Tutti a casa. Per scelta o necessità, ecco i parlamentari che lasciano la poltrona

Trombati o disillusi. Decine di parlamentari sono pronti a lasciare il Palazzo. Sedotti e abbandonati dalla politica, se ne vanno molti protagonisti della società civile. Tanti altri non saranno ricandidati. Non mancano celebri passi indietro: Di Battista, Alfano, ma anche le dem Bindi e Finocchiaro

Franco Origlia/Afp/Getty Images
23 Dicembre Dic 2017 0740 23 dicembre 2017 23 Dicembre 2017 - 07:40

Inadeguati al ruolo, più o meno consapevolmente. C’è chi dopo qualche anno a Montecitorio si è stufato della vita parlamentare e chi, semplicemente, non sarà ricandidato dal proprio partito. Trombati o disillusi. Ci sono deputati alla prima esperienza che dopo aver idealizzato l’impegno politico si sono scontrati con la dura realtà. Ma anche senatori di lungo corso che hanno voglia di tornare alla propria vita. In questi giorni tutti si preparano a dire addio alla poltrona. La lista dei parlamentari che chiudono le valigie è lunga e trasversale. Tante, molto diverse, le ragioni che li hanno spinti al passo indietro. Poche settimane fa ha fatto discutere il commiato di Alessandro Di Battista, volto noto dei Cinque Stelle e leader emergente del fronte grillino. Non ha più voglia di stare a Montecitorio, assicura. Come ha spiegato in un videomessaggio vuole godersi il figlio appena nato, dedicarsi alla scrittura e girare il mondo. Alle comodità del Palazzo, sostiene, preferisce la mobilitazione delle piazze. Coraggio o tattica, sarà solo il tempo a chiarire i motivi del gesto. Nel prossimo Parlamento non ci sarà neppure Angelino Alfano. «Ho scelto di non candidarmi alle prossime elezioni e non farò nemmeno il ministro». Dal salotto televisivo di Porta a Porta il ministro degli Esteri ha preso tutti alla sprovvista. Per anni lo hanno descritto come un politico attaccato alla poltrona, invece a pochi mesi dal voto il leader di Alternativa Popolare saluta tutti e se ne va. Sconfitto alle regionali siciliane, in calo nei sondaggi, per qualcuno la sua è una scelta obbligata. Chissà. Sicuramente una decisione di tutto rispetto. Quattro legislature in Parlamento, una lunga esperienza da ministro nei governi Berlusconi, Letta, Renzi e Gentiloni. Adesso Alfano fa un passo indietro e torna a casa. Un addio sofferto, forse non definitivo. Nel momento del saluto, esattamente come Di Battista, l’ex delfino berlusconiano mette le mani avanti e precisa di voler lasciare il Parlamento, «ma non la politica».

Esattamente cinque anni fa il Palazzo scopriva la passione per la società civile. Le elezioni del 2013 hanno portato in Parlamento centinaia di esordienti, pronti a offrire le proprie competenze al servizio del Paese. Oggi si può riconoscere che il progetto è in buona parte fallito. Tra i parlamentari decisi a lasciare l’incarico ci sono molti protagonisti di quella illusione. Alcuni erano stati eletti nelle liste di Scelta Civica, sogno montiano naufragato alle urne. Dopo l’emozione del debutto, in tanti si sono rapidamente stancati della vita parlamentare. Tornerà a casa lo scrittore Edoardo Nesi, premio Strega nel 2011. «È stato un onore entrare alla Camera - ha spiegato recentemente al Corriere - ma sono arrivato con un’idea romantica della vita parlamentare e non sono riuscito a fare tutto le cose che avrei voluto» Lascia per lo stesso motivo Ilaria Borletti Buitoni, nel frattempo divenuta sottosegretario ai Beni Culturali. «Non hanno mai tenuto in considerazione le nostre competenze, le nostre qualifiche molto specifiche.». Sedotti e abbandonati dalla politica. «Ho una certa età, voglio dedicarmi a una nuova avventura, la scrittura» ha spiegato alla Stampa un altro ex montiano, l’imprenditore Andrea Vecchio. Per certi versi è la stessa conclusione cui sono giunti tanti parlamentari eletti con il Movimento Cinque Stelle. Alcune decine di grillini seguiranno l’esempio di Di Battista e lasceranno il posto a qualcun altro. Alcuni si sono stufati della vita di Palazzo, dicono. Molti altri, più banalmente, temono di non riuscire ad essere rieletti.

