Charles Darwin secondo alcuni è un imbroglione, è polemica nel mondo anglosassone

La velenosa biografia di A. N. Wilson manda in tilt la stampa britannica, che ha santificato il barbuto Charles. Uno ”scaltro opportunista” ladro di teorie scientifiche altrui o no? Infuria la polemica oltremanica

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Charles Darwin. Illustration/Alamy (fonte: noted.co.nz)

29 Dicembre Dic 2017 1050 29 dicembre 2017 29 Dicembre 2017 - 10:50

Chi non ha sognato, almeno una volta nella vita, di sparare una sfera di ferro contro la finestra del Papa, sfasciare il vetro, e starsene lì, tronfio, trionfante, in mezzo a piazza San Pietro, brandendo la cerbottana, manco avessi accecato Dio? In qualche modo, A. N. Wilson ha realizzato questo sogno. Giornalista corrosivo per il Daily Mail e per il London Evening Standard,Wilson, dopo una lunga carriera come romanziere pruriginoso (tra l’altro, dieci anni fa ha scritto un romanzo, Winnie and Wolf, che ricama sull’amorazzo tra Hitler e Winifred Wagner, la figlia di Richard) e come biografo revisionista (ha ricamato sulla vita di John Milton e di Hilaire Belloc, di C.S. Lewis e di Gesù, di Hitler – ovviamente – e della Regina Vittoria), con Charles Darwin. Victorian mythmaker (John Murray, pp.438, £25) ha tentato di abbattere l’ultimo dio d’Albione, lo scienziato che ha cambiato il mondo pubblicando L’origine delle specie. Il colpo di cerbottana che infrange la divinità accade subito, fin dalla prima frase, senza tentennamenti, come il buon giornalismo insegna: “Darwin ha sbagliato. Questa è la sorprendente conclusione a cui sono inesorabilmente giunto mentre scrivevo questo libro”. Studiando in direzione contraria al “mainstream dell’opinione scientifica”, Wilson giunge a queste inesorabili conclusioni: Darwin era uno scaltro opportunista, “un uomo roso dall’ambizione di diventare il più importante scienziato al mondo”, che per questo non lesinava a rubare le teorie scientifiche altrui facendole proprie – “con una certa brillante capacità di scrittura” – né a compiere gesti piuttosto crudeli (nel 1850, nel pieno delle sue ricerche, uccide brutalmente il gatto di uno dei figli reo di aver ucciso un piccione che serviva allo scienziato per dimostrare le sue teorie sulla selezione).

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