Supercazzole di cittadinanza (senza dignità): da questa campagna elettorale non ne usciremo vivi

Ora Berlusconi propone il reddito di dignità, che è uguale a quello del Cinque Stelle e, in versione mignon, simile a quel che il Governo ha già realizzato con il reddito d'inclusione. Frammenti di una campagna elettorale che racconteremo ai posteri, se va avanti così

Silvio_Berlusconi_Linkiesta
28 Dicembre Dic 2017 0800 28 dicembre 2017 28 Dicembre 2017 - 08:00

Reddito di dignità, l’ha chiamato Berlusconi, «una misura drastica sul modello della proposta di Milton Friedman» per combattere la povertà, anche se l’economista americano «la chiamava “imposta negativa sul reddito”». In realtà, Friedman non voleva contrastare la povertà, bensì rimpiazzare lo stato sociale. E già che ci siamo, quella cosa lì un nome ce l’ha già: si chiama reddito minimo garantito e viene erogato a condizione che il reddito di cui si disponga sia inferiore ad una determinata soglia ritenuta di povertà, che Berlusconi ha individuato in mille euro al mese. E sì, è vero anche che sono anni che il Movimento Cinque Stelle la propone. Solo che la chiama reddito di cittadinanza, confondendola con un’altra misura che con la povertà non c’entra niente, essendo erogata indiscriminatamente a tutte le persone dotate di cittadinanza, per l’appunto. Una misura, quest’ultima che si avvicina maggiormente alla tassa negativa di Milton Friedman, per altro, ma non vogliamo esagerare nel complicarvi troppo la vita, che già ci pensano loro.

Forza Italia ha votato contro tutte le proposte di legge sul reddito minimo garantito - o di cittadinanza, come lo chiamano loro - del Movimento Cinque Stelle. Che a sua volta ha votato contro il reddito d’inclusione del Partito Democratico. Che a sua volta ha sempre bocciato le ipotesi di reddito minimo garantito o di cittadinanza che sia

Già, perché ora entra in scena pure il Pd, che in effetti una misura del genere non solo l’ha proposta, ma l’ha pure realizzata. Si chiama reddito d’inclusione, per gli amici Rei, ed è una specie di versione mignon del reddito minimo garantito - infatti costa solo due miliardi all’anno - che garantisce un trasferimento monetario a chiunque sia sotto una determinata soglia di reddito. Una misura, quest’ultima, contro la quale hanno votato sia il Movimento Cinque Stelle sia Forza Italia. Forza Italia, peraltro, che ha votato contro tutte le proposte di legge sul reddito minimo garantito - o di cittadinanza, come lo chiamano loro - del Movimento Cinque Stelle. Che a sua volta ha votato contro il reddito d’inclusione del Partito Democratico. Che a sua volta ha sempre bocciato le ipotesi di reddito minimo garantito o di cittadinanza che sia.

«È un meccanismo che devasta l’Art.1 della Costituzione e l’idea di lavoro che vi è contenuta - aveva detto Matteo Renzi lo scorso 20 maggio -. Noi siamo per il lavoro di cittadinanza». Che a quanto pare era solo all'apparaenza uno slogan un po’ vuoto, uno dei tanti che Renzi ha lanciato in questi mesi di crisi d’identità. Lavoro di cittadinanza infatti è anche il nome di una proposta concreta che Forza Italia, per bocca di Renato Brunetta e su indicazione dello stesso Berlusconi, aveva lanciato tre mesi prima di Renzi. In pratica, una misura che garantiva per legge un'occupazione di tre mesi a tutti quanti ne facessero richiesta, opzione che avrebbe dovuto dare diritto al riconoscimento di una indennità di disoccupazione per un periodo equivalente. In pratica un reddito minimo garantito condizionato allo svolgimento di lavori socialmente utili. Proposta già abortita, par di capire. In compenso, però, Berlusconi ha anche aggiunto che vorrebbe introdurre «una decontribuzione completa per le aziende che assumono i giovani». Che il governo Renzi ha già introdotto nel 2015 e che Forza Italia ha sempre criticato perché troppo costosa: «Imbroglio gattopardesco», disse Brunetta nel 2015, che pure è sempre stato a favore degli sgravi e delle decontribuzione, se non ricordiamo male. Non ne usciremo vivi, da questa campagna elettorale. Lo sapete, vero?

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