C’è chi non vede l’ora che Mattarella sciolga le Camere e chi vive con amarezza il proprio destino. A volte è una questione di numeri. Il caso del Partito democratico è esemplare. Sondaggi alla mano, i gruppi dem di Camera e Senato usciranno dal voto notevolmente ridimensionati. Inevitabilmente decine e decine di parlamentari perderanno il posto e dovranno cercarsi un altro lavoro

Qualcuno rinuncia per necessità, insomma. Altri per scelta. E chissà se anche loro finiranno nel girone degli ignavi, dove Dante incontrò Celestino V, il Pontefice del passo indietro. «Colui che fece per viltade il gran rifiuto». Discorso diverso per i tanti parlamentari che si preparano a tornare a casa, ma non ne hanno alcuna voglia. C’è chi non vede l’ora che Mattarella sciolga le Camere e chi vive con amarezza il proprio destino. A volte è una questione di numeri. Il caso del Partito democratico è esemplare. Sondaggi alla mano, i gruppi dem di Camera e Senato usciranno dal voto notevolmente ridimensionati. Inevitabilmente decine e decine di parlamentari perderanno il posto e dovranno cercarsi un altro lavoro. Ma c’è anche chi una professione già ce l’ha ed è ansioso di tornarci. Sembra entusiasta della prospettiva, per esempio, il senatore di Ala Vincenzo D’Anna. Eletto presidente dell’ordine nazionale dei biologi, ha deciso di lasciare la politica e dedicarsi al prestigioso incarico. «Torno al mio vecchio amore», ha fatto sapere in una recente intervista. Qualche accademico tornerà a insegnare, qualche giornalista ricomincerà a scrivere. Nella lunga lista dei partenti non mancano vecchi frequentatori delle aule parlamentari. Deputati e senatori che dopo aver vissuto da protagonisti la recente storia politica italiana sono pronti a farsi da parte. Si dice che lascerà l’incarico Antonio Martino, tra i fondatori di Forza Italia, deputato ininterrottamente in carica dal 1994. E insieme a lui saluta tutti l’ex tesoriere dei Ds Ugo Sposetti, eletto per la prima volta nel 1987 e ormai giunto alla quinta legislatura. Ma il record spetta a Francesco Colucci, senatore di Alternativa Popolare. Eletto per la prima volta nel 1972, è arrivato alla sua decima legislatura. Forse troppo anche per lui.

Alcune defezioni sono il frutto di strappi consumati in questi anni. La presidente della commissione Antimafia Rosy Bindi non si ricandiderà e non nasconde un certo disagio. «Se mi considerate la madre nobile del Pd - ha spiegato a Radio Capital - allora faccio molta fatica a riconoscere i tratti del figlio». Ma c’è anche chi lascia con una serena presa d’atto. Nonostante le sia stata garantita una deroga al limite dei tre mandati - come tutti gli altri ministri del Pd - la titolare dei Rapporti con il Parlamento Anna Finocchiaro ha deciso che si farà da parte. «Io finisco qui il mio mandato». Ennesima partenza illustre, come quella di Denis Verdini. Stando alle indiscrezioni anche il leader di Ala ha deciso di non ricandidarsi. Già stretto collaboratore di Berlusconi, poi sostenitore del governo Renzi. Ma soprattutto animatore dell’intesa tra i due leader, in seguito naufragata. Un destino beffardo, considerando che la prossima legislatura potrebbe aprirsi proprio all’insegna di un nuovo patto del Nazareno.

Potrebbe interessarti anche