Il meglio del nostro meglio del 2017 (per arrivare preparati al 2018)

Un viaggio attraverso i nostri articoli più strani, folli e predittivi, per avere un punto di vista su quel che è successo nell’anno che si sta per concludere e per guardare l’anno che verrà con occhi diversi

Gatsby Linkiesta
31 Dicembre Dic 2017 1115 31 dicembre 2017 31 Dicembre 2017 - 11:15

Prima di cominciare: a partire dalla prossima settimana, ogni domenica, gli iscritti alla newsletter de Linkiesta riceveranno un recap settimanale simile a quello che state per leggere, ma più corto. E, più avanti, pure qualcosa in più. Per portarvi avanti e iscrivervi, cliccate qui. Sono tre secondi spesi bene.

Eccoci qua, allora. A preparare zampone e lenticchie, a mettere in fresco lo spumante, a tentare di trovare significati nascosti nel discorso di fine anno del Presidente della Repubblica, in attesa del trenino. E a spuntare, come ogni anno, le cose da fare e da cambiare per il nuovo anno, come se davvero ogni volta si ricominciasse da zero, come se davvero il primo gennaio non fosse un giorno come gli altri.

Per l’appunto: questo è l’antidoto. No, non ricomincia un bel nulla domani. E per ricordarvelo, abbiamo spulciato in quel che abbiamo scritto negli ultimi dodici mesi e abbiamo scelto un po’ di articoli, interviste, provocazione che potrebbero tornarvi utili nel nuovo anno. Non solo per capirlo meglio - abbiamo l’ambizione di aiutarvi in questo, ma sappiamo bene che spesso vi incasiniamo solo le idee -, ma più che altro per ispirarvi idee nuove, interpretazioni diverse. Attraverso le volte in cui ci abbiamo preso, ma anche attraverso i nostri clamorosi errori di valutazione. Attraverso le volte in cui ci siamo attaccati come cozze alla cronaca, o alle volte in cui siamo usciti dal flusso, per nuotare lontano dalla notizia. Per l’ultima volta quest’anno, buona lettura. E buon anno.

Ops, l’Europa è viva...
Partiamo dalla nostra persona dell’anno, nostra signora Europa. L’avevamo lasciata moribonda, giusto un anno fa. La ritroviamo viva, se non addirittura in salute, dodici mesi dopo. Nel frattempo, non abbiamo perso occasione, ogni volta che abbiamo potuto per controbattere alla narrazione che vorrebbe Bruxelles come origine di tutti i nostri mali. E adesso che vi abbiamo quasi convinto, smorziamo gli animi. No, cari europeisti dell’ultimo minuto: siamo ancora lontani dal traguardo.

...e pure la sinistra, pare
No, cari amici di Liberi e Uguali (e dintorni) non stiamo parlando di voi. Per voi ci sono queste dieci domande che vi abbiamo fatto dodici mesi fa e alle quali non abbiamo avuto risposte. Da voi, perlomeno. Perché altri ci hanno provato, a dire il vero, a dire (a dirvi) qualcosa. Chi protesta contro la gig economy, ad esempio, dai taxisti ai rider di Foodora, dalle cassiere che non vogliono lavorare a Natale nei centri commerciali, ai magazzinieri di Amazon, sino alle città che protestano contro i turisti e AirBnb. A rispondere, per ora, una commissaria europea misconosciuta, fino a qualche mese fa, e - orrore! - pure liberale. Si chiama Margrethe Vestager e nessun politico nel 2017 è stato più a sinistra di lei.

Dalle stelle alle stalle, in attesa del voto
Aria di sinistra, insomma. Ma siccome il nostro è un Paese buffo, alle prossime elezioni l’unica coalizione che potrebbe vincere è quella di centrodestra. Qui vi spieghiamo come, ma soprattutto perché: perché per un Matteo (Renzi) che annaspa mesto nella provincia profonda cercando di recuperare il tocco magico, ce n’è un altro (Salvini) che quest’anno non ne ha sbagliata mezza. Perchè per un forza tranquilla che declina (Pisapia) ce n’è una in forte ascesa (Gentiloni). Ma soprattutto perché fuori dal terreno di gioco, in attesa dello stallo, c’è già chi sta aspettando il momento giusto per scendere in campo.

