Aiuto, l’Occidente si sta Trumpizzando (e per le democrazie liberali è crisi nera)

The Donald e le sue liti atomiche con Kim Jong Un sono solo l'epifenomeno di una tendenza diffusa e (forse) inarrestabile. Dalla Russia alla Cina alla Turchia, prevalgono i sistemi di governo che assicurano più ricchezza e meno democrazia. L’Europa sta a guardare: finirà per imparare pure lei?

Kim Jong Un e Trump
4 Gennaio Gen 2018 0730 04 gennaio 2018 4 Gennaio 2018 - 07:30

Non vince chi ce l’ha più grosso, ma chi lo usa meglio. È così anche in politica, parafrasando la greve battuta di Trump a Kim Jong-un. Il potere della deterrenza nucleare, infatti, è sempre stata una partita a scacchi dove prevaleva l’intelligenza, ma ecco che, nell’era Trump, tutto diventa battutismo e volgarità. È il segno dei tempi. Tempi di politici che non incarnano più la serietà, la competenza, la gravitas e la medietas - serietà ed equilibrio -, ma che scherzano, bulleggiano o pavoneggiano come l’uomo della strada. Uomo qualunque che si atteggiava ad allenatore della nazionale solo al bar ma che, nell’epoca della fine della competenza e della mediocrazia, ci scappa veramente che alleni la squadra più forte al mondo: l’America.

Siamo oltre il declino dell’Impero americano, siamo al requiem della democrazia liberale: ve ne siete accorti? Il 2018 potrebbe essere la fine del sistema in cui viviamo, oramai bistrattato da tutti. Pure se è il sistema che ci ha garantito ricchezza e libertà, inclusa quella di credere che con Putin e Maduro le nostre vite sarebbero meglio.

Siamo oltre il declino dell’Impero americano, siamo al requiem della democrazia liberale: ve ne siete accorti? Il 2018 potrebbe essere la fine del sistema in cui viviamo, oramai bistrattato da tutti. Russia, Cina e Turchia, sono paesi che stanno garantendo sviluppo e ricchezza, pur se senza democrazia, anzi, proprio perché senza democrazia

Tutto il dopoguerra, infatti, è stato caratterizzato dall’apogeo della democrazia liberale e dal trionfo dal capitalismo regolato; dall’idea che il sistema dell’Europa e dell’America fosse il migliore, l’unico in grado di garantire pace e prosperità. La liberaldemocrazia avrebbe condotto al capitalismo e viceversa, e “tutti vissero felici e contenti”. È andata diversamente; dalla Cina di Xi, alla Russia di Putin, passando per la nuova Turchia neottomana di Erdogan, i successi economici o geopolitici arridono a paesi completamente diversi da quell’ideale Atlantico che noi europei sognavamo: le democrazie illiberali, come sono stati definiti Russia, Cina e Turchia, anche se poi di democratico non hanno niente, trionfano ovunque. Paesi che stanno garantendo sviluppo e ricchezza, pur se senza democrazia, anzi, proprio perché senza democrazia. La Cina dimostra addirittura di più; che per far funzionare il capitalismo, lo Stato è meglio del mercato e il Partito Comunista è meglio di tutti!

Il sigillo a questo cambio di paradigma è rappresentato dall’America di Trump, la continuazione di Berlusconi con altre mèches. Il Paese che ha inventato la democrazia liberale, inclusa la sua pomposa ideologia, si è votato al mercantilismo. Chi ha inventato la globalizzazione, si scopre protezionista. Là dove la politica era sacra, è diventato un reality show. Di fronte a questo cambio di paradigma, resistono le istituzioni americane: ma non sappiamo ancora per quanto. Ma sta resistendo l’Europa? All’Europa, infatti, spetterebbe il compito di portare alto il vessillo del connubio fra liberaldemocrazia ed economia sociale di mercato ma, perfino da noi, il nostro sistema non gode di ottima salute. I simpatizzanti di Putin sono numerosi, dal Front National alla Lega di Salvini; il Partito popolare europeo si è orbanizzato, poco o nulla si fa contro gli attentati allo stato di diritto da parte dei Paesi Visegrad (Ungheria, Polonia, Repubbliche Ceca e Slovacca); mentre all’epoca di Haider, il Fpoe al potere portò l’Ue a sanzionare l’Austria, oggi nulla si fa contro il governo Strache-Kurtz.

Con il paradosso che, mentre in Cina e in Russia, il popolo ha perso diritti, ma ha guadagnato economicamente, in Europa questa onda illiberale ci impoverirebbe perfino, trasformandoci in satelliti di Mosca. La verità è che serve uno scatto di reni da parte delle forze europeiste e liberal democratiche

In Italia, già oggi i partiti euroscettici rappresentano la maggioranza relativa del Paese. Certo, l’Unione europea non fa molto per farsi amare e ha compiuto tanti errori, ma le fumose alternative di chi vi si oppone rivelano, ancora una volta, simpatie verso la democrazia illiberale, non certo il rilancio di una vera democrazia liberale europea realmente funzionante. I partiti populisti di destra e sinistra che più si oppongono al sistema attuale, sicuramente imperfetto, favoleggiano di uomini forti e soli al comando che bonifichino le aule parlamentari “sorde e grigie” di caste e poteri forti: che il capo agognato e sognato sia Castro, Maduro oppure Trump e Lepen cambia poco. L’orizzonte è quello illiberale e anti parlamentare, della sfiducia generalizzata verso l’unico sistema in grado di garantire diritti e libertà civili, il nostro.

Con il paradosso che, mentre in Cina e in Russia, il popolo ha perso diritti, ma ha guadagnato economicamente, in Europa questa onda illiberale ci impoverirebbe perfino, trasformandoci in satelliti di Mosca. La verità è che serve uno scatto di reni da parte delle forze europeiste e liberal democratiche. L’immagine della Ue è così pregiudicata che tanti sono tentati dall’opzione “uomo forte al comando con il bottone nucleare più grosso”. Evidentemente perché non sanno che la deterrenza nucleare russo americana, la “MAD - Mutual Assured Destruction” era basata sull’ipotesi che, se Mosca e Washington si fossero fatti la guerra, la Terra sarebbe stata spazzata via. Facile giocare a chi ce l’ha più grosso con le vite degli altri.

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