Emma Bonino corre da sola: «Abbiamo sollevato il problema, dal Pd nessuno ci ha risposto»

I Radicali denunciano un aspetto surreale della legge elettorale e una raccolta firme che li obbliga a presentarsi da soli. Ma il Pd «non ha voluto risolvere questa situazione», spiegano. E ora +Europa vuole presentarsi da sola. Ennesimo problema per un centrosinistra già in difficoltà nei sondaggi

Emma Bonino
3 Gennaio Gen 2018 0735 03 gennaio 2018 3 Gennaio 2018 - 07:35

Emma Bonino tira dritto. Alle prossime elezioni la lista +Europa sembra ormai decisa a presentarsi in maniera autonoma. Dopo aver preso le distanze dal Partito democratico, l’ex titolare degli Esteri si allontana, forse definitivamente, dal centrosinistra. Per i dem non è un problema da poco. Mentre la coalizione perde pezzi, aumenta il numero degli avversari. E si tratta di contendenti particolarmente temibili, visto che il 4 marzo la lista di ispirazione radicale attrarrà voti dallo stesso bacino elettorale.

Alla base della clamorosa rottura c’è un pasticcio legato alla legge elettorale. Un baco della norma, spiegano i responsabili di +Europa. Un’interpretazione «surreale e incostituzionale» del provvedimento, raccontano, «che è stato evidentemente scritto male». Tutto parte da un aspetto poco noto. A differenza di gran parte dei principali contendenti, per essere presente alle prossime elezioni la lista guidata da Emma Bonino dovrà raccogliere diverse firme. Circa 25mila nei 63 collegi plurinominali in cui è diviso il Paese (erano quasi 100mila sottoscrizioni, ma dato il poco tempo a disposizione il numero è stato recentemente ridotto). È un adempimento ulteriore, motivato dal fatto che la lista +Europa non è collegata ad alcun gruppo parlamentare. Ma soprattutto è una difficoltà evidente. Le firme, infatti, devono essere depositate entro il termine del 29 gennaio. Ostacolo burocratico tutt’altro che agevole, considerato che tutto il procedimento avverrà con il vecchio metodo della raccolta manuale, alla presenza di un autenticatore.

E non è ancora tutto. Secondo le indicazioni del Viminale, la lista +Europa dovrà indicare sui moduli della raccolta firme i nomi di tutti i candidati. Anche quelli che si presenteranno nei collegi uninominali. Quelli, cioè, concordati insieme agli altri alleati della coalizione. Peccato che il termine per gli apparentamenti sia fissato al 21 gennaio e le candidature potranno essere decise fino al 29. Un cortocircuito evidente. Persino paradossale. «Per avviare la raccolta delle firme in alleanza con il Pd - spiega adesso Emma Bonino - +Europa dovrebbe avere e scrivere oggi sui moduli per Camera e Senato i nomi precisi (e non modificabili) di 348 candidati uninominali del Pd e delle altre liste della coalizione esentate dalla raccolta firme. Nomi che per questo saranno decisi, come al solito, negli ultimissimi giorni o più probabilmente all’ultimo giorno (il 29 gennaio), quando nel giro di poche ore sarà impossibile raccogliere, autenticare e corredare dei certificati elettorali le firme di 25mila italiani».

Ma quello che non va giù ai vertici di +Europa è il sospetto - lasciato circolare dai dem in queste ore - che dietro alle difficoltà denunciate ci sia in realtà una richiesta di garanzie. «La risposta ufficiosa del Pd - insiste la Bonino - è che staremmo facendo grane per una questione di “posti”. Una cosa platealmente falsa, visto che il problema che poniamo riguarda i loro, non i nostri candidati uninominali»

Il risultato? Stringere un’alleanza con il Partito democratico ormai è impossibile. Al netto di sorprese, +Europa si prepara a scendere in campo da sola, convinta di poter raggiungere l’obiettivo del 3 per cento. Già domani inizierà a raccogliere le firme per la presentazione autonoma della lista. Annusato il pericolo, nel centrosinistra si cerca di correre ai ripari. Tra i dem c’è chi si espone per trovare una soluzione. Il ministro della Giustizia Andrea Orlando propone di partecipare alla raccolta firme. «A prescindere dall’alleanza - le sue parole - penso che avere i radicali in Parlamento sia interesse dell’Italia e degli italiani. Una mano a raccogliere le firme va data». Non è l’unico. La stessa garanzia era stata offerta qualche tempo fa anche dal segretario dem Matteo Renzi, durante i primi incontri con la delegazione radicale. Posizione confermata anche dal vicesegretario dem Maurizio Martina. «Condividiamo l’urgenza di un nuovo e forte impegno europeista - ha spiegato due giorni fa - E siamo pronti di conseguenza anche alla leale collaborazione organizzativa, garantendo il nostro lavoro per la raccolta delle firme necessarie per ogni circoscrizione». Anche se lo stesso Martina in serata precisa: «Noi non possiamo cambiare l’interpetazione delle leggi».

Qualcuno va oltre. L’ultima mano tesa arriva dalla lista Insieme, altro alleato di centrosinistra di ispirazione ulivista, con la presenza di verdi e socialisti. «Siamo pronti a collaborare sin da subito» hanno scritto ieri Giulio Santagata, Angelo Bonelli e Riccardo Nencini. Per superare le difficoltà i tre ipotizzano l’unione con la lista +Europa, che potrebbe così presentarsi alle elezioni senza dover raccogliere le firme. Ma l’appello cade nel vuoto. Bonino e gli altri, almeno per ora, non vogliono neppure prendere in considerazione l’ingresso in un’altra lista. «La nostra lista si chiama +Europa - raccontano alcuni di loro - abbiamo un nome e un obiettivo ben chiari». A suscitare le reazioni più sdegnate, però, sono le offerte del Partito democratico. Il problema, spiegano i radicali, era noto da tempo. Delle difficoltà legate alla raccolta firme sono stati informati i vertici dei gruppi parlamentari dem, il segretario Renzi e il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni. Persino il Quirinale. Al centro del caso finisce il ministro Marco Minniti. Ieri Benedetto Della Vedova ha raccontato di aver sollevato più volte la questione anche al Viminale: «Al ministero dell’Interno ho parlato con i funzionari, con il capo del gabinetto, con il ministro». Risultato? «Ho sbattuto contro un muro di gomma». Le denunce sono state volutamente ignorate, si è scelto di non risolvere la questione. Ecco perché adesso la candidatura in solitaria resta l’unica possibilità per partecipare alle elezioni.

«Allo stato attuale non possiamo che muoverci così», spiegano. Nei confronti del Pd i toni si alzano ulteriormente. Ieri mattina Emma Bonino aveva preparato una dura nota nei confronti del Nazareno, poi diramata in serata. La leader radicale accusa apertamente i dem. L’offerta di dare una mano per raccogliere le firme? «È più o meno come dire: “Se non avete il pane, vi daremo le brioche”». Ma quello che non va giù ai vertici di +Europa è il sospetto - lasciato circolare in queste ore - che dietro alle difficoltà ci sia in realtà una richiesta di garanzie. «La risposta ufficiosa del Pd - insiste la Bonino - è che staremmo facendo grane per una questione di “posti”. Una cosa platealmente falsa, visto che il problema che poniamo riguarda i loro, non i nostri candidati uninominali». Mentre la tensione cresce, l’intesa con il Partito democratico sembra ormai definitivamente archiviata. Per il centrosinistra, già in difficoltà nei sondaggi, è un altro problema che rischia di allontanare ogni speranza di vittoria elettorale.

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