Leggere più libri non serve: bisogna dedicarsi a quelli che non si leggono mai

Apprezzare l’inapprezzabile, scegliere l’insostenibile, avere la forza di mettere alla prova le proprie convinzioni e rompere i propri limiti. Si può (deve) fare in ogni campo, per cui vale anche per la lettura

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Daniel LEAL-OLIVAS / AFP

28 Dicembre Dic 2017 0815 28 dicembre 2017 28 Dicembre 2017 - 08:15

Tutti lanciano allarmi sui pericoli della filter bubble sui social. Ma nessuno si preoccupa per la bolla delle letture. Se è vero che Facebook e Twitter, assecondando i gusti e le scelte di ciascuno, chiudono l’utente in una bolla di contatti e informazioni separata da gran parte del mondo esterno, la stessa cosa la fanno anche i libri. O meglio, la fanno le persone stesse, attraverso la scelta dei libri dagli scaffali.

Il risultato è lo stesso: ci si espone a informazioni, stili e gusti sempre più simili tra loro. Opinioni omogenee, generi più ristretti. Ed è una situazione ancora più rischiosa perché legittimata dal punto di vista intellettuale, accettata (anzi, incoraggiata) dalla società e considerata, al contrario, formativa.

Insomma, per uscire dal proprio bozzolo è bene leggere libri che davvero danno un punto di vista diverso dalla realtà. Può essere la narrazione di un fatto storico da una prospettiva dimenticata, o l’opera di un autore giudicato spesso immorale, illeggibile o dimenticato perché giudicato sconveniente (ad esempio, perché fiero misogino).

Secondo quanto dice Quartz, chi vuole intraprendere questo cammino dovrà cimentarsi in un’opera di auto-aiuto enorme. Ad esempio, potrà dare uno sguardo ai propri scaffali e prestare attenzione a ciò che manca: sono pochi i libri di letteratura femminile? Del tutto assenti le biografie politiche? Manca Céline? Dove sono le migliori opere letterarie cinesi e arabe? Insomma, si parte dagli assenti. Poi, volendo, si chiede agli amici (magari a qualche esperto in saggi sulla matematica, o appassionato di storie di motori), o si cerca su riviste letterarie diverse dal solito (abbandonando il New Yorker, per esempio, e abbracciando The Root) per consigli e spunti.

Alla fine si tratta di provare strade nuove, sforzandosi di essere curiosi su questioni che non hanno mai incuriosito, dedicandosi ad argomenti che non hanno mai interessato, leggendo libri che si sono sempre evitati. Chi ama i gialli leggerà letteratura rosa, gli amanti delle storie dell’impero britannico si dedicheranno alle opere contro il colonialismo, i religiosi leggeranno Dawkins. Il radical chic, infine, dovrà farsi una dose extra di Fabio Volo, per esempio, magari cercando di capire perché è così apprezzato. Magari scoprirà che piace anche a lui.

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