Mattarella contro l’eterno presente (e le proposte fuffa dei partiti politici)

Il lavoro come priorità, e poi pace e ambiente. Nessuna concessione al populismo, ai migranti, alle fake news. Un’agenda politica chiara e definita. E la sensazione, netta, che la mano sul timone, dal 4 marzo in poi, ce l'avrà lui

Mattarella Linkiesta

Il presidente della Repubblica Italiana Sergio Mattarella (PAOLO GIANDOTTI / ITALIAN PRESIDENCY / AFP)

Paolo Giandotti / Italian Presidency / AFP

31 Dicembre Dic 2017 2050 31 dicembre 2017 31 Dicembre 2017 - 20:50

Il lavoro come «prima e più grave questione sociale», la tutela dei diritti dei lavoratori, la pace come orizzonte in un’epoca in cui è minacciata, il cambiamento climatico come questione chiave per prepararsi al domani. C’è più agenda politica nel discorso super partes di Mattarella che nelle proposte dei partiti e dei movimenti politici che hanno appena iniziato la campagna elettorale.

Pochi minuti, e ancor meno concessioni alla retorica e alle politiche da social network. Zero migranti, zero sicurezza, zero fake news

È a loro che si rivolge soprattutto, Mattarella, nel suo breve discorso alla nazione di San Silvestro. Omaggia la Costituzione, che festeggerà presto i suoi primi settant’anni. E lo fa per richiamare gli elettori al voto e i partiti alle loro responsabilità - sarete voi a decidere chi governa, pensateci bene, li ammonisce - vittime di quella che lui definisce la «trappola dell’eterno presente che ignora il passato e oscura l’avvenire», un modo educato e istituzionale per dire che non c’è, nelle proposte politiche finora presentate uno straccio di obiettivo che non sia quello di guadagnarsi l’apertura dei telegiornali e più like sui sociali degli avversari.

«Il futuro è il tema del prossimo confronto elettorale», sottolinea Mattarella, che si compiace - frecciatina a Renzi? - di aver mantenuto in vita la legislatura entro «il ritmo fisiologico dei cinque anni». E mentre sciorina il suo elenco di priorità, rimarca la necessità di «proposte concrete». Poi, dopo un breve passaggio sulle vittime del terrorismo e del terremoto, e sulle forze armate che tengono il Paese a riparo dal terrorismo internazionale, saluta sulle note dell’Inno di Mameli. Pochi minuti, e ancor meno concessioni alla retorica e alle politiche da social network. Zero migranti, zero sicurezza, zero fake news e hate speech. Nel caos che ci attende, se non altro, suona come una garanzia.

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