I 400 migranti salvati nel Mediterraneo sono un pugno in faccia alle nostre anime belle

C'erano anche diversi bambini. Molti di loro erano originari del Bangladesh, intrappolati da sei anni nell’inferno libico, nell’indifferenza dell’Occidente. Sono stati tratti in salvo dalle “terribili” Ong. E ci fanno vergognare, tutti assieme, della nostra ipocrisia

Migranti Likinesta

FEDERICO SCOPPA / AFP

FEDERICO SCOPPA / AFP

27 Dicembre Dic 2017 0745 27 dicembre 2017 27 Dicembre 2017 - 07:45

Ora che col Natale vi siete riempiti la pancia e l’anima, questa storia vi tocca sentirla. Ricordate la Libia? Ecco: per quanto possa sembrarvi strano, in Libia ci vivono un sacco di bangladesi, gli abitanti del Bangladesh. Siccome il Bangladesh è uno dei Paesi più poveri al mondo, c’è un sacco di gente che emigra ed esistevano agenzie chiamate dalal che si occupavano di organizzare i viaggi dei migranti proprio verso la Libia, affinché potessero lavorare per un po’ nei cantieri edili o negli alberghi e nei ristoranti. Lo facevano per le rimesse, ovviamente, che al tempo valevano tutte assieme più di un decimo del Pil del Paese. Il viaggio costava dai tre ai cinquemila euro a tratta, spesso chiesti in prestito a parenti o aguzzini e bisognava lavorare più o meno un anno anche solo per tornare a casa.

Poi Gheddafi è crollato, sic transit gloria mundi, ed è iniziata la guerra civile libica. Niente più cantieri, né turismo e i bangladesi si sono ritrovati in Libia con pochi soldi in tasca e senza alcuna speranza di poter tornare a casa. A rischio di rapine, torture, rapimenti si sono ritrovati preda degli scafisti, che hanno offerto loro un patto col diavolo: viaggi scontati nel canale di Sicilia, in condizioni proibitive, che se non puoi tornare a casa, almeno scappi dall’Inferno e arrivi in Europa. Dall’inizio dell’anno, ne sono arrivati quasi novemila, sulle nostre coste, secondi solo ai nigeriani. In Libia, si stima ne siano rimasti più di ventimila, dopo che abbiamo deciso che qua non poteva più sbarcare nessuno, che ne andava della nostra tranquillità.

Un Paese serio, dovrebbe prendersi carico della situazione dei bangladesi in Libia e pagarne di tasca propria il ritorno a casa, anziché ignorarne da almeno sei anni la disperata richiesta d’aiuto. A tutti, in fondo, importa solo che la frontiera liquida del canale di Sicilia rimanga chiusa a tripla mandata, perlomeno sino alle elezioni politiche del 4 marzo, che altrimenti gli italiani si spaventano

Eppure gli sbarchi non si sono fermati del tutto. Gli ultimi sono arrivati ieri, nel giorno di Santo Stefano, che agli scafisti piace farci andare di traverso le feste comandate. Erano in quattrocento su quattro barche. Tra loro c’erano anche delle famiglie pakistane e sulla prima di queste quattro barche c’erano pure sette bambini. Il loro viaggio è costato relativamente poco, a causa delle acque gelate: “solo” 400 euro a testa per morire alla prima onda alta. Fortuna vuole che i quattro barconi siano stati tratti in salvo da Proactiva Opena Arms e Aquarius, due Ong - le terribili e cattivissime Ong - che nonostante Minniti presidiano ancora il canale di Sicilia, sai mai che succedano cose tipo queste.

Nessuno dirà loro grazie, ovviamente. E a nessuno verrà in mente che forse, un Paese serio, dovrebbe prendersi carico della situazione dei bangladesi in Libia e pagarne di tasca propria il ritorno a casa, anziché ignorarne da almeno sei anni la disperata richiesta d’aiuto. A tutti, in fondo, importa solo che la frontiera liquida del canale di Sicilia rimanga chiusa a tripla mandata, perlomeno sino alle elezioni politiche del 4 marzo, che altrimenti gli italiani si spaventano. E che la Libia stia là, lontano dagli occhi, dal cuore e dalle coscienze degli italiani. Brava gente, dicono.

Potrebbe interessarti anche