell’investimento».

Non solo dove, ma anche quando. Pugliese non è un ultras dei supermercati aperti la domenica, anche se spesso i suoi lo sono: «Sulle aperture domenicali insistono tre interessi contrapposti - spiega - Ci sono i cittadini che lavorano tutta la settimana e vogliono fare la spesa la domenica. Ci sono i lavoratori che si devono sacrificare nel giorno in cui tutti riposano. E poi ci sono i dettaglianti che devono capire se sia conveniente o meno alzare la saracinesca. Perché alla fine l’apertura domenicale non alza i ricavi, ma finisce semplicemente per spalmarli su sette giorni, anziché su sei».

La soluzione? Si chiama politica: «In natura, tranne che sulla maglia della Juve non esistono il bianco e il nero - spiega Pugliese, tradendo la sua juventinità -. È sbagliato sempre aperto ed è sbagliato sempre chiuso. Ad esempio, si potrebbe dire ai supermercati di tenere aperto sei giorni di festa comandata su dodici, o la metà delle domeniche al mese, a scelta. È una proposta in campo fatta propria da tutte le realtà della distribuzione, che giace abbandonata in Parlamento. Serve un pensiero di comunità: ed è la politica che lo deve esprimere, non le imprese».

«Io sono convinto che i valori più sani, come la sobrietà e la solidarietà, si riscoprano nei momenti di difficoltà. Noi con la crisi siamo tornati a dare un valore alle cose. Noi stessi, ma pure le aziende municipalizzate, abbiamo visto una enorme riduzione del rifiuto e dello spreco. Io da giovane impazzivo per le polo della Lacoste. Oggi per il cliente una maglia è una maglia. Si guardano qualità e prezzo, non il coccodrillo sul taschino»

Nel frattempo, mentre la politica prova a decidere che fare delle domeniche, Amazon e l’ecommerce stanno ridefinendo radicalmente il concetto di commercio, senza più dove né quando, ma online e a domicilio. Sarà la fine della distribuzione organizzata, prima o poi? «No, semplicemente il commercio si adeguerà a questa novità, come ha sempre fatto» spiega Pugliese. La critica ad Amazon è più sociale che non legata al business: «Il problema dell’ e-commerce è che sta modificando le modalità di acquisto. La possibilità di comprare con un solo click è una droga per il potenziale acquirente, moltiplica le possibilità di acquisto compulsivo. Viva la crisi, allora».

Lo ripete due o tre volte, meccanicamente, come chi sa di averla detta grossa. Viva la crisi: «Io sono convinto che i valori più sani, come la sobrietà e la solidarietà, si riscoprano nei momenti di difficoltà - prova ad articolare il concetto Pugliese -. Noi con la crisi siamo tornati a dare un valore alle cose. Noi stessi, ma pure le aziende municipalizzate, abbiamo visto una enorme riduzione del rifiuto e dello spreco. Anche la marca sta perdendo valore,perché non serve più a identificare un ceto sociale. Io da giovane impazzivo per le polo della Lacoste. Oggi per il cliente una maglia è una maglia. Si guardano qualità e prezzo, non il coccodrillo sul taschino».

Per Conad questo vuol dire due cose. Uno: la crescita dei prodotti premium price ad alta qualità, come quelli della linea Sapori e dintorni, che fa 300 milioni di fatturato - «nel 2004 faceva il 9%», ricorda Pugliese - e quella dei prodotti a marchio commerciale, «che vale da sola il 30% del fatturato dell’intera azienda». Sorprendentemente, ma fino a un certo punto, sono invece in calo i fatturati legati ai prodotti di primo prezzo, generi di prima necessità venduti sottocosto: «La gente consuma meno, ma consuma meglio. Rinuncia a qualcosa ma vuole mangiare la pasta di Gragnano, o il cioccolato equo solidale o fare il bucato con un detersivo ecosostenibile. Andrà pure contro i nostri interessi, ma non me ne importa: è giusto così».

Puntare sul made in Italy vuol dire puntare ad esportarlo, anche. Modello Eataly? No, grazie: «È un grande negozio bandiera, utilissimo fuori dall’Italia, per dire quanto è buono e valido il cibo italiano. Ed è pure - anzi soprattutto - un grande punto di ristorazione.Ma chi pensa sia il futuro dell’internazionalizzazione del food italiano non sa di quel che parla», aggiunge Pugliese. Per Conad la strategia è un’altra e si chiama Alidis, la potentissima cooperativa europea della grande distribuzione con sede a Ginevra, di cui è partner assieme ai tedeschi di Edeka, i francesi di Intermarche, gli svizzeri di Coopsuisse, tra gli atri, colossi da decine di miliardi di fatturato ciascuno: «Noi siamo i selezionatori dei prodotti italiani per i loro mercati. La pasta di gragnano di Edeka l’abbiamo sviluppata noi, gli abbiamo fatto pure il packaging. Non garantiamo su come la cucinano, certo, ma stiamo provando a insegnare loro pure quello», chiosa Pugliese.

Nel futuro di Conad c’è tanto estero, insomma, ma non altrettanta tecnologia: «Il supermercato del futuro sarà fondato sulla relazione umana, come quello di oggi - chiosa - La tecnologia dev’essere complementare alla relazione, non sostitutiva. La vera sfida non è costruire templi tecnologici, costosi e freddi. La vera sfida è conoscere clienti e territori e costruire una relazione a misura dei loro bisogni. Tutto il resto sono chiacchiere».

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