Italia, mai una gioia
Chiunque sarà a governarci, già ve lo diciamo, non avrà vita facile. E non solo perché si troverà a farlo senza l’arma di distrazione di massa dei mondiali di calcio. Ma soprattutto perchè l’Italia, a dispetto dei flebili venti di ripresa degli ultimi mesi, è un Paese che non sta benissimo. Perché veniamo da dieci anni che ci hanno cambiato profondamente. Perché stiamo perdendo il treno dell’innovazione, diventando un Paese di servizi a basso valore aggiunto. E perché lo siamo facendo deliberatamente, castrando il merito per proteggere con ogni mezzo la nostra mediocrità

La questione giovani, domani più che mai
Chi la paga, la difesa della mediocrità? Ma i giovani, ovviamente. Che nel 2017 (come nel 16, nel 15, eccetera) sono le principali vittime (incolpevoli?) della crisi infinita italiana. Al netto dell’amara constatazione di questo dato di fatto, quest’anno abbiamo provato a dare un po’ di idee sulle cause e sulle soluzioni. Ad esempio, c’è un problema enorme nella faglia che si è aperta tra scuola e lavoro. Così come c’è un problema enorme nell’investimento e nella promozione dell’innovazione. E poi c’è un bel caso di scuola, che valeva la pena di raccontare.

Il secolo cinese, sempre di più
Chi non ha problemi coi giovani è la Cina, che sforna 8 milioni di laureati all’anno. Cina che quest’anno, nel silenzio del mondo, ha celebrato l’inizio di una nuova strategia che sta probabilmente cambierà la Storia dei prossimi anni. SI chiama One Belt, One Road, o se preferite la nuova via della seta e qui vi spieghiamo perché l’Europa è un po’ preoccupata. Silenzio per silenzio: lo sapevate cosa sta combinando in Italia China State Grid, il colosso energetico cinese che punta a rivoluzionare il mercato delle energie rinnovabili? No? Male

Il disastro banche, la bolla Bitcoin...
Ok, l’anno del disastro per le banche è stato il 2016. Il 2017 è stato l’anno del Bitcoin e delle cripovalute, sulle quali il nostro punto di vista ondeggia tra lo scetticismo e la preoccupazione, con punte di apocalisse. Vale la pena, tuttavia, di ribadire l’ovvio: che i guai delle banche italiane non si fermano a Maria Elena Boschi. E che altre nubi minacciano di addensarsi sul domani incerto del credito italiano.

...e un’altra bolla chiamata Milano
A proposito di bolle: non ci è piaciuto, lo scorso anno, l’andazzo che l’opinione pubblica milanese ha preso nel celebrare i fasti della sua città (dopo decenni passati a denigrarla). Intendiamoci: non c’è città più viva e in salute oggi, in Italia. In Italia, per l’appunto. Ma ci sono diverse cose che non vanno, dal fermento culturale al caro-casa. Oltre, soprattutto, alla vanagloria di chi ha perso ogni barlume di capacità critica, quando parla del capoluogo lombardo. Ricordatevelo: mai credere agli innamorati.

Conversazioni per scommettitori
Scommettete che saranno le scie chimiche a salvare il mondo?
Che saranno i robot a salvare il lavoro umano?
Che saranno i manager a salvare la chiesa?

Conversazioni per indignati
Lo sapevate che in Italia ci sono 70 bombe atomiche americane ed è vietato parlarne?
Lo sapevate che sprechiamo 10 miliardi in farmaci inutili e ricoveri ingiustificati?
Lo sapevate che la mafia è più viva che mai?
Lo sapevate che le relazioni umane sono il nuovo petrolio?
Lo sapevate che potete mentire a chiunque tranne che a Google?

Argomenti per litigare a cena
Contro i genitori nelle scuole
Contro gli antivaccinisti (e il giro di soldi che c’è alle loro spalle)
Contro Spotify che ha rovinato la musica
Contro la nostalgia e i nostalgici di professione
Contro la gente, in generale

Argomenti per cambiare argomento e riportare serenità
«Hey, lo sapete che gli alieni esistono
«Hey, lo sapete che Torn non è una canzone di Natalie Imbruglia

Il pepe sulla coda
Breve guida per le ragazze che subiranno molestie, da oggi in poi. E un feroce corso di educazione sessuale made in Sud

Ci siamo dimenticati qualcosa?
Sì, ma speriamo di no.

Potrebbe interessarti anche